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San Francesco e i suoi primi seguaci nell’arte dal XIII al XV secolo

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23 marzo 2015
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San Francesco e i suoi primi seguaci nell’arte dal XIII al XV secolo

Dal 30 marzo all’11 ottobre 2015 la Galleria dell’Accademia a Firenze propone la mostra L’arte di Francesco. Capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo. Organizzata insieme all’Ordine dei Frati Minori, essa si propone di documentare la produzione artistica di diretta matrice francescana dal Duecento al Quattrocento e di mettere in luce l'attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina. Saranno esposti anche reperti provenienti da Gerusalemme e Nazaret.


Dal 30 marzo all’11 ottobre 2015 la Galleria dell’Accademia a Firenze (in via Ricasoli, 58) propone una mostra dal titolo L’arte di Francesco. Capolavori d’arte e terre d’Asia dal XIII al XV secolo. Organizzata dalla Galleria, in collaborazione con l’Ordine dei Frati Minori, e ideata, sotto il profilo scientifico, con la Commissio Sinica (Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani, Pontificia Università Antonianum di Roma), la mostra si propone di documentare, ai massimi livelli qualitativi, la produzione artistica di diretta matrice francescana (pittura, scultura, arti suntuarie) dal Duecento al Quattrocento e, nel contempo, di porre in evidenza la straordinaria attività evangelizzatrice dei francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, rievocandola anche con oggetti di eccezionale importanza storica e incomparabile suggestione. Tra questi anche il corno che secondo la tradizione fu donato al santo di Assisi dal sultano d’Egitto Malik-al-Kamil nel 1219-20 in occasione del loro incontro e conservato nella cappella delle reliquie della basilica di San Francesco, poco distante dalle spoglie mortali del Poverello.

Occorre sottolineare che i capolavori d’arte sono presentati in mostra non soltanto dal punto di vista della loro iconografia francescana, ma in primo luogo per il fatto di essere il frutto della committenza dei frati francescani, nonché per opera di privati cittadini particolarmente devoti di Francesco e dei suoi più diretti seguaci (ad esempio santa Chiara, san Bonaventura, sant’Antonio da Padova, san Bernardino).

Per la pittura riveste un’importanza fondamentale l’opera di Giunta di Capitino, il primo pittore ufficiale dell’Ordine francescano, la cui influenza si estese nella prima metà del Duecento in vaste aree dell’Italia centrale e fino in Emilia. Il grande artista ricoprì il ruolo d’interprete della spiritualità francescana che in seguito sarà assolto da Cimabue e Giotto.

Di particolare interesse è la sezione che ospita alcune fra le più antiche immagini devozionali del santo di Assisi, che tramandano gli episodi più famosi della sua agiografia.

Tra gli artisti presenti in mostra figurano anche il Maestro di san Francesco e il Maestro dei Crocifissi francescani, due protagonisti di primo piano della pittura su tavola e in affresco nel corso del XIII secolo.

La mostra fiorentina offre un vasto campionario di opere: dalle piccole tavole per la devozione privata ai dossali destinati agli altari delle maggiori chiese dell’Ordine, fino ai grandiosi complessi d’altare. Un grande affresco staccato dalla chiesa di San Francesco a Udine di cultura tardogotica introduce il visitatore alla straordinaria vicenda umana del beato Odorico da Pordenone (1286–1331), che intraprese intorno al 1314 un viaggio incredibile, sostenuto dal fervore missionario che lo porterà prima in Asia Minore, per incontrare poi i mongoli della dinastia Yuan (1279-1368) negli anni 1323-28, e in India. Rientrato in patria dopo un viaggio rocambolesco Odorico riferì al Papa lo stato delle missioni in Oriente in una dettagliata Relatio. La vicenda di Odorico da Pordenone fu solo una delle ultime dell’epopea francescana in Asia orientale, generata dall’impulso stesso dell’azione di Francesco e iniziata nel 1245 con Giovanni da Pian del Carpine, culminata con Giovanni da Montecorvino, consacrato nel 1313 primo vescovo di Khanbaliq (Pechino). Epistolae et relationes, principalmente provenienti dalla Biblioteca Apostolica Vaticana ed esposte nella mostra, riveleranno i segni ancora visibili di quelle missioni guidate da francescani di alto rango, in gran numero legati pontifici ad Tartaros per rimediare alla separazione delle Chiese orientali, per offrire «al re e al popolo tartaro» i benefici spirituali della dottrina cristiana, per frenare le ulteriori aggressioni mongole ai danni delle cristianità e tentare di contenere con un’alleanza l’irruenza musulmana in Terra Santa.

Significativo ed essenziale nella mostra è anche il nucleo di documenti d’archivio e reperti archeologici, proveniente dal museo della Custodia di Terra Santa (Gerusalemme) e dal museo della basilica dell’Annunciazione di Nazaret.

Per ulteriori informazioni, clicca qui.

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