L’autore di questo volume confessa di aver accostato “da vicino” la personalità di re Erode il Grande (73 a.C – 4 a.C.) per via della sua attività di sceneggiatore di un noto programma della Rai – Ulisse: il piacere della scoperta, condotto da Alberto Angela –, che dedicò una delle sue puntate all’Herodion, la fortezza-tomba del sanguinario monarca che svetta, in forma di piccolo vulcano, pochi chilometri a sud-est di Betlemme.
Noi tutti che abbiamo letto o ascoltato i brani evangelici dell’infanzia del Maestro, conosciamo Erode come colui che ordinò una strage di neonati nel tentativo di sopprimere anche il bambino Gesù, per scongiurare l’eventualità che un giorno potesse insidiargli il trono. In queste pagine Aldo Piro – senza accampare competenze da biblista o da storico dell’Impero romano – prova a gettare più luce su quel sovrano dalle tante sfaccettature attingendo agli scritti dello storiografo giudeo-romano Flavio Giuseppe (37 ca. – 100 ca.).
Scrive Piro per spiegare i propri intenti: «Erode: grande e megalomane, sanguinario e sentimentale quando non piagnucoloso, come erano i grandi dalla faccia feroce della sua epoca e forse di tutte le epoche. Un personaggio astuto come una volpe, feroce come una tigre e morto come un cane. Imprevedibile. Quando pensi di averla stanata, questa figura controversa ti stupisce con una mossa a sorpresa, e perciò conviene andarne a caccia, toglierle di dosso la polvere accumulata dai secoli e presentarla sotto una vivida luce».
Il libro ha un tono non dissimile da quello di un documentario televisivo rivolto a un ampio pubblico e che ripercorre passo passo la biografia del monarca idumeo, a partire dalle sue origini familiari: «È nato nel 73 a.C. ad Ascalona nel Negev, una zona desertica nel sud d’Israele. La madre si chiama Cipro, e di lei – come di tante donne di ogni epoca – sappiamo soltanto il nome, a parte il fatto che è originaria di Petra, la mirabile città dei nabatei scavata nella roccia, oggi una delle maggiori attrattive della Giordania. Il padre si chiama Antipatro. Viene dalla Idumea, il territorio a sud della Giudea. Gli idumei erano stati “giudaizzati” a forza: una volta soggiogati, era stato permesso loro di rimanere nella regione nativa purché vivessero in maniera conforme alle leggi dei giudei. Un rancore taciuto, quindi, come un rumore di fondo, era rimasto tra i due popoli».
Già il padre Antipatro, come continuerà a fare egregiamente Erode da buon “figlio d’arte”, si mette a disposizione degli occupanti romani, che se ne servono per tenere sotto controllo, a Gerusalemme, il sommo sacerdote ed etnarca Ircano. «Per assicurarsi la sua fedeltà, [Giulio] Cesare conferisce ad Antipatro e alla sua famiglia la cittadinanza romana e l’esenzione perpetua dalle tasse», annota Piro.
Sottoposto al padre o da solo – ci ricorda il libro – Erode verrà comunque «sempre avvertito come “altro” rispetto alla società ebraica, un alieno. E sarà proprio il tentativo di farsi considerare totalmente ebreo uno dei moventi del suo operato» (si pensi solo all’ampiamento del tempio di Gerusalemme per renderlo maestoso).
Val la pena di saperne di più, percorrendo tutta la biografia che Aldo Piro ci racconta in queste pagine con stile piano e agevole. (g.s.)

Aldo Piro
A caccia di Erode
Marietti1820, 2024
pp. 132 – 16,00 euro

























