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Settima Giornata per la Terra Santa: Quei cristiani alla prova della Storia

Carlo Giorgi
24 ottobre 2014
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Settima Giornata per la Terra Santa: Quei cristiani alla prova della Storia
L'uditorio ascolta la relazione del vaticanista Andrea Tornielli sul viaggio di Paolo VI in Terra Santa nel 1964. (foto C. Giorgi)

Quale speranza è possibile - tra persecuzioni, guerre, emigrazione forzata - per i cristiani del Medio Oriente? Se ne è parlato sabato 18 ottobre, a Roma, in occasione della Settima giornata per le associazioni di Terra Santa. Quest’anno i partecipanti sono stati 180, un numero superiore a quello di ogni passata edizione.


Quale speranza è possibile – tra persecuzioni, guerre, emigrazione forzata – per i cristiani del Medio Oriente? Se ne è parlato sabato 18 ottobre, a Roma, in occasione della Settima giornata per le associazioni di Terra Santa: incontro annuale voluto dalla Custodia di Terra Santa, organizzato dalle Edizioni Terra Santa e da Ats-Pro Terra Sancta.

Quest’anno i partecipanti – delegati di 16 associazioni di tutt’Italia, dalla Lombardia alla Sicilia, 3 commissariati regionali di Terra Santa, e semplici pellegrini desiderosi di approfondire – sono stati 180, un numero superiore a quello di ogni passata edizione. Di attualità il tema dell’incontro: 2014: i cristiani di Terra Santa alla prova della Storia. La visita di Papa Francesco, il pericolo del fondamentalismo. Un titolo che indica il tentativo di guardare quanto è avvenuto, di grandioso e terribile, nell’anno appena trascorso; trovandovi però un senso e indicando una speranza possibile.

Fra Claudio Bottini, decano emerito dello Studium Biblicum Franciscanum, ha raccontato ai presenti le sue impressioni su gesti e parole di Papa Francesco nel suo pellegrinaggio in Terra Santa, lo scorso maggio. Fra Claudio ha condiviso lo stupore di fronte ai gesti di pace compiuti dal Papa e alle sue parole di dialogo; il dispiacere per la brevità della visita di Francesco, che non ha consentito a molti cristiani locali di incontrarlo; ricordando anche la reazione dei non-cristiani di Terra Santa nei confronti di questo papa «francescano»; come quella di un noto rabbino israeliano, Allon Goshen-Gottstein ,che del viaggio di Francesco ha scritto: «È stato essenzialmente un pellegrinaggio di preghiera. I momenti più luminosi sono stati proprio i momenti di preghiera. Qui è dove abbiamo avuto il meglio di Papa Francesco».

Della difficile situazione dei cristiani in Siria ha parlato fra Firas Lutfi, religioso siriano che ha svolto a lungo il suo ministero ad Aleppo: «Ad Aleppo è rischioso uscire di casa, perché i bombardamenti non cessano giorno e notte – ha spiegato fra Firas -. Quest’estate alcuni amici che sposati da poco, mi invitano a casa loro e mi chiedono una benedizione. La zona dove vivono è particolarmente pericolosa ma vado. Il giorno dopo, mentre sto celebrando la messa nel quartiere di Er-Ram, sento un’esplosione. Più tardi scopro che si tratta di una bomba caduta sulla casa dell’amico che avevo visitato il giorno prima. Si stava vestendo per andare a messa. Ho subito ripensato ai discorsi che facevamo a casa sua, la sera prima. La moglie diceva: “Non ce la faccio più, dobbiamo lasciare il Paese, c’è pericolo e sono preoccupata! Il marito difendeva l’idea: “No, rimaniamo qui! Qui ho il lavoro, il negozio, questo è il nostro Paese”. La bomba, che ha risparmiato la moglie, gli ha danneggiato il cervello ed è rimasto disabile. Il dilemma oggi per i cristiani è restare o partire? E se partiamo, dove andiamo?». Nel suo intervento, però, fra Firas ha raccontato anche alcuni episodi di solidarietà tra cristiani e musulmani, segno della speranza possibile.

Fra Dobromir Jasztal, vicario custodiale, ha partecipato alla giornata al posto di fra Pierbattista Pizzaballa, Custode di Terra Santa, costretto a rimanere a Gerusalemme dai molti impegni. «Vorrei parlare non tanto di quanto la Custodia fa – ha spiegato fra Dobromir –, ma di come svolge la propria missione e di come intende continuare». Non tanto le opere, dunque, ma lo «stile» dei francescani di Terra Santa, che si potrebbe riassumere in una sola parola: dialogo. «Viviamo il messaggio evangelico attraverso la continua ricerca di dialogo – ha spiegato fra Dobromir. Seguendo il messaggio ereditato da san Francesco viviamo il percorso con le altre religioni cercando di seguire il nostro cammino come esperienza continua di conversione e testimonianza in un ambiente dove storia e religione sono fortemente radicate nella cultura delle popolazioni locali».

Nel corso della giornata Carla Benelli, storica dell’arte e coordinatrice dei progetti di Ats – Pro Terra Sancta, ha presentato gli interventi di restauro compiuti sul Monte degli ulivi.

Il vaticanista Andrea Tornielli ha invece rievocato lo storico pellegrinaggio di papa Paolo VI in Terra Santa, avvenuto cinquant’anni fa. Un nutrito numero di volontari, il giorno successivo, domenica 19 ottobre, ha partecipato alla beatificazione di Paolo VI, in piazza San Pietro.

(Clicca qui per scaricare l’intervento integrale di fra Claudio Bottini in versione pdf. Clicca qui, invece, per il testo dell’intervento di Andrea Tornielli. Infine, per il discorso del vicario custodiale, fra Dobromir Jasztal clicca qui)

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