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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.

Laodicea la bianca

Giulio Carulli
1 marzo 2018
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Sorge sul fiume Lico, affluente del Meandro, in Frigia (nell’attuale Turchia). Nel 2011 ritornò alla luce l’antica basilica di Laodicea.


Laodicea colpisce per il biancore delle sue colonne, molte delle quali riemerse intatte da una campagna di scavo condotta prima dall’Università del Québec, poi da Gustavo Traversari dell’Università di Venezia (1994-2000) e infine dall’Università turca di Pamukkale. Città della Frigia, deve il suo nome al sovrano seleucide Antioco II, che la rifondò dandole il nome della moglie Laodice. In precedenza era nota con il nome di Diospolis e poi Rhoas. Situata nella valle del fiume Lico (Lykos, oggi Çürüksu), un affluente del Meandro, era rinomata in epoca romana per le sue vesti di lana e per essere un centro di scambi commerciali e finanziari. L’imperatore Adriano la visitò forse una prima volta nel 123-124, certamente nel 129-130.

L’importanza di Laodicea oggi è duplice. Per l’archeologia è un importante campo di studio e di ricerca, con i suoi templi, teatri e ninfei, e con un impianto urbanistico di grande rilevanza. Per il cristianesimo, Laodicea offre la possibilità di un ritorno alle radici. La città ricevette il cristianesimo sin dai tempi apostolici ed è una delle sette chiese citate nell’Apocalisse di san Giovanni, sede di una fiorente comunità cristiana.

Qui si tenne un sinodo, i cui canoni hanno notevole importanza per la storia della Chiesa, e che si svolse probabilmente nel 364. Il testo dei sessanta canoni greci che noi possediamo è, secondo gli studiosi, un sunto dei canoni originali. In almeno cinque canoni è chiaro che sono riprodotte disposizioni disciplinari già sancite a Nicea. Le norme non vertono su questioni di fede e di dottrina, ma unicamente su questioni disciplinari e liturgiche. Ci si occupa di matrimoni, battesimi, confessioni, digiuni, eresie, rapporti con giudei e non cristiani. Alcuni canoni intendono reprimere pratiche idolatriche e magiche. Si prescrive che in chiesa si debbano proclamare solo i libri della Sacra Scrittura e se ne fissa il canone.

La città soffrì molto a causa dalle incursioni musulmane a partire dalla fine del VII secolo. Fu occupata poi dai turchi selgiuchidi nel XII secolo e in seguito dagli ottomani. Nel 1402 fu praticamente rasa al suolo dai mongoli.

Del 2011 è la scoperta più eclatante per il mondo cristiano. Fu ritrovata dal professor Celal Simsek, capo della missione archeologica turca, la grande basilica dell’antica Laodicea, che risale all’epoca bizantina. La comunità cristiana di Laodicea è citata nella Lettera ai Colossesi di san Paolo e poi viene menzionata come una delle sette chiese dell’Asia minore di cui parla il libro dell’Apocalisse. Gli esegeti ipotizzano che la chiesa di Laodicea sia nata da Epafra, un colossese convertitosi al cristianesimo forse dopo aver ascoltato la predicazione di Paolo a Efeso.

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