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Le ripercussioni in Medio Oriente dell’intervento americano in Venezuela

Fulvio Scaglione
8 gennaio 2026
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Per quanto l'America Latina appaia diversa e lontana dal Medio Oriente, le relazioni, soprattutto quelle sotterranee, sono più intense e solide di quel che potrebbe sembrare. Gli affari, veri o presunti, di Hezbollah a Caracas.


La spedizione americana in Venezuela avrà conseguenze anche in Medio Oriente? Per quanto si stia parlando di due continenti diversi e lontani, le relazioni, soprattutto quelle sotterranee, sono più intense e solide di quel che potrebbe sembrare. Per anni, infatti, i “pensatoi” politici statunitensi (soprattutto quelli più vicini alle teorie neocon come l’Atlantic Council e la Rand Corporation) e i decisori che ruotano intorno alla Casa Bianca hanno insistito non solo sulla “complicità” in chiave anti-americana tra l’Iran di Alì Khamenei e il Venezuela di Nicolas Maduro ma anche sulla presenza di Hezbollah nel continente sudamericano e, di nuovo, in particolare in Venezuela.

Il fenomeno ha radici lontane, almeno da quando, negli anni Ottanta, in fuga dalla devastante guerra civile, centinaia di migliaia di libanesi decisero di stabilirsi in Paesi come Brasile (almeno mezzo milione di libanesi), Paraguay, Argentina, Colombia e Venezuela, diventando così la base ideale per il progressivo radicamento di Hezbollah e dei suoi traffici, tesi a promuovere il finanziamento del movimento. Muovendosi sul confine tra economia legale (negozi, uffici di cambio, società di import-export) ed economia illegale, Hezbollah sarebbe arrivato (stime del Dipartimento del Tesoro Usa) fino a 500 milioni di dollari l’anno.

Ad un certo punto (e, sempre secondo gli americani, già con Hugo Chavez), il Venezuela sarebbe diventato il perno di questa presenza. Con il traffico internazionale di cocaina, che collega Colombia, Messico e Venezuela, con Hezbollah che “lava” la propria parte di profitto in attività regolari a Caracas per poi avviarla verso il Libano. E già nel 2008 le organizzazioni anti-droga di Colombia e Stati Uniti intervennero si questa linea con la cosiddetta Operazione Titan. E poi, parlando sempre di Venezuela, la saldatura tra Hezbollah e regime di Maduro sarebbe diventata quasi “ufficiale”, con gli esponenti del movimento libanese impegnati addirittura nel ricco settore minerario venezuelano, soprattutto nell’estrazione illegale dell’oro.

Come si diceva, le fonti sono soprattutto (ma non solo) americane ed è possibile che, tra molti allarmi giustificati, ve ne siano anche di esagerati, tesi a giustificare la lunga serie di sanzioni applicate al Venezuela negli anni scorsi e poi i più recenti interventi. Resta però il fatto che la caduta di Maduro e il controllo che gli Usa hanno ormai stabilito sulle sorti del Venezuela ottiene anche l’effetto di indebolire ulteriormente i due superstiti rivali della politica di Usa e Israele in Medio Oriente, ovvero l’Iran e il suo braccio armato libanese, Hezbollah appunto, proprio in un momento in cui sia l’uno sia l’altro sono sottoposti alla massima pressione politica e militare. Non pare quindi eccessivo pensare che le ultime vicende del Venezuela possano anticipare vicende non molto diverse anche dalle parti di Teheran e Beirut.

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