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La Terra Santa tremila anni fa? Già una nazione di start-up

Christophe Lafontaine
12 gennaio 2022
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La Terra Santa tremila anni fa? Già una nazione di <i>start-up</i>
L’area mineraria di Timna, importante zona di estrazione del rame nel deserto di Araba. (foto Doron Horowitz / Flash90)

Uno studio dell’Università di Tel Aviv ha stabilito che quasi 3.000 anni fa, la valle del uadi Araba, tra Israele e Giordania, divenne un importante centro dell’industria del rame, grazie alle elevate competenze locali e non di provenienza egiziana.


L’Araba, una valle tra il Mar Morto, a nord, e il Golfo di Aqaba, a sud, è nota per essere stata nell’antichità un centro di estrazione del rame. Circa 3.000 anni fa sarebbe addirittura diventata, secondo un nuovo studio dell’Università di Tel Aviv, il centro di fusione più grande e tecnologicamente avanzato del mondo antico. Ciò fu dovuto alle «capacità di gestione avanzate e a una impressionante creatività tecnologica» da parte della popolazione locale, come ha annunciato il 10 gennaio un comunicato dell’Università.

Anticamente il rame era importante perché considerato un componente essenziale del bronzo, che si ottiene dalla complessa fusione di rame e  stagno. Il nuovo metallo apparve subito più malleabile del rame puro, ma con le stesse proprietà in termini di resistenza. La fabbricazione del bronzo portò naturalmente allo sviluppo di tutti i tipi di attrezzi e armi.

Lo studio è stato condotto da David Luria, laureatosi all’Università di Tel Aviv, associato al dipartimento di Archeologia e Culture antiche del Medio Oriente e all’Istituto di Archeologia della stessa Università. Il suo lavoro è stato pubblicato in dicembre sulla rivista Plos One.

Una regione mineraria ambita …

Lo studio si è concentrato sulle due principali zone minerarie, dove sono in parte ancora visibili rocce verde-blu, che hanno fatto la reputazione industriale dell’antica valle, citata anche all’inizio del primo capitolo del Libro del Deuteronomio. C’è innanzitutto Timna, a nord di Eilat (attualmente in Israele) e poi, 130 chilometri più a nord, Feynan, oggi in Giordania. Le miniere di Timna sono state a lungo associate al re Salomone e al regno di Israele. Gli scavi alla fine degli anni Sessanta, tuttavia, avevano rivelato un piccolo tempio egizio dedicato ad Hathor, la dea dell’amore e della bellezza. Questo tempio fu allora considerato prova che l’attività mineraria era legata all’Egitto e risaliva al XIII secolo a.C., cioè circa due secoli prima del re Davide.

Ricerche precedenti allo studio di Luria avevano a lungo sostenuto che l’alto livello di tecnologia impiegata nella valle dell’Araba era reso possibile dalle conoscenze e dalle tecnologie che gli egiziani avevano portato nella regione durante la spedizione del faraone Sheshonq I nel 925 a.C., cinque o sei anni dopo la morte di re Salomone.

Questa teoria è stata rafforzata nel 2014 non solo dopo la scoperta a Feynan di un manufatto a forma di scarabeo recante la figura di Sheshonq, ma anche attraverso lo sviluppo di una nuova modellazione scientifica secondo cui un inaspettato salto tecnologico doveva essere avvenuto durante la permanenza del faraone.

Sheshonq è citato come «re d’Egitto» nella Bibbia con il nome di Sisak. «Nell’anno quinto del re Roboamo, il re d’Egitto, Sisak, salì contro Gerusalemme. Prese i tesori del tempio del Signore e i tesori della reggia, portò via tutto, prese anche gli scudi d’oro fatti da Salomone», si legge nel capitolo 14 del Primo Libro dei Re.

Tuttavia, secondo David Luria, la spedizione di Sheshonq nella valle mineraria «non aveva lo scopo di appropriarsi delle miniere di rame dell’Araba, ma di formulare un accordo a lungo termine con il popolo dell’Araba per rafforzare la produzione locale e quindi aumentare le esportazioni di rame verso l’Egitto, che, all’epoca, aveva difficoltà nella sua produzione locale», ha spiegato. Gli archeologi dell’Università di Tel Aviv hanno ricominciato a scavare a Timna nel 2013 e la datazione al radiocarbonio di materiale organico ha mostrato che l’attività più intensa nel sito si è verificata intorno al 1000 a.C., al tempo di Davide e Salomone.

… e punta di diamante di un’industria high-tech

David Luria sostiene che il grande successo economico e tecnologico dell’industria del rame nell’Araba non era legato alle capacità e conoscenze di un Egitto all’epoca bisognoso di rame, quanto piuttosto al talento della popolazione autoctona. «Sembra – ha affermato – che il segreto del successo dell’antica industria del rame in Araba risiedesse nelle competenze manageriali di chi gestiva le miniere, assistiti in ogni fase del loro processo decisionale da esperti di talento nelle tecnologie».

La riflessione si basa su un’attenta analisi dei depositi lasciati nelle zone minerarie: si sono scoperti residui della produzione di rame che si sono accumulati sotto forma di discariche. Queste possono essere datate e le loro dimensioni consentono di stimare il volume di produzione in un determinato momento. Inoltre, effettuando un’analisi chimica del contenuto di rame rimasto negli scarti, si può determinare la qualità della produzione; quando la quantità di rame nei rifiuti diminuisce, si può concludere che il processo è diventato più efficiente.

Le tracce trovate in questi siti mostrano che durante tutto il ciclo di produzione il personale era in grado di chiudere le miniere che rendevano poco e aprirne di più efficienti. I rifiuti di un periodo precedente, prodotti con processi meno efficienti, furono riutilizzati per estrarre le grandi quantità di rame che ancora contenevano, invece di utilizzare il minerale grezzo. Ciò dimostra un elevato livello di competenze tecnologiche e la capacità di verificare la quantità di rame presente nel materiale.

Questo non avrebbe potuto essere messo in atto e studiato, dice l’autore dello studio, «senza un eccellente personale tecnico che ha sostenuto le decisioni di gestione con regolari test tecnologici».

La lezione importante da trarre da questo successo produttivo, secondo Luria, è che individui esperti di alta tecnologia – persone istruite ed energiche che vissero qui nel primo millennio a.C. – riuscirono, proprio come fanno oggi, ad avviare un’enorme rivoluzione nell’economia locale». Un riferimento alla nazione di start-up che è oggi Israele. «Niente di nuovo sotto il sole», conclude con una battuta Luria.

 

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