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Sorella Morte ci apre alla vita piena!

fra Stefano Tondelli ofm
4 settembre 2025
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Sorella Morte ci apre alla vita piena!
Un francescano danza con la morte (Incipit del Salmo 114). Dettaglio di un corale miniato ferrarese (1440-1460), Free Library of Philadelphia (Usa)

Nel finale del Cantico, di cui celebriamo gli 800 anni, san Francesco ci ricorda che esiste anche una morte dell’anima, oltre all’inevitabile morte corporale, e serve perciò vivere nella volontà di Dio. Un dolce rimprovero a noi immemori di tutto questo.


Il Cantico delle Creature è un aiuto a vivere bene, nello stile di san Francesco che, senza prediche o rimproveri, ma come «giullare di Dio», canta quello che vive e che ha nel cuore, lasciando che la sua fede lo riempia di gioia contagiosa e invitandoci a fare altrettanto. Davvero Francesco è un uomo che si immerge in Dio e la sua relazione con Dio trasforma e rinnova il suo rapporto con ciò che lo circonda: senza che ce ne accorgiamo il santo di Assisi con questo Cantico, col canto e col sorriso sulle labbra, è riuscito a rimproverarci ben bene, noi che ci diciamo cristiani, ma che poi viviamo la vita come tutti gli altri! Un dolce rimprovero, velato dal canto e dalla poesia. Con la lode per le creature, prima di tutto ci richiama a non vivere solo di lamento per ogni cosa, a non dare per scontate tutte le cose belle della vita, ma a imparare a lodare per i doni infiniti di cui Dio ci circonda ogni giorno. Con la strofa sul perdono, le malattie e le prove della vita, ci indica la strada per la vita beata, una vita che non vive con rassegnazione i momenti più difficili, ma ci invita a viverli in Dio perché con Lui sempre si può fiorire e portare frutto: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca…» (Vangelo di Giovanni 15,4-6).

Infine, nell’ultima strofa, affronta la sfida più difficile per l’uomo: la morte. E non ci fa sconti: noi che vorremmo tremare di fronte alla morte e disperarci… lui invece loda Dio, quasi a sfidarci a continuare a essere tristi, quasi a sfidarci a contraddirlo!

Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skampare:
guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ’l farrà male.

Ci ricorda anzitutto quello che noi sappiamo, ma che spesso dimentichiamo: che il termine «morte» è un termine generico, perché esiste la morte del corpo, ma anche la morte dell’anima. Con tre passaggi semplici collegati fra loro Francesco vuole porci davanti all’evento della morte nel modo migliore.

Sembra dirci in primo luogo: voi vi preoccupate tanto della morte corporale, ma della morte dell’anima, del peccato, di vivere male ed egoisticamente, di questo nessuno si preoccupa! È questo il vero problema: non la morte, ma come si vive! Francesco è evangelico richiamando il passo di Gesù: «E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (Vangelo di Matteo 10,28).

Inoltre, come seconda argomentazione con termini molto forti, il Cantico ci ribadisce – a scanso di equivoci – che la «morte corporale» è inevitabile e per quanto uno si affanni a sfuggirle, prima o poi la incontrerà («nullu homo vivente pò skampare»): questa consapevolezza però, per Francesco, non deve dare tristezza, al contrario deve dare una scossa positiva e spingere a considerare la preziosità della vita, di ogni singolo istante, e l’importanza di vivere bene! Infine, il terzo passaggio: dopo aver detto come non vivere il rapporto con la morte, ci apre alla prospettiva evangelica positiva.

Essere trovati, nel momento della morte, nella volontà di Dio… e quindi – visto che non sappiamo quando «sorella Morte» verrà – vigilare su sé stessi per poter vivere ogni istante della vita nella sua «santissima volontà», che la morte dell’anima (chiamata «morte secunda») non ci colpirà. Che bello morire senza scomparire, senza condanna, ma essendo accolti nel «seno di Abramo» (Vangelo di Luca 16,22), tra le braccia di Dio! A chi cerca di vivere nella volontà di Dio, quindi, la morte apparirà sorella, perché ci introdurrà nella piena comunione con Dio. Quel Dio che avremo amato e servito nella vita sarà anche colui che ci accoglierà nelle dimore eterne e all’incontro ci accompagnerà nostra sorella Morte… che ci schiuderà la porta della vita piena, la vita con Dio.

Non abbiate paura della morte corporale… perché «se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui» (Lettera ai Romani 6,8-9).

L’autore è Commissario di Terra Santa per Assisi e l’Umbria

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