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Leone XIV torna sulla pace disarmata e disarmante

Terrasanta.net
30 dicembre 2025
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Leone XIV torna sulla pace disarmata e disarmante
Papa Leone XIV (foto Mazur/cbcew.org.uk)

Nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, del primo gennaio 2026, papa Prevost riprende ed elabora l'espressione a lui cara sin dal suo primo messaggio al mondo dal balcone della basilica di San Pietro la sera dell'8 maggio 2025, poco dopo l'elezione.


(g.s.) – Come un segno di contraddizione rispetto all’andamento della storia, che segue altre direttrici, torna ogni primo gennaio quella che per i cattolici è la Giornata mondiale della pace. Una fiammella accesa da san Paolo VI nel 1968 e tenuta viva da tutti i papi che gli sono succeduti. I quali chiedono pace senza stancarsi, in sintonia con le attese più vere di gran parte degli esseri umani, soprattutto di chi il prezzo della guerra e delle violenze lo paga con la propria carne.

Nel messaggio per la Giornata della pace 2026 – la prima del suo pontificato – papa Leone XIV prende atto della realtà, illuminandola con la pace di Cristo, al quale guarda costantemente la Chiesa.

Il Papa sa che «nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4 per cento rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5 per cento del Pil mondiale». Lo segnala lui stesso richiamando i dati dell’Annuario 2025 su armamenti, disarmo e sicurezza internazionale redatto dall’autorevole Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri). Sa anche che questi sono gli esiti concreti di (cattive) logiche e scuole di pensiero che stanno a monte e che appartengono alla categoria delle tenebre.

«Ad aver vinto la morte – confessa il Papa – e abbattuto i muri di separazione fra gli esseri umani (cfr lettera agli Efesini 2,14) è il Buon Pastore, che dà la vita per il gregge e che ha molte pecore al di là del recinto dell’ovile (cfr Vangelo di Giovanni 10,11.16): Cristo, nostra pace. La sua presenza, il suo dono, la sua vittoria riverberano nella perseveranza di molti testimoni, per mezzo dei quali l’opera di Dio continua nel mondo, diventando persino più percepibile e luminosa nell’oscurità dei tempi».

L’antagonismo tra luce e tenebre, osserva il messaggio papale, conferma che «la pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto».

Eppure – riconosce Leone XIV – dimenticare la luce «è purtroppo possibile: si perde allora di realismo, cedendo a una rappresentazione del mondo parziale e distorta, nel segno delle tenebre e della paura. Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato».

Perciò il Papa si appella a tutti: «Sia che abbiamo il dono della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci alla pace! Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata. È un principio che guida e determina le nostre scelte. Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace».

Come non pensare alla Striscia di Gaza e a tante altre terre rese desolate.

Il Signore Gesù non visse una vita in armi, rigettò la violenza, ci ricorda Leone XIV: «disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici».

E ciò contrasta con il panorama attuale nel quale «l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui. Infatti, la forza dissuasiva della potenza, e, in particolare, la deterrenza nucleare, incarnano l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza».

Alla minaccia del ricorso alle armi nucleari, fin qui fortunatamente arginata, nei contesti bellici attuali si aggiunge un’altra componente frutto dello sviluppo tecnologico: l’impiego dell’intelligenza artificiale. Scrive Leone XIV: «Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione; ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico». Già oggi, nei conflitti in atto a Gaza e altrove, vi sono logaritmi, abilmente architettati, che determinano su chi e su cosa aprire il fuoco.

A chi ricopre alte responsabilità pubbliche – politiche e militari – il Papa chiede di tornare a puntare sulla «via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali».

Vi è un poi un servizio fondamentale e precipuo che le religioni e i credenti di tutte le fedi dovrebbero rendere all’intera umanità. Scrive il Papa: «Le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. Oggi vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. Perciò, insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture».

Occorre, altresì, osserva Leone XIV citando un’espressione di Benedetto XVI: «motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di “atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana” (enciclica Caritas in veritate, n. 42)».

Clicca qui per andare al messaggio integrale di papa Leone XIV per la Giornata mondiale della pace 2026.

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