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Norme inadeguate per chiese e moschee

Elisa Ferrero
9 agosto 2016
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L’Egitto cerca nuove vie per combattere il radicalismo islamico e il conflitto settario. Le soluzioni trovate finora, però, non sono molto convincenti. Sul fronte cristiano, è stata presentata al Consiglio di Stato una nuova legge sulla costruzione delle chiese, che però suscita anzora molte perplessità.


L’Egitto cerca nuove vie per combattere il radicalismo islamico e il conflitto settario. Le soluzioni trovate finora, però, non sono molto convincenti. Sul fronte cristiano, è stata presentata al Consiglio di Stato una nuova legge sulla costruzione delle chiese. Non si tratta di una legge unificata sui luoghi di culto, cristiani e islamici, ma di una disposizione che riguarda solo ed esclusivamente le chiese. La legge è già stata approvata dalle tre denominazioni cristiane in Egitto: ortodossa, cattolica ed evangelica. Se il Consiglio di Stato darà il via libera, la legge passerà al Parlamento che dovrà dare la sua approvazione finale.

Gli attivisti copti, tuttavia, hanno sollevato molte perplessità in merito. Ishak Ibrahim, ricercatore dell’Iniziativa egiziana per i diritti della persona (Eipr), l’ha definita addirittura catastrofica. La formulazione dei sette articoli della legge sarebbe troppo vaga, soprattutto l’articolo 3, il quale prevede che il rappresentante legale di una denominazione religiosa debba presentare richiesta di nulla osta per la costruzione di una chiesa all’autorità locale, la quale a sua volta dovrà “coordinarsi” con le autorità competenti per decidere se accogliere o meno la richiesta. Ciò significa che il permesso di costruire una chiesa non sarà accordato in base a regole precise e all’adempimento di requisiti chiari, predeterminati per legge, ma, ancora una volta, secondo il capriccio di non specificate autorità. Anba Macarius, vescovo di Minya di cui abbiamo già parlato più volte in questo blog, ha dichiarato che questa nuova legge non servirà a risolvere le tensioni settarie, perché tratta ancora la costruzione di chiese come una questione di sicurezza, non di cittadinanza. La discussione non finirà certo qui. Intanto, l’Eipr ha lanciato la campagna Chiuso per ragioni di sicurezza. Per una legge equa sulla costruzione delle chiese, con l’intento di sensibilizzare la popolazione sulle difficoltà che hanno i cristiani egiziani ad accedere ai loro luoghi di culto.

Anche sul fronte islamico arde la polemica. Nel 2014, il ministero degli Awqaf, incaricato di gestire le moschee e i centri islamici del Paese, aveva deciso di unificare il tema dei sermoni del venerdì, per mettere un freno ai discorsi estremisti. Già allora, la decisione aveva suscitato un polverone, ma poi era passata fra i brontolii. Dal 15 luglio scorso, però, il Ministero ha iniziato a pubblicare sul suo sito web anche il testo dei sermoni, chiedendo agli imam suoi affiliati di leggerlo il venerdì in moschea. In realtà, non si è trattato di un ordine vero e proprio, né sono state indicate sanzioni per i disubbidienti. Si è soltanto cominciato a familiarizzare gli imam con l’idea del sermone unificato – già messa in pratica, fra l’altro, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita – proponendo un sermone-guida, che avrebbero anche potuto modificare. Comunque, il sermone avrebbe dovuto rimanere fedele al tema designato e al contenuto, senza superare i 15-20 minuti.

Non c’è bisogno di dire che questa mossa ha suscitato molte obiezioni. Imam e predicatori si sono sentiti sminuiti nel loro ruolo. Hanno provato imbarazzo a leggere davanti alla loro congregazione, da un foglio stampato o dal tablet, il sermone-velina non scritto di proprio pugno, sotto gli sguardi di compassionevole comprensione dei fedeli. Altri hanno fatto notare che l’Egitto è fatto di società molto differenti fra loro, urbane, rurali, beduine. Come si può pensare che un sermone uguale per tutti possa rispondere a questa ricca diversità? Un unico sermone per oltre 100 mila moschee e 80 milioni di persone è parsa un’assurdità. Trasformare gli imam in pappagalli, poi, non è sembrato il modo migliore per rafforzarli intellettualmente nel confronto con il discorso estremista. E naturalmente, i temi dei sermoni preconfezionati evitano accuratamente qualsiasi accenno alla politica, ma i predicatori fai-da-te dei movimenti islamisti potranno comunque continuare il loro lavoro in moschee clandestine non riconosciute dallo Stato. I social network, a loro volta, si sono ovviamente scatenati, proponendo agli Awqaf di pensare direttamente a una app, con la quale scaricare i sermoni da leggersi da soli in casa.

Nonostante qualche infrazione, comunque, la maggior parte degli imam ha obbedito a malincuore, con l’illustre eccezione dell’Università di al-Azhar. Il 29 luglio, gli imam afferenti ad al-Azhar hanno ignorato il tema proposto dal ministero degli Awqaf («Pulizia e comportamento civile») e predicato invece sui diritti dei cristiani nell’islam. Il Consiglio degli ulema anziani di al-Azhar ha commentato che con il sermone unificato si voleva congelare il discorso religioso e che certo un tale provvedimento non poteva riguardare al-Azhar, unica autorità di riferimento autorizzata dalla Costituzione egiziana in materia di religione islamica. Tradotto in parole povere: il ministero degli Awqaf, per al-Azhar, si era impicciato in cose non sue.  

Il 3 agosto, infine, il grande imam di al-Azhar Ahmed al-Tayyeb e il ministro Mohammed Mokhtar Gomaa si sono incontrati per risolvere questa crisi istituzionale. La soluzione proposta, che potrebbe portare alla cancellazione del sermone unificato, è quella di istituire un’accademia apposita per la formazione degli imam che ne accresca le competenze.

Si attendono ora gli sviluppi sia della proposta di legge sulla costruzione delle chiese, sia sulla creazione di questa nuova accademia per imam.

 


Perché “Kushari”

Il kushari è un piatto squisitamente egiziano. Mescolando ingredienti apparentemente inconciliabili fra loro, in un amalgama improbabile fatto di pasta, riso, lenticchie, hummus, pomodoro, aglio, cipolla e spezie, pare sfuggire a qualsiasi logica culinaria. Eppure, se cucinati da mani esperte, gli ingredienti si fondono armoniosamente in una pietanza deliziosa dal sapore unico nel mondo arabo. Quale miglior metafora per l’Egitto di oggi? Un Egitto in rivoluzione che tenta di fondere mille anime, antiche e recenti, in una nuova identità, che alcuni vorrebbero monolitica e altri multicolore. Mille anime che potrebbero idealmente unirsi, come gli ingredienti del kushari, per dar vita a un sapore unico e squisito, o che potrebbero annientarsi fra acute discordanze. Un Egitto in cammino che è impossibile cogliere da una sola angolatura. È questo l’Egitto che si tenterà di raccontare in questo blog.

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