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Le nuove norme israeliane non fermano l’opera umanitaria di Caritas Jerusalem

Terrasanta.net
5 gennaio 2026
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Le nuove norme israeliane non fermano l’opera umanitaria di <i>Caritas Jerusalem</i>
Una vettura della Caritas di Gerusalemme tra le macerie della Striscia di Gaza. (foto Caritas)

Il 2026 si è aperto con il venir meno delle licenze rilasciate dal governo israeliano a 37 ong internazionali che operano nei Territori palestinesi. Il Patriarcato latino di Gerusalemme fa sapere che proseguirà comunque le sue attività umanitarie e sociali.


Il 30 dicembre 2025 il governo israeliano ha pubblicato l’elenco di 37 organizzazioni non governative internazionali che dal primo gennaio 2026 saranno prive dell’autorizzazione a operare a Gaza e in Cisgiordania (Gerusalemme Est inclusa) e che quindi dovranno sospendere ogni operazione nel giro di 60 giorni. Tra queste ong figura, con sorpresa generale, oltre a Caritas Internationalis, anche Caritas Jerusalem, organizzazione umanitaria e caritativa che agisce come braccio operativo della Chiesa cattolica in Terra Santa.

Una normativa adottata in Israele il primo marzo 2025 impone alle ong internazionali una procedura di ri-registrazione estremamente rigorosa, che prevede la trasmissione completa degli statuti, delle attività svolte, delle fonti di finanziamento, nonché degli elenchi nominativi integrali del personale straniero e palestinese, comprensivi di numeri di passaporto e di identificazione personale.

Israele motiva le nuove restrizioni

Secondo il ministero israeliano per le Questioni della diaspora, tale riforma deriva dalle conclusioni tratte dai servizi di sicurezza, che evocano il coinvolgimento di alcuni dipendenti di ong in attività terroristiche e citano in particolare, a mo’ di esempio, due operatori di Medici Senza Frontiere, circostanza sempre smentita dall’organizzazione. Le nuove regole ora consentono di negare la registrazione a qualsiasi ente che neghi il diritto di Israele a esistere come Stato ebraico e democratico, che promuova il boicottaggio o che partecipi a campagne di «delegittimazione».

Da parte sua, il Cogat – dipartimento delle forze armate israeliane che supervisiona le attività civili nei Territori – ha minimizzato l’impatto operativo immediato della decisione, affermando che le 37 ong non hanno fornito assistenza a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco del 9 ottobre scorso e che il loro contributo precedente rappresentava appena l’1 per cento del volume complessivo degli aiuti. Una valutazione contestata da numerose organizzazioni internazionali, che denunciano l’arbitrarietà di regole che mettono a rischio il personale e rendono di fatto impraticabile qualsiasi intervento umanitario.

Il Patriarcato latino continuerà la sua opera umanitaria

È in questo contesto che il Patriarcato latino di Gerusalemme ha ritenuto necessario chiarire pubblicamente la posizione di Caritas Jerusalem. In un comunicato datato 31 dicembre 2025 e firmato dal portavoce Farid Jubran, il Patriarcato ricorda che Caritas Jerusalem opera sotto l’autorità e la governance dell’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts).

In Israele, Caritas Jerusalem gode dello status di persona giuridica ecclesiastica, riconosciuto dallo Stato israeliano nell’ambito dell’Accordo fondamentale del 1993 e dell’Accordo sulla personalità giuridica del 1997, sottoscritti tra la Santa Sede e lo Stato di Israele. In quanto tale, non ha avviato alcuna procedura di ri-registrazione presso le autorità israeliane, ritenendo di non rientrare nel regime delle ong internazionali interessate dalla risoluzione governativa.

Il Patriarcato precisa inoltre che Caritas Internationalis – essa sì organizzazione internazionale – non interviene direttamente sul terreno in Israele, a Gaza o in Cisgiordania, e che le operazioni sono svolte esclusivamente da Caritas Jerusalem, in conformità con la sua missione ecclesiale. Di conseguenza, Caritas Jerusalem continuerà le proprie attività umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in piena coerenza con il mandato ricevuto.

Un’azione radicata nella missione della Chiesa

Questa posizione si inserisce in una visione di ampio respiro: Caritas Jerusalem è il braccio sociale della Chiesa cattolica in Terra Santa. Fondata nel 1967, opera secondo principi esplicitamente assunti: dignità della persona, solidarietà, giustizia sociale, trasparenza nella gestione delle risorse, compassione e coesione sociale. L’aiuto fornito non è né ideologico né di parte; è rivolto ai più vulnerabili, senza distinzione di religione o di origine, in uno spirito fedele alla dottrina sociale della Chiesa.

Tre giorni prima che il nome di Caritas Jerusalem comparisse nell’elenco delle ong interessate dal provvedimento del governo israeliano, il Patriarcato latino aveva pubblicato sul proprio sito il rapporto sulle attività umanitarie, condotte anche con l’ausilio di Caritas.

Una trasparenza che testimonia come l’azione umanitaria della Chiesa non si nasconda, non si sottragga e non si confonda con agende politiche.

Questa determinazione non è solo teorica. Nel corso della sua ultima visita a Gaza pochi giorni prima di Natale, il patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha incontrato il personale di Caritas Jerusalem operativo sul posto. Un’occasione, per il porporato che segue da vicino l’evolversi della situazione, per constatare il lavoro svolto, valutare l’entità dei bisogni e individuare le priorità per la popolazione civile, intrappolata in una crisi umanitaria senza precedenti.

Di fronte all’inasprimento del quadro normativo israeliano, il messaggio del Patriarcato latino è chiaro: l’azione umanitaria della Chiesa non si sospende per decreto. Essa affonda le proprie radici in una missione spirituale, sociale e morale, giuridicamente riconosciuta, esercitata con trasparenza e assunta fino in fondo, anche – e soprattutto – quando il contesto diventa più restrittivo.

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