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Consolato Usa negli insediamenti: un nuovo strappo in Cisgiordania

Terrasanta.net
27 febbraio 2026
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Consolato Usa negli insediamenti: un nuovo strappo in Cisgiordania
L'ambasciatore degli Usa in Israele Mike Huckabee in visita al Muro orientale, nella città vecchia di Gerusalemme, 3 agosto 2025. (foto Chaim Goldberg/Flash90)

L'annunciata apertura di servizi consolari degli Usa in alcune colonie illegali dei Territori palestinesi è un passo verso il riconoscimento di fatto dell'annessione israeliana. Anche se Washington lo nega a parole e la comunità internazionale non fa nulla per fermare il processo in corso.


Per la prima volta nella storia, gli Stati Uniti forniranno servizi consolari direttamente all’interno di insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. L’ambasciata americana a Gerusalemme ha annunciato che offrirà servizi di passaporto ai cittadini Usa nell’insediamento di Efrat, circa 20 chilometri a sud di Gerusalemme, e nei prossimi mesi farà lo stesso a Beitar Illit, una comunità ultraortodossa in rapida espansione. Uffici consolari temporanei sono stati operativi in passato in alcune città palestinesi, e altri sono previsti in città israeliane. Ma il caso di Efrat e Beitar Illit non ha precedenti: si tratta della prima volta in assoluto che i servizi dell’ambasciata degli Usa vengono estesi a insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale e dalla comunità internazionale, che li vede come uno dei principali ostacoli alla creazione di uno Stato palestinese.

Un portavoce dell’ambasciata ha sostenuto che la misura «non rappresenta un cambiamento nella politica degli Stati Uniti nella regione», ma le reazioni non si sono fatte attendere. La Commissione dell’Autorità nazionale palestinese che si occupa di colonizzazione e di resistenza al Muro (Cwrc, nella sigla inglese) ha definito l’iniziativa «una chiara violazione del diritto internazionale e un palese favoreggiamento delle autorità di occupazione».

Senza giustificazione pratica

Secondo alcuni esperti di diritto internazionale non ci sarebbe alcuna giustificazione pratica per questa scelta: Efrat è una piccola comunità dormitorio che per qualsiasi servizio fa già riferimento a Gerusalemme. La decisione, quindi, può essere letta come una dichiarazione politica di legittimazione delle colonie.

Il contesto in cui matura questa scelta non è affatto neutro. L’ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, è un convinto sostenitore della visione del «Grande Israele» (cfr Terrasanta 01/2026, pp. 26-27) e ha recentemente dichiarato, in un’intervista con Tucker Carlson, noto e controverso giornalista Usa, che Israele sarebbe giustificato nell’appropriarsi di vasti territori mediorientali «per motivi biblici». Dichiarazioni che hanno suscitato la condanna congiunta di oltre una dozzina di governi arabi e musulmani, che le hanno definite pericolose e provocatorie. Nel frattempo, il governo israeliano ha approvato nuove misure che rendono più facile per i coloni impadronirsi di terre palestinesi, in quello che i palestinesi stessi definiscono una «annessione di fatto».

Leggi anche >> Israele e Cisgiordania, si fa strada l’annessione

Sul terreno, la situazione si deteriora rapidamente. Gli insediamenti si espandono a livelli record, mentre si moltiplicano le violenze dei coloni contro i palestinesi, spesso con la complicità delle forze armate israeliane. La scorsa settimana, durante un raid nel villaggio di Mukhmas, una trentina di coloni armati e mascherati hanno fatto irruzione in una fattoria sparando, picchiando i presenti e rubando centinaia di capi di bestiame. Un ragazzo di 19 anni è morto in ospedale a causa delle ferite, ma nessuno in Israele è stato incriminato per l’accaduto, né il Dipartimento di Giustizia Usa non ha aperto alcuna indagine, nemmeno nei casi in cui le vittime delle violenze dei coloni o dei soldati israeliani sono palestinesi che hanno anche un passaporto Usa.

Una sospensione, almeno temporanea, del nuovo servizio consolare nelle colonie ebraiche potrebbe comunque avvenire a causa della possibile guerra contro l’Iran, una minaccia che sembra farsi più concreta negli ultimi giorni. Il 27 febbraio il Dipartimento di Stato degli Usa ha autorizzato la partenza da Israele dei dipendenti pubblici non essenziali e delle loro famiglie, in vista della minaccia di un attacco. L’ambasciatore Mike Huckabee ha esortato chi che desiderava partire a «farlo oggi stesso», invito rivolto quindi anche al personale dell’ambasciata e consolare.

La coincidenza di tre fattori

Secondo il quotidiano israeliano Ha’aretz (di opposizione al governo attuale), la coincidenza della guerra a Gaza, di un governo israeliano di estrema destra in carica e la presidenza Trump starebbero producendo un’annessione di fatto della Cisgiordania che avanza passo dopo passo, senza bisogno di proclami ufficiali.

Anche se Trump ha più volte dichiarato di essere contrario a un’annessione formale, nella pratica la sua amministrazione non ha adottato alcuna misura concreta per fermare l’espansione degli insediamenti. Molti diplomatici stranieri riconoscono i passi compiuti da Israele per sfollare i palestinesi e appropriarsi delle loro terre, ma poiché la loro priorità è mantenere Netanyahu sulla strada del piano americano per Gaza, risultano meno inclini a insistere sulla questione della Cisgiordania.

Un numero record di palestinesi sono sfollati nel 2025 in tutta la Cisgiordania, cioè sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni a causa di incursioni dell’esercito e attacchi dei coloni: secondo l’Ufficio degli Affari umanitari dell’Onu,  oltre 37mila, di cui circa 12mila allontanati dal campo per rifugiati di Jenin.

Di fatto, la comunità internazionale assiste in silenzio: le monarchie del Golfo non hanno mai alzato seriamente la voce in difesa dei diritti palestinesi, mentre l’Unione europea e i Paesi che pure hanno riconosciuto formalmente lo Stato palestinese non si sono concretamente mossi perché questo Stato possa davvero nascere. L’annessione della Cisgiordania non passerà per una dichiarazione ufficiale, ma vedrà l’attuazione con decisioni amministrative, ritocchi normativi e trasformazioni sul terreno, nel sostanziale silenzio del mondo. (f.p.)

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