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Padre Loffreda e la memoria di Cafarnao

Terrasanta.net
19 agosto 2025
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Padre Loffreda e la memoria di Cafarnao
Cafarnao: l'archeologo francescano Stanislao Loffreda lavorò agli scavi nella città in Galilea dal 1968 al 1991 e dal 2001 al 2003. (foto J. Kraj)

Con la scomparsa del padre francescano Stanislao Loffreda, archeologo di fama internazionale, avvenuta ad Ascoli Piceno lo scorso 9 agosto, viene a mancare l’ultimo protagonista di una stagione gloriosa dell’archeologia in Terra Santa.


Senza dubbio l’archeologia biblica nel Novecento è debitrice all’impegno e all’intelligenza dei frati minori – basti ricordare i nomi dei padri Sylvester Saller, Bellarmino Bagatti, Virgilio Corbo e Michele Piccirillo. Padre Stanislao Loffreda, morto ad Ascoli Piceno lo scorso 9 agosto all’età di 93 anni, è stato parte di questa storia.

padre Stanislao Loffreda

Il suo lavoro in Terra Santa è conosciuto, in particolare, per le campagne di scavo a Cafarnao, chiamata in un suo volume «la città di Gesù». Qui, sulle rive del lago di Tiberiade, tra il 1968 e il 1991 lavorò insieme a padre Virgilio Corbo alla scoperta della cosiddetta «Casa di Pietro», identificata dagli studiosi come l’abitazione dell’apostolo. A Cafarnao tornò a scavare dopo il 2000 in qualità di direttore. Compì indagini e studi anche a Tabga, Magdala e Kafr Kanna, in Galilea, e presso le fortezze erodiane di Herodion e Macheronte.

Divenne uno specialista riconosciuto della ceramica palestinese dal I all’XI secolo d.C., su cui ha pubblicato testi basilari per gli studiosi e per la ricostruzione del contesto quotidiano e liturgico del tempo di Gesù. Un esempio fu il suo studio di oggetti come le lucerne bizantine e i modesti vasi domestici.

Padre Loffreda era nato nel 1932 a Monteprandone, nelle Marche. Dopo la formazione francescana e l’ordinazione sacerdotale, si formò negli anni Sessanta allo Studium Biblicum Franciscanum (Sbf) di Gerusalemme in Sacra Scrittura e in Teologia e poi svolse un master in Archeologia all’Oriental Institute dell’Università di Chicago (usa). Allo Studio Biblico fu docente di Archeologia per molti anni e vi ricoprì il ruolo di direttore dal 1978 al 1990, succedendo a padre Bellarmino Bagatti.

Tra le sue numerose pubblicazioni attirò in particolare l’attenzione degli archeologi israeliani con il volume Cafarnao II, La ceramica (Gerusalemme, 1974). Uno specialista della disciplina, Avraham Negev, recensendo l’opera, la qualificò come «pietra fondamentale per lo studio della ceramica del periodo romano-bizantino».

Un volume di padre Loffreda pubblicato nel 2000 e dedicato agli umili oggetti domestici in terracotta che accompagnarono la vita quotidiana di Gesù e della Chiesa nascente

Nel 2003 padre Loffreda divenne professore emerito e in suo onore la facoltà di Scienze bibliche e di Archeologia a Gerusalemme curò una poderosa miscellanea di studi archeologici (One Land Many Cultures), cui collaborarono archeologi e studiosi di grande livello. Questo riconoscimento arrivò dopo avere diretto tra il 2001 e il 2003 nuove campagne di scavi a Cafarnao che gli permisero di produrre una sintesi in alcuni grandi volumi di tutte le ricerche archeologiche condotte in quella straordinaria località evangelica.

Dedicò ancora alcuni anni di lavoro all’Sbf riordinando il deposito archeologico e classificando il materiale di archivio suo e di padre Virgilio Corbo che era scomparso nel 1991. Ha trascorso nelle Marche, la sua terra di origine, gli ultimi anni.

Nel ricordare il confratello, padre Claudio Bottini, biblista e collega nell’insegnamento per decenni allo Studio Biblico, ha sottolineato che il magistero di padre Loffreda ha formato generazioni di studiosi, trasmettendo competenza scientifica e quella passione per la Terra Santa che lo animava. «Con quella umiltà tutta francescana – ha aggiunto fra Claudio – chiamava scherzosamente “cocci” quei preziosi reperti che, grazie al suo lavoro meticoloso e alle sue numerose pubblicazioni, hanno arricchito la nostra comprensione delle testimonianze archeologiche della storia della salvezza».

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