
In un mondo sempre più attraversato da tensioni identitarie, guerre, nazionalismi e derive sovraniste, il messaggio della dichiarazione conciliare Nostra aetate oggi sembra in crisi. Invece si dimostra più che mai profetico e necessario.
Nel 2025 ricorrono i 60 anni dalla promulgazione della Nostra aetate, la Dichiarazione del concilio Vaticano II che ha segnato una svolta epocale nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane, in particolare l’ebraismo. In un mondo sempre più attraversato da tensioni identitarie, guerre, nazionalismi e derive sovraniste, il messaggio di Nostra aetate si dimostra oggi più che mai profetico e necessario.
Il documento, pur nella sua brevità, ha offerto una nuova grammatica al dialogo, superando secoli di sospetti, incomprensioni e, spesso, ostilità. Ha riconosciuto con chiarezza il legame spirituale e storico tra cristianesimo ed ebraismo, rigettando ogni forma di antisemitismo e affermando che gli ebrei non possono essere ritenuti collettivamente responsabili della morte di Cristo.
Ma Nostra aetate ha saputo andare oltre: ha posto le basi di un dialogo rispettoso anche con l’islam e con le grandi religioni orientali, richiamando la comune ricerca di verità, giustizia e pace che accomuna tutte le fedi autentiche. A distanza di sei decenni, questa apertura resta un faro in un tempo in cui le religioni vengono spesso strumentalizzate per giustificare conflitti e divisioni. Celebrare Nostra aetate oggi, specie per chi ha a cuore la Terra Santa, significa rinnovare l’impegno per un dialogo che non è mera tolleranza, ma ricerca comune di fraternità, memoria condivisa e futuro di pace.
Giuseppe Caffulli
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Ecco l’indice del Dossier:
• Ferite aperte, ponti da ricostruire
di Brunetto Salvarani
In sessant’anni il dialogo ebraico-cristiano ha compiuto passi importanti, pur restando fragile e incompleto. Il 7 ottobre 2023 ha segnato un duro colpo, riaccendendo pregiudizi e antisemitismo e mettendo alla prova la tenuta del confronto interreligioso. Serve ora una fase nuova, paziente e profonda, per proseguire il cammino.
• Fratelli ebrei, carissimi a Dio – Il documento
• Ridare fiato al dialogo
di Giuseppe Caffulli
Dopo il 7 ottobre 2023 e la guerra che ne è seguita, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha mantenuto viva la voce del dialogo, condannando ogni forma di violenza e invocando un’antropologia della pace e della misericordia. In un clima segnato da diffidenza e fratture, il patriarca di Gerusalemme dei cattolici latini si è fatto «ponte» tra fede e giustizia.
• Un tempo di «fecondo travaglio» (Intervista a mons. Flavio Pace)
di Giuseppe Caffulli
L’attualità della guerra ha riacceso tensioni rendendo urgente distinguere il livello teologico da quello politico. Al centro resta il bisogno di comprendere l’identità ebraica non solo in chiave culturale o nazionale, ma come interrogativo teologico che interpella la Chiesa nella sua stessa autocomprensione. Intervista all’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani.
• Guardarsi dentro, purificare il cuore (Intervista alla studiosa israeliana Yisca Harani)
di Cécile Lemoine
Yisca Harani, israeliana e studiosa di cristianesimo, riflette su ciò che il testo conciliare e il suo approccio – che ha ridefinito le relazioni tra ebrei e cattolici – possono offrire nel contesto israeliano. Dice: «Nostra aetate ha mostrato che un’introspezione è possibile su scala religiosa».
Terrasanta 5/2025
Il sommario dei temi toccati nel numero di settembre-ottobre 2025 di Terrasanta su carta. Il dossier al centro è dedicato al sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate, che cade in un momento di crisi nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e gli ebrei, dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e le loro ricadute in Terra Santa.
Giovani cristiani libanesi, il dono di un incontro
Nei mesi estivi appena trascorsi, i Frati minori mi hanno invitata ad Assisi per portare una testimonianza a giovani radunati da diverse parti del mondo e diretti a Roma per il Giubileo. Tra loro, anche alcuni libanesi. Un incontro toccante.
























