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Genocidio armeno, un tributo a chi si oppose

Giuseppe Caffulli
7 settembre 2016
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Genocidio armeno, un tributo a chi si oppose

Poco si parla dei «Giusti ottomani» che durante il genocidio armeno, 100 anni fa, rischiarono la propria vita per salvare quella degli armeni braccati. Colma la lacuna questo libro di Pietro Kuciukian.


Non è detto che ci si debba arrendere all’ineluttabilità del male e non si possa, invece, scegliere il bene. Di fronte a questo tragico bivio, ci sono persone che per ideologia, debolezza o calcolo scelgono la strada più facile: quella cioè di uniformarsi a ciò che sembra più conveniente (qualche volta pensando che violenza e brutalità siano necessarie per raggiungere un bene superiore).

C’è, al contrario, chi tiene sveglia la propria coscienza e reagisce, guardando all’uomo che ha di fronte non come ad un nemico, una possibile minaccia, ma piuttosto come un figlio di Dio con uguale dignità.

Dei Giusti tra le Nazioni che, di fronte alla Shoah, hanno scelto di non uniformarsi alla logica di violenza e morte del nazismo, salvando le vite degli ebrei a rischio della propria, già si conosce molto. Tra essi anche diversi musulmani, una settantina dei quali sono ricordati presso lo Yad Vashem di Gerusalemme.

Meno si sa, invece, dei Giusti ottomani; di coloro i quali, durante il genocidio armeno di inizio Novecento, rischiarono la propria vita per salvare quella degli armeni braccati dalle falangi dei Giovani Turchi, accecati dal loro ideale nazionalista e xenofobo.

A colmare questa lacuna arriva il recentissimo libro di Pietro Kuciukian, medico milanese di origine armena, fondatore insieme a Gabriele Nissim del Comitato per la foresta dei giusti (Gariwo), da decenni impegnato nel riportare alla memoria le storie del genocidio armeno. E che già nel volume Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli armeni (Guerini e Associati, 2000) si era occupato di uomini e donne che si erano adoperati per soccorrere e salvare le vittime del Grande Male (come nella cultura armena viene denominato il genocidio).

In questo volume Kuciukian racconta le storie di quei musulmani turchi che chiama «i disobbedienti», inanellando le loro vicende in un viaggio attraverso la Penisola anatolica, l’Armenia e la Siria. Un affresco che salda anche un debito personale: «Mio nonno e tutta la sua famiglia – racconta l’autore – sono stati salvati durante i massacri hamidiani (di fine Ottocento – ndr) da un turco “buono” che non ha tradito l’amicizia e la relazione di buon vicinato, da un turco che ha saputo scegliere di non stare dalla parte dei carnefici» (p. 16).

Nei ventotto capitoli che fanno di questo volume più che un libro di storia, un libro di storie,  Kuciukian snocciola date e nomi, situazioni e tragedie: «Ci furono uomini e donne di diverse etnie, curdi, circassi, arabi, ceceni, turkmeni, tatari, che protessero e diedero rifugio agli armeni e salvarono dai massacri donne e bambini, senza un tornaconto personale. (…) Vi furono anche dei piccoli Schindler, degli imprenditori turchi che crearono lavoro per gli armeni impiegandoli in varie mansioni, salvandoli».

Qual è oggi il valore di una simile testimonianza? Kuciukian non ha dubbi: «Riconoscere che vi furono ottomani “disobbedienti”, che non si sono uniti ai massacri e non hanno partecipato al saccheggio che ne è seguito – potrebbe anche aprire la possibilità di un dialogo tra i due popoli, il turco e l’armeno, e segnare un’incrinatura nella compattezza del negazionismo che pesa come un macigno sulle spalle degli eredi dei sopravvissuti» (p. 18).

Agli armeni vittime del genocidio, ai sopravvissuti e ai loro eredi, «è toccata infatti una sofferenza ulteriore, oltre a quella fisica: la negazione del genocidio». Il meccanismo è ben svelato da Hannah Arendt, nel suo libro La banalità del male: è difficile credere alle vittime quando raccontano l’enormità del male subito. E più facile viceversa tacitare la coscienza di fronte alle ben congeniate menzogne dei carnefici.


Pietro Kuciukian
I disobbedienti
Viaggio tra i giusti ottomani del genocidio armeno
Guerini e associati, Milano 2016
pp. 224 – 19,50 euro

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