Da Monaco a Gaza: acqua potabile da un’israeliana e una palestinese
Entrambe residenti da alcuni anni in Germania, le due professioniste si sono incontrate durante un incontro di pacifisti l’8 ottobre 2023 e tre mesi dopo hanno fondato la ong «Clean Shelter» per assicurare acqua potabile alla popolazione sotto attacco nella Striscia
Nell’ottobre 2023 Tom Kellner, israeliana di nascita, ricercatrice in letteratura ed esperta di editoria, viveva da diversi anni a Berlino. La palestinese Seba Salman Abudaqa si era trasferita da poco a Monaco di Baviera da San Francisco: dopo la laurea in Sociologia conseguita nel 2004 alla Bir Zeit University, aveva trascorso i successivi vent’anni come esperta in progetti di sviluppo sostenibile e formatrice di comunità in diversi Paesi dell’Africa e dell’Asia. Le due professioniste si sono incontrate per la prima volta via Zoom l’8 ottobre 2023, il giorno dopo il «sabato nero», nell’ambito di un programma di dialogo per israeliani e palestinesi all’estero promosso dall’organizzazione Neve Shalom – Wahat al-Salam.
«Abbiamo iniziato da quella che ci sembrava la necessità più urgente», ha raccontato Tom Kellner nei giorni scorsi al quotidiano israeliano Haaretz. Così le due donne hanno fondato nel giro di tre mesi Clean Shelter (Rifugio pulito, un’associazione con sede in Germania e lo staff di gazesi impiegati nella Striscia di Gaza per trovare soluzioni creative alla fornitura di acqua potabile a centinaia di migliaia di sfollati nell’area umanitaria di Al Mawasi.
Hanno iniziato installando dei servizi igienici a Khan Yunis e ora lavorano al ripristino e all’espansione della rete idrica della città di Gaza. Dal primo campo di «Rifugio pulito» aperto nel febbraio 2024, grazie ai contatti familiari di Abudaqa, il gruppo ha aperto due mesi dopo Zomi Shelter Center ad Al Masawi, che fino al 7 ottobre era un paese costiero di novemila abitanti, tra Rafah e Khan Yunis, che vivevano principalmente di pesca e che non aveva infrastrutture di base, divenuto oggi un campo per sfollati interni che accoglie principalmente donne, bambini e persone con disabilità.
Mentre le due professioniste israeliana e palestinese raccolgono fondi e gestiscono l’organizzazione dalla Germania, il lavoro sul campo è svolto principalmente dalla coordinatrice 45enne Hala Assi e dall’ingegnere civile 36enne Ahmed Sherif, responsabile operativo del gruppo, che prima della guerra lavorava come project manager in diverse aziende a Gaza e negli Emirati Arabi Uniti. Oggi Sherif cerca di trovare nella Striscia distrutta tutto quel che resta dei materiali necessari ai sistemi di desalinizzazione e serbatoi d’acqua: l’organizzazione infatti non porta né invia nulla a Gaza, tutti i materiali di Clean Shelter sono risorse già presenti nella Striscia.
«Il nostro team acquista tutto sul posto», racconta Kellner. E spiega che, poiché non è possibile traferire denaro dai Paesi dell’Unione europea a Gaza, l’organizzazione collabora con un partner nel Regno Unito che lo invia direttamente al conto bancario di uno dei membri del personale o di un fornitore della ong. Ogni membro impiegato nella Striscia inoltre è stato sottoposto a un controllo serrato per garantire che non fosse affiliato ad alcun gruppo armato, grazie ai contatti ufficiali e ufficiosi di Seba Abudaqa a Gaza. «Non vogliamo mettere a repentaglio la sicurezza del nostro team in alcun modo» rimarca Kellner.
Nel corso di questi oltre 21 mesi di guerra Al-Mawasi era diventata una delle principali «zone sicure» nella Striscia: con la rottura della tregua da parte di Israele lo scorso marzo non esistono più zone sicure e anche Al Mawasi, oggi densamente popolata da centinaia di migliaia di sfollati costretti a lasciare le loro case, è stata sottoposta a pesanti bombardamenti.
L’approvvigionamento di acqua potabile e la gestione delle risorse idriche sono sempre state una delle maggiori sfide nella Striscia di Gaza. Oggi è diventata insieme al cibo l’emergenza principale, tra l’inquinamento delle falde acquifere contaminate dalle tonnellate di bombe sganciate da Israele e il taglio delle forniture di acqua che veniva distribuita da tre condutture israeliane interrotte insieme al cibo e alla fornitura di energia elettrica.
Alla fine del 2024 le due cooperanti israeliana e palestinese hanno acquistato una piccola unità di desalinizzazione alimentata da un pannello solare, che per alcuni mesi ha fornito l’acqua a sette scuole per bambini sfollati. Oggi, un passo dopo l’altro e in attesa che i bombardamenti finiscano, stanno cercando di riparare la rete idrica municipale di Khan Younis e distribuire acqua potabile a quante più persone possibile.




















