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Turismo in Giordania, segnali di ripresa nel 2025

Giuseppe Caffulli
11 agosto 2025
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Turismo in Giordania, segnali di ripresa nel 2025
Una veduta aerea del Memoriale di Mosé, sul Monte Nebo, in Giordania. È tra le mete del turismo religioso nel Paese. (foto JTB)

Secondo i dati ufficiali, il primo trimestre del 2025 ha registrato un milione e mezzo di visitatori, il 13 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Da Petra, però, giungono segnali di crisi, con la chiusura di alberghi e perdita di posti di lavoro.


Dopo oltre un anno di profonda crisi legata al conflitto in corso tra Israele e la Striscia di Gaza, il settore turistico giordano comincia a mostrare timidi segnali di ripresa. I dati del primo trimestre del 2025 indicano un’inversione di tendenza rispetto ai drastici cali registrati nel 2023 e nel 2024. Una boccata d’ossigeno per un comparto vitale nell’economia del Regno.

Secondo i dati ufficiali, il primo trimestre del 2025 ha registrato un milione e mezzo di visitatori, il 13 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Anche i ricavi turistici sono cresciuti, raggiungendo un miliardo e 217 milioni di dinari giordani (cioè quasi un miliardo e mezzo di euro), con un incremento di poco meno del 9 per cento. Numeri che riportano ottimismo dopo un lungo periodo di contrazione e che, in particolare per i mesi di gennaio e febbraio 2025, rappresentano i migliori risultati ottenuti dal 2010.

Questa ripresa è stata possibile in primis grazie al ripristino dei voli aerei internazionali. Grande peso hanno avuto eventi culturali e religiosi di respiro internazionale, come l’esposizione itinerante Giordania: l’alba del cristianesimo, inaugurata in Vaticano a fine gennaio scorso e patrocinata dalla Casa reale hashemita. La mostra (che in luglio è stata esposta anche ad Assisi) ha riscosso un buon successo di pubblico e rafforzato la posizione della Giordania come destinazione per il turismo religioso. Interessante la provenienza dei turisti. Secondo il rapporto quadrimestrale del ministero del Turismo giordano c’è stato un incremento del 15 per cento di visitatori dai Paesi del Golfo, un più 36 per cento di visitatori arabi, un più 25 per cento di giordani espatriati e infine un incremento del 20 per cento di turisti provenienti da Paesi non arabi. Nuovi accordi con compagnie aeree low-cost hanno portato a 25 nuove rotte dirette verso la Giordania (20 su Amman per l’estate e 5 su Aqaba per l’inverno), con un potenziale di attrazione stimato in oltre 250 mila viaggiatori nel corso del 2025. Il turismo rappresenta mediamente oltre il 15 per cento del Prodotto interno lordo della Giordania e impiega direttamente e indirettamente centinaia di migliaia di persone.

Questi segnali positivi giungono dopo due anni estremamente difficili. La guerra su Gaza, iniziata il 7 ottobre 2023, ha avuto effetti devastanti sul turismo in Giordania, a causa della vicinanza geografica al conflitto e delle crescenti preoccupazioni dei viaggiatori internazionali, in particolare europei e statunitensi.

La facciata dell’edificio denominato Il Tesoro, a Petra. Pur restando una destinazione ambita, l’antica capitale dei nabatei risente della crisi del turismo internazionale. (foto JTB)

Qualche dato. Nell’ultimo trimestre del 2023, il turismo in entrata era crollato del 47,5 per cento su base annua. La situazione non è migliorata nel primo semestre del 2024, con un ulteriore calo del 7,9 per cento nel numero di turisti, passati da 2,5 milioni nella prima metà del 2023 a 2,3 milioni nello stesso periodo del 2024. Anche i ricavi sono diminuiti del 4,9 per cento, scendendo a poco più di 3 miliardi di euro.

Le aspettative per il 2024 prevedevano una crescita del 6 per cento, ma sono state vanificate dalle continue tensioni regionali, dall’interruzione delle rotte commerciali nel Mar Rosso e dalla diffusione di un sentimento di incertezza tra tour operator, agenzie e compagnie aeree.

Nel contesto di una timida ripresa del comparto, viceversa, la città di Petra, simbolo del turismo giordano, ha subito un colpo durissimo. Il presidente dell’Autorità per lo Sviluppo e il Turismo della Regione di Petra, Fares Braizat, ha dichiarato che 32 alberghi con oltre 2.000 camere sono stati costretti a chiudere, con la conseguente perdita di 700 posti di lavoro. Circa 38mila residenti della zona, che dipendono direttamente o indirettamente dal turismo, sono stati colpiti dalla crisi. La contrazione dipende soprattutto dal crollo del turismo europeo e statunitense, che rappresentava una delle principali fonti di visitatori per Petra.

Nonostante la ripresa del primo trimestre 2025, l’incertezza regna sovrana. Il Fondo monetario internazionale ha previsto una crescita moderata per la Giordania, al 2,4 per cento nel 2024, con possibilità di miglioramento nel 2025, a condizione che non vi siano escalation regionali ulteriori. Fatto questa che resta la vera incognita.

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