
Perché le creature inanimate partecipano alla lode a Dio nel Cantico, mentre gli animali − pur presenti in altre lodi composte da Francesco d’Assisi − spiccano per loro assenza? 800 anni dopo la sua composizione, questa scelta è ancora un invito rivolto a noi.
In tutti gli articoli di quest’anno sul Cantico delle Creature abbiamo riflettuto su quanto in esso è scritto e riportato.
Qui vorrei parlare invece di ciò che manca, di ciò che Francesco ha omesso.
Si noterà che le uniche creature per cui si loda Dio nel Cantico sono le creature inanimate: il sole, la luna, le stelle, il fuoco, ecc… ma non si parla mai degli animali! Nella Bibbia se guardiamo ad esempio al «Cantico dei tre giovani nella fornace» nel Libro di Daniele (3,57ss), dove c’è una grande lode cosmica, sono invitate a lodare Dio sia le creature inanimate che quelle animate. E così anche il Salmo 148, definito da san Giovanni Paolo II un vero «cantico delle creature», unisce materia, animali e umani in un grande inno di lode.
Non possiamo pensare quindi che sia stata una dimenticanza da parte di san Francesco non inserirli nel suo Cantico di Frate Sole, perché sappiamo quante volte ci parla e soprattutto parla alle creature animate, agli animali. Questa esclusione sarà voluta? E, se è voluta, quale potrebbe esserne il significato? Scopriamolo insieme.
Le creature inanimate come l’acqua e la terra non hanno voce e non possono lodare Dio e per questo Francesco sente di dover essere la loro voce, una voce che si fa canto. Inoltre, non hanno una volontà loro propria e Francesco quasi si vuol fare interprete della loro volontà di lodare Dio, dando alle creature inanimate connotazioni quasi umane (umile, allegro, robusto e forte). Al contrario, gli esseri animati, come gli animali, hanno una loro volontà, una loro voce, e Francesco non vuole sostituirsi a loro. Così, in tanti episodi vediamo come li esorta a lodare Dio. Non loda al posto loro, ma li invita alla lode di Dio.
Troviamo gli animali presenti in altre preghiere di lode composte da san Francesco, come nelle Lodi per ogni ora: «E ogni creatura che è nel cielo e sulla terra e sotto terra, e il mare e le creature che sono in esso: lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli». Qui invita tutte le creature animate a unirsi a lui nella lode.
Nell’Esortazione alla Lode di Dio, invece, invita in particolare gli uccelli a lodare Dio: «Voi tutti, uccelli del cielo, lodate il Signore» (v. 12). In questo versetto Francesco probabilmente richiama il Salmo 138,10, ma citando solo gli uccelli e non altri animali. Ci accorgiamo quindi di una particolare predilezione di Francesco perché gli uccelli abitano il cielo, sono allegri e cantano, volano lontano e soprattutto sono stati presi come immagine della provvidenza da Gesù (cfr Vangelo di Matteo 6,26). Tutto questo gli ricorda alcune caratteristiche che sia lui che i suoi frati dovrebbero sempre avere: lo sguardo rivolto al cielo, essere lieti e cantare le lodi di Dio, andare per tutto il mondo e annunciare il Vangelo affidandosi alla provvidenza di Dio.
Così lo vediamo parlare agli uccelli e invitarli alla lode di Dio nelle prime biografie: «Fratelli miei uccelli, dovete lodare molto il vostro Creatore e amarlo sempre…» (Vita del beato Francesco [Vita prima] di Tommaso da Celano, 58).
E sempre Tommaso da Celano, riassumendo l’amore del Santo per tutte le creature di Dio, compresi gli animali, quasi a colmare la loro assenza dal Cantico delle Creature, cita persino le creature più piccole, come le api: «E che dire delle altre creature inferiori, quando sappiamo che, durante l’inverno, si preoccupava addirittura di far preparare per le api miele e ottimo vino perché non morissero di freddo? Magnificava con tale lode a gloria di Dio la loro laboriosità ingegnosa e la finezza d’istinto, e trascorreva il più delle volte un giorno intero a lodare quelle e tutte le altre creature» (1 Cel 80).
Nell’esperienza di Francesco non v’è mai confusione tra animali e uomo: anche quando parla con gli animali lo spinge non tanto il riconoscimento di un’uguaglianza, ma una sintonia che viene dalla certezza teologica di essere usciti tutti dallo stesso Creatore e di avere quindi un’origine comune: potremmo parlare in Francesco di una «fraternità allargata» al creato inanimato e agli animali.
Non perché persone ed animali siano uguali, ma perché tutti abbiamo uno stesso Creatore, condividiamo lo stesso spazio di vita e siamo chiamati ad abitarlo insieme, con rispetto e armonia.
Allora questa assenza degli animali nel Cantico delle Creature diventa un invito e un’esortazione per ciascuno di noi: non può essere qualcun altro a lodare Dio al posto nostro, ma dobbiamo essere noi con la nostra vita e con la nostra voce a metterci in un cammino di conversione. Perché la nostra stessa vita e tutto il nostro essere possa lodare il Dio che tutti ci ha creato.
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(L’autore è Commissario di Terra Santa per Assisi e l’Umbria)
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