Dopo vent’anni di impegno e lavoro per la nostra rivista Terrasanta, giunge per me il tempo del commiato. Un lungo cammino, iniziato con entusiasmo e gratitudine, che si conclude simbolicamente proprio dove tutto ha avuto origine: a Betlemme. A questa città, cuore pulsante della fede cristiana e culla del Principe della Pace, è dedicato l’ultimo numero a cui ho lavorato. Un cerchio che si chiude, lasciando spazio alla memoria e alla speranza.
In questi due decenni ho avuto il privilegio di raccontare l’impegno silenzioso, quotidiano, ma tenace della Custodia di Terra Santa nei Luoghi Santi. Ho potuto documentare la missione di evangelizzazione delle Chiese cristiane del Medio Oriente, ma anche gli sforzi per il dialogo, l’educazione, la vicinanza concreta alle persone, indipendentemente dalla fede o provenienza.
Sono stati anni intensi, spesso segnati da eventi drammatici: guerre, tensioni, terremoti, rivolte, pandemie. Ma dentro e oltre le ferite del Medio Oriente, ho cercato e trovato la bellezza nascosta dell’Oriente cristiano. L’ho scoperta nei volti dei fedeli di antiche comunità apostoliche, nella liturgia che profuma d’incenso, nella fede tramandata con semplicità e tenacia da generazioni. Ho ascoltato storie di resistenza, di perdono, di pace vissuta come scelta radicale.
Terrasanta non è mai stata solo un’esperienza professionale: è stata per me una scuola di sguardo, un laboratorio di ascolto. Ho cercato di offrire ai lettori (da credente) non solo notizie, ma chiavi per comprendere e sentire la complessità della vita in Terra Santa, senza cedere alla semplificazione o alla rassegnazione.
Ringrazio la redazione, i collaboratori, i frati e tutti coloro che hanno reso possibile questo cammino. Soprattutto ringrazio i lettori, il cui affetto non è mai mancato.
Continuo a credere nel potere della narrazione onesta, in un lavoro giornalistico al servizio del bene, nella forza del dialogo e nel valore della presenza. La Terra Santa resta nel mio cuore, con le sue contraddizioni e le sue luci, e con essa resta la responsabilità di raccontarla con verità e rispetto ovunque mi sarà possibile.
Shalom, Salaam, Pace.



























