
Il Cantico delle Creature esprime davvero il cuore di Francesco, tutto proteso verso Dio e per questo pieno di una lode che emerge in ogni istante e in ogni circostanza. E Francesco, più che maestro con le parole, si fa testimone.
Se nella prima parte del Cantico delle Creature (o di Frate Sole) Francesco lodava Dio per l’opera della creazione, ad un certo punto ci troviamo di fronte a un radicale cambio di registro.
Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Nella parte iniziale del Cantico l’invito a lodare Dio per il creato vuole evitare che le persone diano per scontato questo miracolo quotidiano, perdendo lo stupore e la gratitudine. In questa nuova parte, invece, Francesco vuole che si ponga attenzione non più al creato, ma al mondo «umano» e, in specifico, alla bellezza di coloro che vivono le situazioni più difficili della vita con il cuore orientato a Dio, dando gloria a Lui in ogni circostanza.
Che belli – sottolinea – sono coloro che spinti dalla grazia e dallo Spirito Santo, vivono in maniera evangelica i torti subiti, la malattia e le tribolazioni, coloro che non si conformano alla mentalità del mondo.
San Francesco nella prima parte del Cantico guarda la creazione e dice: «Che bella cosa hai fatto mio Dio!». In un secondo momento lo sguardo del Santo si rivolge alla vita umana e sociale… e vede uomini e donne, frati e laici, pieni di rancore e di difficoltà relazionali, colmi di tristezza a causa di malattie e infermità, pieni di lamento per tutte le tribolazioni della vita quotidiana! E si chiede: ma può essere questa la vita cristiana? Può ridursi a un insieme di litigi per ingiustizie subite, a rancori che dividono famiglie, comunità e corpi sociali, a recriminazioni perché si sono dovuti affrontare problemi e malattie? Se è vero, come dice il vangelo, che la bocca parla dalla pienezza del cuore (Matteo 12,33-37), il cuore di tutte queste persone senz’altro non è pieno di Dio ed è lontano dalla pace. Se rancore, tristezza e recriminazione dominano i discorsi e quindi i cuori, come annunciare la pace a chi è inquieto e intristito? A questo punto, Francesco fa quello che ama fare solitamente: di fronte ad atteggiamenti che non condivide, che non fanno riferimento a Dio, non fa sterili prediche morali, ma dà l’esempio e annuncia la vita bella, il mondo nuovo, che nasce dagli uomini e dalle donne che accolgono il Vangelo ed esclama: «Che belle sono, mio Dio, le persone che sanno perdonare, che sanno accettare in pace la malattia, che sanno portare le tribolazioni della vita per amore tuo, restando nel tuo amore!» Francesco vede che non è impossibile che la gente, e anche i suoi frati, possano condurre una vita senza pace e nella continua tristezza e lamentazione… E per questo lancia una sfida! La sfida di vivere una vita bella alla luce del vangelo con la grazia di Dio.
Questo voglio, questo desidero, questo bramo con tutto il cuore… e voi figli e fratelli miei amatissimi che cosa volete, che cosa desiderate con tutto il cuore? Che vita volete vivere? Scegliete anche voi la via che porta alla pace e sarete beati! La via del perdono che porta alla pace del cuore e alla pace con gli altri, la via dell’accettazione serena della malattia, la via dell’accoglienza delle tribolazioni della vita quotidiana, accogliendo tutto nell’ottica di un cammino di santità, d’amore e di lode a Dio. Ogni goccia di sudore, ogni fatica e tribolazione è preziosa e la venderemo ben cara al nostro Dio: così rispondeva Francesco di fronte all’ironia del fratello.
«Un mattino d’inverno, mentre Francesco pregava coperto di miseri indumenti, il suo fratello carnale, passandogli vicino, osservò con ironia rivolgendosi a un concittadino: “Di’ a Francesco che ti venda almeno un soldo del suo sudore!”. L’uomo di Dio, sentite le parole beffarde, fu preso da gioia sovrumana e rispose in francese: “Venderò questo sudore, e molto caro, al mio Signore”» (Leggenda dei tre compagni n. 23).
Il Cantico delle Creature vuole aiutarci a vincere alcune tentazioni molto pericolose che assediano la nostra vita e lo fa secondo lo stile francescano: non attaccando né giudicando nessuno, ma mostrando quanto è più bello e rispondente alla nostra natura umana la via evangelica. Così, ancora oggi, i testimoni sono più efficaci dei maestri, chi ci mostra un’altra vita possibile ci aiuta maggiormente rispetto a chi semplicemente ci rimprovera, ma poi non vive una vita rinnovata.
Eco di Terrasanta 4/2025
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