
Nei mesi estivi appena trascorsi, i Frati minori mi hanno invitata ad Assisi per portare una testimonianza a giovani radunati da diverse parti del mondo e diretti a Roma per il Giubileo. Tra loro, anche alcuni libanesi. Un incontro toccante.
L’estate è stata tempo di vacanze in famiglia, malgrado i voli per l’Italia cancellati, a seguito della guerra con l’Iran, e i prezzi saliti alle stelle al momento di prenotarne di nuovi.
Ma tre motivi mi hanno spinta a partire in ogni caso: l’attesa della mia famiglia, pronta a radunarsi tutta per alcuni giorni di mare; il livello di tensione interiore raggiunto, che chiedeva una pausa di riposo; e tre giorni ad Assisi con i Frati minori che mi avevano invitato per portare una testimonianza ai loro giovani radunati da diverse parti del mondo e diretti a Roma per il Giubileo.
Diverse parti del mondo… tra cui alcuni libanesi. Sapere di questa presenza ha cominciato a lavorarmi dentro e nell’attesa di incontrarli avvertivo come un senso di colpa per essere dall’altra parte del fronte e abitare nel Paese nemico. Mi chiedevo quale sarebbe stata la loro reazione alle mie parole, quali sentimenti avrebbero provato.
Arrivata ad Assisi, ho atteso di avvicinarmi a loro e quando c’è stata l’occasione ho domandato come stessero. Essendo delle regioni settentrionali del Libano, i giovani presenti non erano stati colpiti direttamente dai bombardamenti israeliani, ma si intuiva una saturazione rispetto a queste ripetute situazioni di conflitto vissute nel Paese. Cercavano di distrarsi per rivolgersi ad altro ed avere prospettive per il futuro. Sì, ma rivolgersi dove? E verso quali prospettive? Arrivato il giorno della testimonianza, è stato chiesto ai giovani di scrivere alcune domande su foglietti perché io potessi rispondere.
Vorrei poterne trascrivere molte, per la profondità e la bellezza che da esse emergevano, ma mi limito al testo più lungo, proprio quello dei giovani libanesi. «Veniamo dal Libano, non abbiamo conflitti difficili come in Palestina e a Gerusalemme, ma la nostra sofferenza è quotidiana. Nel 2006 c’è stata la guerra con Israele; dal 2019 viviamo molte crisi politiche ed economiche; quest’anno un’altra guerra violenta. Non possiamo andare alle nostre università, al lavoro. Viviamo una grande rabbia interiore, a volte sentiamo di non riuscire a perdonare il nemico. Inoltre, abbiamo perso fiducia nel nostro Paese non credendo più che possa essere sicuro per noi, per sognare e per vivere. Ma amiamo così tanto il Libano e soffriamo, con tutte le guerre e le ingiustizie che avvengono tra Palestina e Israele. Dalla tua esperienza, puoi darci una parola di incoraggiamento per andare avanti?».
Come mi sono sentita impotente di fronte a questa richiesta! Pero potevo dedicare loro un’attenzione e uno spazio di ascolto che forse avrebbe lenito quella sofferenza e dato un poco del coraggio che chiedevano. Cosi, al termine dell’incontro, lasciando andare gli altri giovani, ci siamo fermati noi soli in cerchio e, anziché dare risposte, ho chiesto loro come trovavano la speranza e il coraggio di andare avanti quando si presentavano i momenti piu difficili.
È stata una condivisione toccante, un momento sacro di vulnerabilità e di forza. Ci siamo ricordati a vicenda di essere cristiani e, avendo il dono della fede in Gesù, come sia un dono in più avere il Vangelo, come poterlo vivere in situazioni umanamente disperanti e credere che possiamo «attivarci», uscire dal ruolo di vittime, diventando noi i primi a generare la bontà e la speranza nel nostro piccolo quotidiano.
Ho raccolto lacrime, sorrisi… e credo che le parole di incoraggiamento le abbiano date loro a me.
—
L’autrice è madre superiora, in Terra Santa, delle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione. Vive a Gerusalemme.
Terrasanta 5/2025
Il sommario dei temi toccati nel numero di settembre-ottobre 2025 di Terrasanta su carta. Il dossier al centro è dedicato al sessantesimo anniversario della dichiarazione conciliare Nostra aetate, che cade in un momento di crisi nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e gli ebrei, dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e le loro ricadute in Terra Santa.
La grammatica del dialogo
In un mondo sempre più attraversato da tensioni identitarie, guerre, nazionalismi e derive sovraniste, il messaggio della dichiarazione conciliare Nostra aetate oggi sembra in crisi. Invece si dimostra più che mai profetico e necessario.
























