La deputata Aida Touma-Suleiman sulla criminalità araba in Israele
L’aumento degli omicidi fra i cittadini arabi e l’inazione del governo; la deriva autoritaria del parlamento israeliano; il desiderio di tornare al femminismo politico: nel podcast della testata digitale israelo-palestinese +972 Magazine la parlamentare Aida Touma-Suleiman spiega perché non si ricandiderà alla Knesset.
«Israele ha tradito il patto sociale tra lo Stato e i suoi cittadini. Abbiamo obbedito alla legge, pagato le tasse, agito come cittadini normali: lo Stato avrebbe dovuto proteggerci. Nella nostra situazione, non solo lo Stato non ci ha protetto, ma è lo Stato stesso che finanzia e lascia che la criminalità organizzata ci controlli». Parole dure come pietre quelle della parlamentare arabo-israeliana Aida Touma-Suleiman in un nuovo episodio del podcast della rivista israelo-palestinese +972 Magazine (link a ) condotto dalla direttrice della testata Ghousoon Bisharat. In una conversazione a tutto campo di 50 minuti sulla sua esperienza dal 2015 alla Knesset, la parlamentare 61enne del partito di sinistra Hadash punta l’indice contro l’inazione del governo per i diritti della minoranza arabo-israeliana e spiega perché nei mesi scorsi ha annunciato al quotidiano Haaretz di non volersi ricandidare alle prossime elezioni (previste nell’ottobre 2026 – ndr): oggi «la Knesset simboleggia tutto ciò contro cui ho lottato: incarna l’oppressione, il suprematismo ebraico e il tacitare il dissenso».
Il colloquio è avvenuto mentre lo scorso 22 gennaio almeno 50mila cittadini arabi scendevano per le strade a protestare a Sakhnin, in quella che è apparsa come la maggiore mobilitazione della minoranza palestinese in Israele contro l’aumento della criminalità organizzata. Gli arabi israeliani sono circa 2,1 milioni di persone e rappresentano il 21 per cento della popolazione, ma sono arabe il 73 per cento delle vittime degli omicidi: solo nel mese di gennaio ci sono stati 18 delitti, l’ultimo in ordine di tempo è stato quello della 35enne Wafaa Badran Hasarmi, madre vedova di due bambini che è stata freddata nei giorni scorsi mentre era in macchina con i suoi figli. Se si considera la percentuale di omicidi, Israele oggi si trova al terzo posto tra i paesi dell’Ocse con condizioni socio-politiche simili, preceduto solo dal Messico e dalla Colombia.
Per la parlamentare le cifre parlano chiaro: solo nel 2025 ci sono state 253 vittime arabe del crimine organizzato in Israele, cioè più dei 250 cittadini palestinesi morti per reati di matrice criminale tra il 1948 e il 2000. «Quella di oggi è una situazione in cui abbiamo quasi toccato il fondo. Quanto può tollerare questa comunità di vivere in una tale sensazione di insicurezza personale e di tacere al riguardo?». Ci sono persino reati, ha ricordato, dei quali non si può parlare come la riscossione del “pizzo”. «Quasi tutte le imprese della nostra società – ha detto – devono pagare una protezione ai gruppi criminali. Altrimenti ti sparano, sparano alla tua famiglia, sparano alla tua attività, ti fanno chiudere. Per quanto riguarda i prestiti, hanno creato una sorta di sistema bancario alternativo al quale le persone si rivolgono senza comprendere ciò in cui si stanno cacciando. Bisogna tener conto del fatto che le banche concedono alla minoranza palestinese solo il 2 per cento dei prestiti erogati».
La comunità araba si sente tradita dallo Stato, sottolinea la parlamentare, anche perché il suo contributo alla vita sociale ed economica israeliana non è irrilevante: «Siamo la maggioranza degli autisti dei mezzi pubblici e rappresentiamo il 40 per cento del personale medico in Israele. Siamo un popolo che ha attività commerciali e contribuisce con le sue tasse alle finanze dello Stato. Finora siamo stati cittadini e contribuenti molto obbedienti». Ma oggi «la gente crede che non ci sia una reale volontà politica da parte di questo governo di proteggere i suoi cittadini palestinesi. Ed è per questo che la rabbia è molto alta. Penso che la gente abbia capito di essere sola: dobbiamo organizzarci, dobbiamo fare pressione sul governo, altrimenti non cambierà nulla».
Per questo Aida Touma-Suleiman ha raggiunto il convincimento che «lo Stato israeliano abbia subappaltato alla criminalità organizzata il controllo dei cittadini arabi israeliani». «A mio parere – osserva – nel momento in cui lo Stato non fa nulla al riguardo, sta sponsorizzando i criminali. Se ciò che sta accadendo nella nostra società accadesse in una qualsiasi città ebraica, li schiaccerebbero in due mesi: lo abbiamo visto a Nahariya, lo abbiamo visto a Netanya ed anche per diverse altre organizzazioni. Perché non agiscono? È davvero ridicolo. La polizia israeliana è molto efficiente: abbiamo visto durante la guerra [di questi ultimi due anni] che se pubblichi un post [critico o sgradito] su Facebook lo vengono a sapere e in un giorno ti arrestano. Ma per sapere cosa stanno facendo i criminali, improvvisamente hanno bisogno di più strumenti».
La deputata contesta l’obiezione di alcuni politici israeliani che si tratti di una «questione culturale». «Che cosa? Avremmo creato una nuova cultura? Allora nei primi cinquant’anni dello Stato non esisteva questa cultura: quindi forse quando eravamo veri palestinesi non eravamo criminali. Più diventiamo israeliani, più sembra che stiamo diventando criminali».
A parere di Aida Touma-Suleiman una delle cause del crescente allontanamento delle donne dalla politica è proprio l’aumento del ricorso alla violenza da parte di uno Stato che opprime con l’occupazione un altro popolo da quasi 58 anni, ha condotto una guerra sanguinaria con oltre 71mila vittime in due anni ed esprime il governo più estremista della storia dello Stato ebraico: le donne si tengono lontane dal clima militarista che respirano nei partiti. Osserva: «La guerra, la violenza, la società militarizzata, una società fortemente patriarcale sono ostacoli reali alla capacità delle donne di integrarsi». Anche per questo, chiosa, intende tornare ad una «politica rivoluzionaria» e ai circoli di base come quelli che fondò negli anni Novanta per combattere la violenza contro le donne.




















