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Israele a Natale guarda ai suoi cristiani

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27 dicembre 2018
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Israele a Natale guarda ai suoi cristiani
Una sfilata a tema natalizio organizzata nelle vie di Nazaret il 24 dicembre 2018. (foto Anat Hermony/Flash90)

Le statistiche fanno il punto su chi sono, quanti sono e dove vivono i cristiani in Israele. Molti ebrei, in questi giorni natalizi, si mischiano a loro per respirare un po' d'aria di festa.


(g.s.) – In un articolo pubblicato dal quotidiano The Jerusalem Post il giorno di Natale, la giornalista Tovah Lazaroff assembla e rielabora una serie di dati sulla popolazione cristiana attinti dal ministero degli Esteri e dall’Ufficio centrale di statistica di Israele.

In questo momento dell’anno è quasi una consuetudine per i media israeliani proporre ai lettori qualche dato sui cristiani permanentemente residenti in Israele. Dalle cifre fornite dalle istituzioni pubbliche restano escluse le decine di migliaia di migranti economici (asiatici, europei ed africani) che trovano impieghi temporanei – anche se di lunga durata – nei servizi alla persona, in edilizia, in agricoltura e nel comparto ristorazione e turismo.

Nel 2018 i cristiani censiti in Israele superano di poco il 2 per cento della popolazione e sono 175 mila. Al 77 per cento sono arabi, ma nel computo generale si calcolano ora anche i circa 600 falasha mura autorizzati ad immigrare permanentemente dall’Etiopia.

Mediamente i giovani cristiani si sposano non troppo presto: a 29 anni i maschi e a 25 anni e mezzo le femmine.

Le donne cristiane studiano di più delle altre connazionali: il 75 per cento ha un diploma di scuola secondaria, mentre la media nazionale è del 62,7 per cento.

Se si guarda alla distribuzione geografica Gerusalemme non primeggia: il 71 per cento dei cristiani (in prevalenza ortodossi o cattolici di rito melchita) abita nel nord di Israele. La comunità cristiana araba è stanziata anzitutto a Nazaret (22mila e 100 persone), poi a Haifa (15mila) e Gerusalemme (12mila 800).

A proposito di Nazaret e dei suoi cristiani, il quotidiano Haaretz fa la cronaca della vigilia di Natale dalla città della Galilea dove il Signore Gesù trascorse in famiglia la sua infanzia e adolescenza, fino a diventare adulto. Molte migliaia di ebrei, racconta Judy Maltz, il 23 dicembre, giorno festivo di shabbat in Israele, hanno affollato Nazaret (alla palestinese Betlemme non hanno accesso) per assaporare un po’ di atmosfera natalizia. Quest’anno si parla di un’affluenza record.

Per i più il sapore di Natale non va molto oltre quello che si respira in tante città d’Occidente, con il messaggio religioso che passa in secondo piano, lasciando la scena agli ammennicoli di Santa Claus e ai mercatini incorniciati di festoni e luminarie, ove risuonano motivetti musicali universalmente noti.

Per tanti è stata un’occasione di festa in più. Altri hanno colto l’opportunità di una visita guidata – come se ne organizzano ora anche a Haifa e in Gerusalemme vecchia – per apprendere qualche nozione in più sul cristianesimo. Un tema quasi ignoto, che a scuola non si studia.

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