Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Lo storico Rashid Khalidi e un secolo di guerre e diritti negati

Manuela Borraccino
23 settembre 2025
email whatsapp whatsapp facebook twitter versione stampabile
Lo storico Rashid Khalidi e un secolo di guerre e diritti negati

Documenti inediti, carteggi e la testimonianza diretta dei motivi che hanno portato all’implosione del movimento nazionale palestinese nel capolavoro del più importante intellettuale palestinese vivente.


Quel che è avvenuto in Palestina dal 1917 in poi – leggiamo nelle pagine di questo libro – è stato sostanzialmente il risultato di una guerra in più fasi, condotta contro la popolazione autoctona di quella terra da diverse grandi potenze alleate con il movimento sionista: «un movimento colonialista e nazionalista», il cui obiettivo era quello di soppiantare il popolo palestinese nella sua terra ancestrale. Dopo di allora queste potenze si sono alleate con lo Stato di Israele che da quel movimento è nato: l’ultimo secolo di storia palestinese va dunque letto come una successione di almeno «sei dichiarazioni di guerra» condotte dalla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti e naturalmente, in primo luogo, da Israele contro i palestinesi che si sono opposti con una resistenza insopprimibile all’usurpazione della loro terra.

Molti israeliani ed ebrei della diaspora non accettano che la dichiarazione Balfour o gli stessi Accordi di Oslo siano considerati «dichiarazioni di guerra» e contestano la tesi avanzata da Rashid Khalidi in Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza (Laterza, 2025). Eppure non è possibile liquidare il saggio del 77enne storico palestinese – docente emerito alla Columbia University, di New York – come un nuovo episodio della tendenza dei palestinesi a «crogiolarsi nella propria vittimizzazione»: un’obiezione che lo stesso autore ha ben presente mentre scrive. E forse anche per questo dopo il 7 ottobre 2023 la versione in inglese di quest’opera, uscita nel 2020, è balzata in cima alle classifiche dei best-seller negli Stati Uniti e nel corso del 2024 è rimasta ininterrottamente per oltre sei mesi tra i libri più venduti: segno che persino tra il pubblico americano, storicamente il più restio ad adottare la narrazione palestinese, aumenta il numero di coloro che non si riconoscono nel sostegno incondizionato della Casa Bianca a Israele.

Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza è il libro di una vita e solo Rashid Khalidi poteva scriverlo. Nato a New York nel 1948 perché il padre era stato mandato lì dai genitori a studiare Scienze politiche dopo che altri figli erano finiti in esilio in seguito alla rivolta araba del 1936-39, il nostro autore discende da una delle famiglie palestinesi più rispettate di Gerusalemme. Il saggio prende le mosse da un carteggio ritrovato nella biblioteca di famiglia, riordinata dal nonno Rajj Raghib al-Khalidi nel palazzo del XIII secolo risalente all’epoca dei Mamelucchi nella città vecchia, nei pressi dell’Haram al Sharif (la Spianata delle moschee – ndr), contenente una delle più antiche collezioni private di manoscritti arabi in Palestina.

Nel 1899 il prozio di Rashid e sindaco di Gerusalemme Yusuf Diya al-Din al-Khalidi – studioso poliglotta e funzionario dell’Impero ottomano, viaggiatore e appassionato di ebraismo e di storia delle religioni – scrisse una lettera profetica di sette pagine al rabbino capo di Francia Zadoc Kahn, affinché questi la inoltrasse a Theodor Herzl, autore nel 1896 del pamphlet Der Judenstaat («Lo Stato degli ebrei»), testo fondativo del sionismo. Ben consapevole del crescente antisemitismo in Europa, l’illustre gerosolimitano esprimeva stima per il giornalista viennese d’origini ungheresi e comprensione per i motivi alla base del sionismo, ma avvertiva dei rischi che prevedeva per la regione in seguito all’attuazione del progetto di uno Stato ebraico sovrano. Scriveva che «le cause di forza maggiore andavano tenute in conto nella loro brutalità»: le principali erano che «la Palestina è parte integrante dell’Impero ottomano e, cosa ancor più seria, è abitata da altri». Per questo il progetto di conquistare la Palestina era «pura follia». «In nome di Dio – era il suo appello conclusivo – lasciate in pace la Palestina». La risposta di Herzl a quella missiva e gli eventi che seguirono, argomenta Khalidi, corroborano la tesi dell’approccio «tanto coloniale quanto nazionale» di quel che è avvenuto in quella terra, come si vede ancora oggi.

