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Gli yemeniti di nuovo uniti (dal tifo calcistico)

Laura Silvia Battaglia
23 dicembre 2021
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Il merito va alla vittoria della nazionale di calcio Under 15 ai campionati giovanili dell'Asia occidentale contro la squadra dell'Arabia Saudita. In patria o in diaspora yemeniti in tripudio.


Quel che non ha potuto e saputo fare la politica, può il calcio. Dopo sette anni di progressive e sempre più tese relazioni tra yemeniti del Nord e del Sud, tra locali ed espatriati, tra cittadini a tutti gli effetti e cittadini rifugiati in Yemen, in mezzo a una guerra che nessuno ha la volontà di risolvere, la vittoria della nazionale Under 15 nel campionato di calcio giovanile dell’Asia occidentale ha galvanizzato tutti.

L’unione nazionale – mai sopita in Yemen – è tornata ad essere centrale, viva ed esaltante ovunque, da Sana’a ad Aden, passando per Taiz, dove si è sparato in tutti i modi possibili, con fuochi d’artificio o proiettili dei kalashnikov. Questa vittoria ha emozionato ancora di più gli yemeniti esiliati da pochi o da molti anni, che vivono al Cairo – in particolar modo nel quartiere di Dokki – e negli Stati Uniti, dove esiste una comunità immensa tra Detroit e New York che si è riversata nelle strade, nei caffè e ha commentato su tutti i social media la prima buona notizia per lo Yemen da sette lunghi anni.

La vittoria della nazionale di calcio yemenita Under 15 – lo scorso 13 dicembre – è ancora più rilevante perché è stata ottenuta contro la nazionale saudita, battuta 4-3 ai rigori, e ancora più rilevante il fatto che tutti gli yemeniti l’abbiano sentita come tale. Non solo a Nord, dove i cosiddetti ribelli Houthi basano tutta la loro propaganda sull’aggressione esterna dei sauditi, ma anche ad Aden, dove è ancora di stanza un governo che con i sauditi è venuto a patti. Alaa Hussein Mohammed, 30 anni, che ha guardato la partita con gli amici ad Aden, intervistato dal Washington Post, ha dichiarato: «In questa finale non c’era posto per la politica. Eravamo tutti per uno: al Nord, al Sud, ovunque».

Al di là della gioia dei tifosi, i giovanissimi calciatori hanno un futuro davanti. Intanto l’Hayel Saeed Anam Group (appartenente a una famiglia di imprenditori molto noti) ha regalato a ciascun giocatore – oltre che allo staff tecnico e ai manager – 10mila dollari a testa. Anche la signora Tawakool Karman – premio Nobel per la pace 2011 – ha fatto la sua parte, donandone 5mila e un iPhone. L’azienda telefonica MTN ha elargito mille dollari a ciascun giocatore, mentre l’azienda Kuraimi 3.300.

La squadra giovanile ha superato enormi ostacoli per assicurarsi la vittoria, avendo vissuto circa metà della propria vita in un Paese assediato dalla violenza e ormai diviso al suo interno da fratture sempre più profonde, zona per zona, città per città, tribù da tribù. Nemmeno il Sud, che ha sostenuto fin dall’inizio l’intervento saudita è coeso: il Consiglio di Transizione del Sud, guidato dagli ex separatisti del partito Hirak, ha sfidato più volte il governo del presidente Mansour Hadi, prevalendo nei consensi e ottenendo un rimpasto di governo, dopo essersi accreditato presso la Lega Araba.

La gioia e l’esplosione di un sentimento di orgoglio nazionale non erano dunque cosa scontata, specie nel momento in cui i combattimenti imperversano nel Marib, la regione petrolifera contesa tra i principali attori del conflitto. Il tifo calcistico è stato l’occasione per testare due aspetti di una consapevolezza che molti yemeniti hanno, ma che non avevano avuto ancora occasione di definire: l’essere ancora una nazione che si riconosce e definisce sotto una bandiera, anche se non sotto un governo, il che nasce dalla certezza della propria unicità e specificità culturale, per nulla seconda a quella di altri popoli del Golfo. E, ancora, la certezza che le influenze esterne non possono essere assecondate e che il conflitto potrà essere risolto se e solo se gli yemeniti troveranno una via per risolverlo tra loro.

Questi temi, la notte della vittoria, sono rimbalzati tra molti influencer yemeniti, nonostante le celebrazioni siano state funestate, nella capitale Sana’a, dalla morte di cinque persone a causa di proiettili vaganti. Nota a parte: anche l’ambasciatore saudita in Yemen, Mohammed al-Jaber, ha sportivamente twittato le sue congratulazioni ai vicintori.

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