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Il funerale conteso di Khirbet el-Maqatir

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3 ottobre 2017
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Il funerale conteso di Khirbet el-Maqatir
Veduta aerea dell'ingresso del complesso di caverne di Khirbet el-Maqatir.

Sette donne e un ragazzo, uccisi nel 69 d.C., lo scorso febbraio hanno avuto un funerale illegale tenuto segreto. Un tributo a chi ha potuto vedere il Secondo Tempio.


La storia, ricostruita dal Times of Israel, è quella dell’omicidio di sette giovani donne e di un ragazzo. E di un funerale avvenuto duemila anni dopo in circostanze al limite della legalità, un segno di rispetto per dei martiri della ribellione contro i romani. Siamo dove oggi sorge il sito archeologico di Khirbet el-Maqatir, nei Territori palestinesi, nove chilometri a nord di Gerusalemme; l’anno è il 69 d.C., nel cuore della rivolta che contrapponeva gli ebrei agli invasori da Roma. In quest’area, nel I secolo c’erano solo un villaggio di israeliti e un complesso di tre grotte, una delle quali usata come frantoio. Ma è probabile che le caverne avessero anche la funzione, durante i combattimenti, di nascondere gli abitanti indifesi quando gli uomini si allontanavano. Tuttavia, il rifugio non è bastato a salvare le sette donne che vi sono state scovate e uccise dai soldati romani.

 

È questa la ricostruzione che è riuscita a dare delle sue scoperte la squadra del professor Scott Stripling, direttore degli scavi di Khirbet el-Maqatir dal 2014. Il ritrovamento è avvenuto all’interno di due delle grotte nel 2013: otto corpi in tutto, di cui si è riusciti a stabilire età e sesso abbastanza facilmente. Sette erano donne tra i 17 e 25 anni, uno era un ragazzo ancora più giovane. I loro resti sono stati rinvenuti in disordine, molti con le ossa disarticolate; tra di essi, numerose punte di freccia e delle monete che hanno aiutato a datare i reperti. Per il professor Stripling è chiaro che si è trattato di un omicidio brutale. La posizione scomposta dei corpi si spiega innanzitutto con un tentativo di difesa delle donne e, secondariamente, con l’ingresso nella grotta di qualche animale selvatico che ha approfittato dei resti. È probabile che i corpi siano rimasti a lungo insepolti, prima che i detriti li coprissero e che le caverne venissero riutilizzate.

 

Nonostante altri ritrovamenti di resti umani nella zona, quello delle donne massacrate nelle grotte di Khirbet el-Maqatir ha colpito molto il professor Stripling, tanto da spingerlo ad accettare la proposta di Yaakov Erlich, un amico del vicino insediamento israeliano di Ofra. L’idea era quella di dare alle donne, in quanto vissute al tempo del Secondo Tempio, una degna sepoltura con un funerale di Stato. Per organizzare la cerimonia, Yaakov Erlich ha chiesto l’aiuto di un personaggio al limite della legalità: Yehuda Etzion, già membro del gruppo terroristico noto come Jewish Underground e organizzatore di un fallito complotto per far saltare la Cupola della Roccia. E non del tutto legale è stato anche il funerale, svoltosi non come previsto, dato che le ossa ritrovate durante gli scavi sarebbero dovute andare al Coordinamento delle attività governative nei territori palestinesi (Cogat).

 

Tra Hananya Hizmi, l’ufficiale del ministero della Difesa israeliano, a cui il Cogat fa capo, e Yehuda Etzion c’è stato un lungo tira-e-molla. Secondo le leggi della Giordania, ancora valide nei territori occupati, dopo essere stati analizzati e studiati i reperti trovati a Khirbet el-Maqatir avrebbero dovuto essere consegnati a Hizmi, che ne avrebbe deciso il destino finale. In una dichiarazione fornita la settimana scorsa al Times of Israel, Hizmi ha sottolineato che, se fosse andata così, quelle otto vittime avrebbero ricevuto degna sepoltura in Israele.

 

E un’addio con tutti gli onori è quello che avrebbe voluto anche anche Yehuda Etzion. Per le sette donne di Khirbet el-Maqatir, era sua intenzione organizzare un funerale degno di delle persone che avevo visto il Tempio di Salomone con i loro occhi. Ma, per paura di vedersi privato dei loro resti, ha dovuto accelerare i tempi e agire in segreto. Il funerale delle vittime di Khirbet el-Maqatir si è svolto quindi il 6 febbraio scorso senza autorizzazione ufficiale e alla presenza dei soli residenti di Ofra. I resti delle donne sono stati sepolti in una tomba comune, poi coperta con uno spesso strato di cemento per disincentivare il team di Hizmi dal riesumarne i corpi. Durante la festa di Tisha B’av, il 22 luglio scorso, è stato rivelato il memoriale della “Tomba delle Sorelle”, un modesto spiazzo demarcato da una piccola stele di pietra rossa.

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