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Preghiera e cultura, il 24 aprile nel ricordo del genocidio armeno

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24 aprile 2018
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Preghiera e cultura, il 24 aprile nel ricordo del genocidio armeno
Una commemorazione delle vittime del genocidio armeno nel memoriale di Yerevan.

Iniziative religiose e culturali in tutta Italia accompagnano la giornata che ricorda le vittime del genocidio degli armeni, iniziato nel 1915 nei territori dell’Impero ottomano. Il commento del console Pietro Kuciukian.


24 aprile, ore 11: a Milano, nella piccola chiesa che riproduce le forme tipiche degli edifici religiosi armeni, si svolge un momento di preghiera ecumenico in ricordo di tutte le vittime del genocidio di un secolo fa. Accanto all’archimandrita, Tovma Khachatryan, per la prima volta è presente anche l’arcivescovo della città, mons. Mario Delpini. È una delle numerose iniziative religiose e culturali organizzate in Italia nella giornata che ricorda Medz Yeghern, il «Grande male», avvenuto tra il 1915 e il 1922 nei territori dell’Impero ottomano. «Attendiamo con gioia l’arcivescovo Mario – ha dichiarato l’archimandrita -: pregare con la guida della Chiesa ambrosiana è un onore e conferma, ancora una volta, il clima fecondo di amicizia e di dialogo ecumenico che condividiamo».
Se dagli anni Cinquanta Milano è il cuore della comunità armena italiana, sono tuttavia numerose le località dove si tengono iniziativa nel corso dell’intera settimana. A Roma un breve spot dal titolo Una tragedia che non ha parole viene trasmesso sul circuito video nei treni della metropolitana: un modo per denunciare il negazionismo turco che perdura dopo un secolo e l’atteggiamento complice che porta molte diplomazie a tacere ancora oggi sulla tragedia di quegli anni, per convenienze politiche o interessi economici. Funzioni liturgiche dedicate alle vittime del genocidio, che il katholikos di tutti gli armeni tre anni fa ha proclamato «martiri», si svolgono nella capitale e a Padova. Altri appuntamenti civili e culturali sono previsti a Perugia, Bari, Camponogara (Ve), Galatina (Le), Francavilla Fontana (Br). A Brancaleone in Calabria, il 25 aprile le parrocchie della zona celebrano un vespro bizantino greco-cattolico in quei luoghi, alle pendici dell’Aspromonte, segnati da una presenza armena antica che risale al IX secolo e alla storia dell’Impero bizantino.
«È un vasto programma lungo tutta la settimana e tutto il Paese – osserva con soddisfazione Pietro Kuciukian, console onorario dell’Armenia a Milano. Comprende iniziative culturali come proiezioni di film e presentazioni di libri, momenti che favoriscono la memoria di quello che è accaduto». Il 21 aprile nel Municipio di Milano si è svolto anche un concerto di musica armena.

Ricordo e negazionismo

Questo anniversario di Medz Yeghern coincide con giornate tumultuose nella Repubblica armena. Il 23 aprile si è dimesso Serzh Sargsyan, uomo forte della politica a Yerevan, in seguito a continue manifestazioni di protesta nelle piazze. «È positivo il fatto che non ci siano violenze – osserva Kuciukian –, diversamente da altre circostanze nel passato. La situazione è ancora in movimento e non sappiamo che piega prenderà, ma finora si sono salvaguardati i principi della democrazia».
Il riconoscimento del genocidio armeno a livello internazionale resta un tema controverso, che la Turchia cerca di ostacolare con forti pressioni diplomatiche. Ogni volta che un parlamento in Europa ha ufficialmente riconosciuto il genocidio o un pontefice ha usato pubblicamente questa parola, ci sono state ritorsioni da parte turca. L’opposizione del governo di Ankara ha una forte influenza, ad esempio, sulla Knesset, il parlamento israeliano, che lo scorso febbraio ha ancora una volta bloccato un progetto di legge per il riconoscimento da parte di Israele del genocidio armeno. Un’antica comunità armena si raccoglie attorno alla cattedrale di San Giacomo in uno dei quartieri della città vecchia di Gerusalemme. Ma al di là di questo è chiaro che in Israele la questione assume un significato del tutto particolare. «È un problema politico – osserva Kuciukian –. C’è una spaccatura nel parlamento israeliano tra chi riconosce che il genocidio armeno è avvenuto ed è stato un tragico esempio per la Shoah e chi invece si lascia condizionare dal negazionismo turco. Questo è ancora influente, se si pensa che ogni nuovo presidente alla Casa Bianca promette il riconoscimento da parte degli Usa e poi non se ne fa nulla». Agli inizi del potere di Erdogan in Turchia si è sperato in alcune aperture, sia sul piano storico, sia nei rapporti col la vicina Armenia. Poi la situazione è mutata, come osserva con rammarico Kuciukian. È cambiata la politica turca nel complesso e, anche rispetto al riconoscimento della verità storica, si sono chiuse le porte. (f.p.)

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