Il valore aggiunto del libro, e ciò che lo rende un unicum nella ridda di pubblicazioni uscite sul tema, non è solo la miriade di fonti primarie dirette e di documenti citati, ma soprattutto il fatto che Khalidi integra la trattazione storica con le vicende e le interpretazioni degli eventi di alcuni membri della sua famiglia e di quel che lui stesso ha vissuto a Beirut (nel 1982), a Gerusalemme e a Washington come protagonista del movimento nazionale palestinese.

Proprio per questo può permettersi giudizi durissimi sull’inefficacia e sulla miopia della strategia diplomatica adottata dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) fin dalla sua fondazione e sull’inadeguatezza della classe politica che Yasser Arafat portò con sé da Tunisi a Gaza e a Ramallah dopo i fallimentari Accordi di Oslo: accordi, osserva, «che nessuna leadership palestinese avrebbe mai dovuto accettare».

I palestinesi non sono stati altrettanto avveduti nella loro lotta di liberazione nazionale quanto gli irlandesi, gli algerini, i sudafricani, rimarca Khalidi, anche se questo non assolve Israele dalla responsabilità politica e morale di aver privato i suoi connazionali degli esponenti politici più dotati di acume politico, carisma, moderazione e proprio per questo tanto più pericolosi per lo Stato ebraico, assassinati uno dopo l’altro secondo la politica degli omicidi mirati perpetrata da Israele fin dagli albori dello Stato. Anche quella logica “eliminazionista” che non si limitava ai violenti, rimarca Khalidi, è tra le cause del vuoto di oggi. Emerge così pagina dopo pagina una ricostruzione inedita e innovativa dell’ultimo conflitto intrattabile del Novecento e del ruolo che ha avuto nella Guerra Fredda, nella costruzione del Medio Oriente e nel disordine globale attuale.

Nella postfazione alla versione italiana, uscita nei mesi scorsi, Khalidi argomenta come la guerra in corso dall’autunno 2023 sia la continuazione, e una delle fasi più feroci, di un conflitto iniziato con l’arrivo di uomini e donne ebrei in una terra abitata da altri e con la creazione di strutture statuali che hanno causato questo conflitto, proseguito fino ad oggi anche a causa del cinico tradimento delle promesse fatte ai palestinesi ora dagli inglesi, ora dai presidenti americani, ora dai sauditi e da altri autocrati arabi. E se uno dei principali errori di Arafat è stata la sua indifferenza rispetto alla necessità di dedicare energie, tempo e risorse per convincere l’opinione pubblica americana della giustezza della causa palestinese, ecco che le manifestazioni che si susseguono da due anni nelle piazze di tutto il globo segnalano che il mondo è cambiato e che cresce il sostegno globale alla causa palestinese.

Questo libro insegna molto sul modo in cui il passato diventa parte del presente ed è un testo fondamentale su questo conflitto, uno dei pochissimi che sia realmente indispensabile leggere tra le centinaia di saggi disponibili sull’argomento. Anche per i non addetti ai lavori è un testo avvincente sull’epopea e sulla resilienza di un popolo oppresso che getta una luce potente sugli eventi in corso a Gaza, in Cisgiordania e nell’intera regione.


Rashid Khalidi
Palestina
Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza
ed. Laterza, 2025
pp. 416 – 24,00 euro

Il giro del mondo in quaranta giorni
Vincenzo Ippolito

Il giro del mondo in quaranta giorni

Un viaggio interiore verso la Pasqua
Maestro, dove abiti?
Francesco Patton

Maestro, dove abiti?

Dall'incontro con Gesù nasce la Chiesa
Baptism in the Holy Land
Joseph Patrich

Baptism in the Holy Land

The Literary Evidence and the Archaeological Context