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Il Medio Oriente punta di nuovo sul turismo religioso

Cecile Lémoine
2 settembre 2021
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Il Medio Oriente punta di nuovo sul turismo religioso
In questo scatto del 2018 pellegrini a Qasr el Yahud, sponda occidentale del Giordano presso il sito del Battesimo di Gesù. (foto Miriam Alster/Flash90)

Israele, Giordania, Egitto, Territori palestinesi, tutti attendono con impazienza il ritorno dei pellegrini dal resto del mondo. E intanto dedicano attenzione e risorse al miglioramento di alcune mete.


In tutta la Terra Santa l’industria del turismo è in sofferenza, con il prolungarsi della stagione della pandemia da coronavirus. Sta tuttavia cercando di proiettarsi nel futuro migliorando alcuni aspetti. I governi di Israele, Giordania ed Egitto hanno pompato denaro in vari progetti di riqualificazione, anche nei siti che sono mete abituali dei pellegrini. Si tratta di una decisione strategica, perché il turismo religioso è una vera manna, sul piano economico, per questi Paesi (così come per i palestinesi – ndr).

In Israele rinnovata attenzione ai pellegrini

Nello Stato ebraico il turismo religioso rappresenta più della metà dei flussi in arrivo dall’estero. Secondo un sondaggio condotto dal ministero del Turismo, nel 2019 il 53,9 per cento degli ingressi era costituito da cristiani, il 25,6 per cento ebrei e l’1,4 per cento musulmani. I restanti non hanno espresso alcuna appartenenza religiosa. Se il 2019 ha visto un record di 4,55 milioni di turisti sbarcare in Israele (generando 7 miliardi di dollari di entrate), nel 2021 non è ancora giunto il momento di riaprire le frontiere ai turisti individuali, mentre è stato messo in atto un progetto pilota per l’accoglienza di alcuni gruppi di pellegrini, sottoposti a controlli attenti. Il ministero del Turismo israeliano ha cercato di mettere a frutto questa prolungata “bassa stagione” investendo sul miglioramento delle infrastrutture per il turismo religioso.

Così, ad esempio, è stato possibile risistemare la pavimentazione delle vie del quartiere cristiano della città vecchia di Gerusalemme. Nuove vie d’accesso conducono ora alla Tomba del giardino (il luogo, non lontano dalla porta di Damasco, che alcuni considerano la tomba di Gesù, alternativa alla basilica del Santo Sepolcro – ndr). Vi sono poi nuovi percorsi escursionistici a Emmaus e nella zona di Korazim e Cafarnao. Ad Abu Gosh il Centro Saxum – di proprietà dell’Opus Dei – ha rielaborato la sua presentazione multimediale della Terra Santa.

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La retorica del marketing israeliano negli ultimi anni ha messo l’accento sulla promozione di destinazioni legate al tempo libero. Ora il ministero sembra correggere la rotta: «Promuovere il turismo cristiano, musulmano ed ebraico in Terra Santa è uno dei compiti più importanti nel mio ruolo di ministro del Turismo – spiega Yoel Razvozov, a Media Line –. Il turismo religioso costruisce ponti tra popoli e Paesi, rafforza i nostri legami internazionali e diplomatici ed è un importante punto di ancoraggio per tutto il comparto».

Le vestigia del palazzo di Hisham (VIII sec. d.C.), alla periferia di Gerico, in Cisgiordania. (foto Miriam Alster/Flash90)

Sul versante palestinese, a Betlemme attende di essere ammirata, ormai sgombra da impalcature, la basilica della Natività, al termine di una campagna di restauri durata cinque anni. Un altro sito che vale la pena visitare è il mosaico del palazzo di Hisham a Gerico, i cui lavori di conservazione finanziati dai giapponesi dovrebbero essere completati presto.

In Giordania, uno spiraglio per il turismo sciita

Sull’altra sponda del fiume Giordano, il dipartimento delle Antichità del Regno di Giordania ha annunciato miglioramenti al sito della grotta di Zoar sulle rive del Mar Morto (i lavori di messa in sicurezza del sito maturavano da tempo – ndr). La Bibbia dice che Lot e le sue figlie vennero qui per cercare rifugio dopo la caduta di Sodoma e Gomorra (cfr. Libro della Genesi, capitolo 19). Soprattutto, il Paese sta valutando l’apertura di alcuni dei suoi siti al turismo sciita. Il sud della Giordania ospita alcune tombe importanti per questa componente della comunità musulmana maggioritaria in Iran: tra le altre quella di Ja’far al Tayyar, cugino e compagno del profeta Muhammad.

Mentre i ricavi derivanti dal turismo hanno raggiunto i 5,7 miliardi di dollari nel 2019, il regno hascemita li ha visti crollare a 1,4 miliardi di dollari nel 2020, stando ai dati della Banca centrale di Giordania. L’industria del turismo, che genera il 20 per cento del Pil del Paese, potrebbe quindi beneficiare dell’arrivo dei pellegrini sciiti, stimati intorno al milione. Le rivalità tra sunnismo, maggioranza in Giordania, e sciismo, sono rimaste a lungo un freno e il dibattito è continuato per molti anni.

L’Egitto scommette sul cammino della Sacra Famiglia

Negli ultimi anni, il governo egiziano ha investito molto nel restauro dei luoghi santi cristiani, musulmani ed ebrei. Interventi sono stati realizzati sull’antica moschea Nabi Daniel, ad Alessandria, e sulla sinagoga Shaarei Shamayim, al Cairo. Il Paese ha anche recentemente annunciato l’intenzione di rinnovare i santuari e le tombe della famiglia del profeta Muhammad in tutto il Paese, al fine di sostenere e promuovere il turismo religioso musulmano.

L’ultimo progetto in corso riguarda il cammino della Sacra Famiglia. La prima tappa di questo percorso, che ne conta complessivamente 25, è stata inaugurata nel gennaio 2021. L’itinerario inizia sulla costa orientale della penisola del Sinai e termina nell’Alto Egitto, passando per il delta del Nilo e il Cairo. Alla fine si snoderà per 3.500 chilometri attraversando il territorio di 11 governatorati. Le 25 tappe sono state riqualificate negli ultimi sette anni, investendo 60 milioni di sterline egiziane (oltre 3 milioni di euro).

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