
Una consuetudine ormai consolidata vuole che ogni anno, in occasione del Natale, l'Ufficio centrale di statistica israeliano diffonda i dati sulla popolazione cristiana nello Stato ebraico. Quest'anno parliamo di 184.200 persone. Cos'altro dicono i dati.
(g.s.) – Puntuali come il Natale sono arrivate anche quest’anno dall’Ufficio centrale di statistica di Israele le cifre sui cittadini israeliani di fede cristiana (nei calcoli non rientrano quindi né i cristiani dei Territori Palestinesi, né i lavoratori avventizi presenti nello Stato ebraico ma privi di cittadinanza, né i tanti religiosi e religiose stranieri presenti in Terra Santa per ragioni di studio o di missione).
Gli esperti di statistica stimano che al dicembre 2025 i cittadini cristiani siano circa 184.200, vale a dire l’1,9 per cento della popolazione, uno 0,7 per cento in più rispetto all’anno precedente.
Una fotografia con contorni più definiti è possibile considerando i dati raccolti e accertati al 31 dicembre 2024 dai quali risulta che i cristiani arabo-palestinesi rappresentano il 78,7 per cento dell’intera popolazione di battezzati. All’interno della minoranza palestinese (prevalentemente musulmana) con passaporto israeliano, i cristiani sono il 6,8 per cento.
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La maggior parte dei cristiani (parliamo del 68,8 per cento) risiede nel nord del Paese, vale a dire in Galilea. Molti (il 14,7 per cento) gravitano sulla città portuale e pluralistica di Haifa. Se consideriamo quel quinto di cristiani che non è arabo, 4 su 10 vivono nell’area metropolitana di Tel Aviv.
In base alle statistiche le città con maggiore concentrazione di cristiani sono quattro: Nazaret (18.900), Haifa (18.800), Gerusalemme (13.400 – riguardo a questi dati si ricordi che per le leggi di Israele la città è, tutta quanta, la capitale dello Stato; i suoi abitanti palestinesi, però, non hanno cittadinanza israeliana; per il diritto internazionale la città vecchia e i quartieri orientali sono territori occupati); Nof HaGalil (10.800). Quest’ultimo centro urbano nasce nel 1957 come città satellite ebraica di Nazaret (prima del 2019 si chiamava Nazaret Illit). Per le sue peculiarità abitative e urbanistiche, l’ordine e i servizi che offre è diventata un luogo di residenza ambito anche dai cittadini non ebrei. Molti cristiani hanno scelto di trasferirvisi, spiegava giorni fa ai Commissari di Terra Santa di tutto il mondo, il vescovo Rafic Nahra – vicario per Israele del patriarca latino di Gerusalemme –, anche per cercare sicurezza e sottrarsi alle protervie della criminalità mafiosa che avvelena il clima in seno alla minoranza araba in Israele.
Nel corso del 2024 le donne cristiane hanno dato alla luce 2.134 bambini. Il dato di fertilità è di 1,61 figli per donna (1,48 se consideriamo solo le cristiane arabo-palestinesi).
Facendo la media, un nucleo con capofamiglia cristiano è più piccolo degli altri in Israele. Conta 2,89 componenti, contro i 3,02 delle famiglie ebree e i 4,35 di quelle musulmane.
Nelle varie scuole, private e pubbliche, gli iscritti cristiani all’anno scolastico 2024/25 sono stati 26.240 (l’1,3 per cento del numero complessivo degli allievi). Si considerano in questa cifra gli studenti dalle elementari al diploma di maturità. Le studentesse erano il 61,1 per cento rispetto al totale degli allievi cristiani, una quota maggiore a quella riscontrata tra gli iscritti ebrei (58,3) ma inferiore a quelle registrate tra musulmani (71 per cento) e drusi (63,3).
I cittadini cristiani over 15 attivi nel mondo del lavoro sono il 67,7 per cento.
Tra coloro che sono stati assistiti dai servizi sociali nel 2024 i cristiani erano 4.200, mentre le persone affette da qualche forma di disabilità erano 27.000.

























