
Mentre si calcheranno le strade di Betlemme o di Gerusalemme sarà impossibile dimenticare che, solo un’ottantina di chilometri più a sud, oltre due milioni di persone vivono in condizioni durissime, dopo due anni di bombardamenti che hanno devastato esistenze e paesaggi.
Sarà giusto e bello tornare in Terra Santa come pellegrini mossi dalla fede, curiosa rispetto ai primi luoghi del Vangelo. Il viaggio darà anche sostegno alle famiglie dei cristiani palestinesi il cui sostentamento dipende da attività e professioni legate al settore del turismo.
Mentre si calcheranno le strade di Betlemme o di Gerusalemme sarà però impossibile dimenticare che, solo un’ottantina di chilometri più a sud, oltre due milioni di persone – i palestinesi della Striscia di Gaza – vivono in condizioni durissime, dopo due anni di bombardamenti che hanno devastato esistenze e paesaggi. L’iniziativa statunitense dell’autunno scorso è valsa ad arginare il ricorso alle armi nella Striscia – anche se non le ha tacitate del tutto – e consentito di restituire a tante famiglie i loro cari, vivi o morti, trattenuti in ostaggio dal 7 ottobre 2023 o incarcerati nei penitenziari israeliani. Ma nelle tende o tra le macerie – benché vi sia più cibo in circolazione e gli ospedali vadano ripristinando i loro posti letto, come riconosce l’Ufficio Onu per il coordinamento delle questioni umanitarie – in quest’inverno i gazesi hanno continuato a morire per azioni belliche, freddo, malattie, carenza di farmaci e cure adeguate.
La ricostruzione è ancora nelle nebbie o prefigurata in piani di sviluppo elaborati altrove e che potrebbero riservare amare sorprese. Un errore fatale sarebbe prescindere, una volta ancora, dalla volontà del popolo palestinese; immaginare di dar corso a decisioni prese coinvolgendolo solo marginalmente e che non lo riconoscono come artefice del proprio futuro. (g.s.)
Terrasanta 1/2026
Il sommario dei temi toccati nel numero di gennaio-febbraio 2026 di Terrasanta su carta.




















