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Un nuovo muro in Medio Oriente, tra Turchia e Siria

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24 luglio 2015
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Un nuovo muro in Medio Oriente, tra Turchia e Siria
Qualche tratto di muro lungo il confine tra Turchia e Siria esiste già.

Il Medio Oriente sta diventando sempre di più la «terra dei muri». Anche la Turchia ha annunciato di voler costruire un’imponente barriera di separazione lungo i suoi confini con la Siria per difendersi dalla minaccia del sedicente Stato islamico. Ankara adotta così misure simili a quelle già messe in atto da Israele e Arabia Saudita.


(c.g.) – Il Medio Oriente sta diventando sempre di più la «terra dei muri». Anche la Turchia ha annunciato di voler costruire un’imponente barriera di separazione lungo i suoi confini per difendersi dalla minaccia del sedicente Stato islamico. Bülent Arınç, vice-primo ministro turco, il 22 luglio ha annunciato che sarà potenziato in modo decisivo il sistema di sicurezza lungo «porzioni critiche» del confine tra Turchia e Siria. La decisione arriva dopo l’attentato del 20 luglio nella cittadina di Suruc, vicino al confine siriano, nel quale una terrorista kamikaze dello Stato islamico ha causato oltre 30 morti e cento feriti.

«Per affrontare lo Stato islamico è importante bloccare i punti di passaggio dei terroristi. Per questo dobbiamo costruire veri e propri ostacoli fisici», ha spiegato Arınç. Così presto saranno scavati 450 chilometri di nuovi fossati, che andranno ad aggiungersi a 145 chilometri di rete metallica e filo spinato già presenti; e ad altri 90 chilometri appena edificati. Questo complesso sistema di barriere sarà rafforzato dall’uso di droni, impianti video con sensori termici e di movimento, dirigibili utilizzati come punto di osservazione aereo, per una spesa complessiva di 1 miliardo e 400 milioni di euro. La Turchia, tuttavia, è solo l’ultimo, in ordine di tempo, dei Paesi mediorientali che hanno scelto di proteggersi lungo confini edificando imponenti sistemi difensivi.

La nazione più munita di muri e barriere protettive è Israele, che ne ha costruite o progettate per oltre 1.100 chilometri. Solo un mese fa, il 28 giugno, il Consiglio di sicurezza israeliano ha approvato l’estensione della barriera protettiva a Sud del Paese. Al tratto già costruito sul confine egiziano, se ne aggiungerà un secondo: 30 chilometri di rete metallica e filo spinato lungo il confine con la Giordania, procedendo dalla città di Eilat, sul Mar Rosso, verso nord. La rete, secondo le autorità israeliane, avrebbe anche lo scopo strategico di proteggere il nuovo aeroporto internazionale di Timna, a venti chilometri da Eilat, che dovrebbe venire aperto il prossimo anno.

La misura non è nuova. Già dal 1994 Israele è completamente separato dalla Striscia di Gaza con un imponente sistema di muri e reti lungo circa 50 chilometri. Nel 2003, durante la Seconda intifada, Israele ha iniziato la costruzione di un muro di separazione dai Territori palestinesi. Un progetto che prevede 700 chilometri totali di reticolati e cemento, che ad oggi, in alcuni tratti, non è ancora stato ultimato. Nel 2013 il governo israeliano ha eretto altri due lunghi reticolati: il primo, a sud, alto 5 metri e lungo 240 chilometri, corre lungo il confine egiziano, dalla Striscia di Gaza fino al Mar Rosso ed è una barriera che vorrebbe soprattutto impedire l’ingresso di immigrati africani. Il secondo, a nord, alto 8 metri e lungo 90 chilometri, si trova sulle alture del Golan e divide i territori occupati da Israele nel 1967 dal resto della Siria.

L’obiettivo di contenere gli attacchi terroristi ha recentemente portato anche l’Arabia Saudita a progettare imponenti barriere. I cantieri sauditi aperti oggi sono sterminati: quasi mille chilometri di barriera di difesa correranno a nord del Paese lungo il confine con l’Iraq (per opporsi al pericolo dello Stato islamico). Altri 1.600 chilometri sono previsti a sud, sulla frontiera con lo Yemen, dove è in corso un sanguinoso conflitto al quale anche i sauditi prendono parte.

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