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Martin Luther King, un pellegrinaggio mai fatto

Francesca Cosi
28 maggio 2021
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Dopo il primo soggiorno in Terra Santa, nel marzo 1959, il pastore Martin Luther King avrebbe dovuto guidare un pellegrinaggio di connazionali nel maggio 1967. La storia di un viaggio andato in fumo.


«King guiderà un pellegrinaggio autunnale in Terra Santa»: così scriveva il New York Times il 16 maggio 1967, annunciando l’iniziativa promossa in quel periodo da un pieghevole color verde acido su cui campeggiava la silhouette blu elettrica del predicatore. Nella brochure, Martin Luther King invitava i fedeli a unirsi a lui in pellegrinaggio: «Una delle occasioni veramente memorabili della mia vita è stata la visita in Terra Santa, in cui ho avuto la possibilità di vedere e respirare i luoghi ispiratori da cui è scaturita la nostra fede».

King vi aveva infatti soggiornato con la moglie Coretta nel marzo 1959 e aveva poi descritto quel viaggio nel sermone pasquale raccontando la difficile situazione geopolitica della zona: «Quando si dice “atterrare a Gerusalemme”, bisogna specificare di che cosa si sta parlando e spiegare di quale parte della città si tratta. […] E prima di entrare in una parte della città, dev’esserti ben chiaro che non entrerai nell’altra, perché la prima è in Israele, e la seconda in Giordania. La città è stata divisa a causa del conflitto arabo-israeliano. […] Perciò è stata una strana sensazione andare nell’antica città di Dio e vedere le tragedie provocate dall’odio degli uomini e dalla loro malvagità, che li spinge a combattere e vivere nel conflitto» (il testo integrale del sermone si trova in Un dono d’amore, Edizioni Terra Santa, 2018 – ndr).

La situazione dei Luoghi Santi era ancora immutata alla fine del 1966, quando l’assistente di King, Andrew Young, andò in Israele e Giordania per prendere accordi con le autorità locali. Il programma era allettante: i pellegrini sarebbero partiti in tre gruppi il 6, 7 e 8 novembre 1967 per un viaggio di quindici giorni che avrebbe toccato la Terra Santa, Atene, Roma e Parigi. Spiegava King nella brochure: «Da anni ho la sensazione che ben pochi approfittino delle moderne opportunità di viaggiare e fare esperienza in altri paesi», quindi si sarebbe trattato anche di un tour educativo nelle grandi capitali della storia.

In Terra Santa il predicatore avrebbe dovuto tenere due sermoni: il primo sul Monte degli Ulivi, nella parte giordana di Gerusalemme, il 14 novembre 1966, e il secondo in Israele il 16, in un anfiteatro appositamente costruito sul Mar di Galilea. Il viaggio fu annunciato nel maggio 1967, ma poche settimane dopo scoppiò la guerra dei Sei giorni. Fino a quel momento King aveva sperato di potersi tenere al di fuori delle questioni politiche della regione, dichiarando che il suo viaggio aveva scopi unicamente spirituali, ma Israele nel conflitto batté la coalizione araba e conquistò Gerusalemme Est, Sinai, Striscia di Gaza, Cisgiordania e alture del Golan: guidando un pellegrinaggio nel Paese, il predicatore avrebbe quindi rischiato di alienarsi le simpatie dei suoi sostenitori nel mondo arabo.

Il 24 luglio 1967 i suoi consiglieri gli suggerirono di controbilanciare il viaggio in Israele con una visita a re Hussein di Giordania o al presidente egiziano Nasser, ma come sappiamo dalle registrazioni dell’Fbi, oggi di dominio pubblico, King rispose: «Penso solo che sarebbe un grosso errore. Non credo che potrei uscirne indenne». In una lettera che annunciava la cancellazione del viaggio, prometteva di riconsiderare il progetto per l’anno successivo. Ma pochi mesi dopo, il 4 aprile 1968, venne ucciso a Memphis, Tennessee. E fu così che quel pellegrinaggio in Terra Santa non si fece mai.

(Ha collaborato Alessandra Repossi)

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