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Monsignor Audo, di Caritas Siria: «La guerra ha impoverito il nostro popolo»

Carlo Giorgi
18 settembre 2014
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Monsignor Audo, di <i>Caritas</i> Siria: «La guerra ha impoverito il nostro popolo»
Monsignor Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana.

«Oggi in Siria tutti siamo diventati poveri. In questa situazione di povertà, però, la componente cristiana ha maggiori difese», racconta mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana. Il presule ci racconta però anche episodi concreti che testimoniano la dignità di un popolo che non si rassegna alla barbarie.


«Oggi in Siria tutti siamo diventati poveri. In questa situazione di povertà, però, la componente cristiana ha maggiori difese – racconta mons. Antoine Audo, gesuita, vescovo della Chiesa cattolica caldea in Aleppo e presidente della Caritas siriana –: i cristiani possono contare infatti su famiglie forti, sulla Chiesa, su una tradizione educativa e, alla fine, anche su contatti di famigliari e amici che si sono stabiliti all’estero, per emigrare. Invece per i musulmani la situazione è più difficile…».

Incontriamo mons. Audo a Roma, a margine di un incontro a porte chiuse organizzato da Caritas Internationalis dal 15 al 17 settembre e dedicato alle emergenze del Medio Oriente: 70 i delegati Caritas di tutto il mondo riuniti ad ascoltare il grido d’aiuto delle Caritas mediorientali, con lo scopo di conoscere i problemi ed aiutarsi a vicenda.

Bastano pochi numeri che tracciare un identikit desolante della situazione siriana: alcune fonti, tra cui le Nazioni Unite, contano oltre 190 mila morti dal marzo 2011 fino allo scorso aprile, a causa della guerra; secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), metà della popolazione siriana è scappata dalla propria casa, abbandonando tutto quel che aveva. Su 18 milioni di cittadini, infatti, 3 milioni sono fuggiti all’estero riversandosi soprattutto in Libano, Giordania e Turchia; altri 4 milioni e 250 mila hanno trovato rifugio in città e campagne all’interno del Paese; almeno 6 milioni e 500 mila per sopravvivere hanno bisogno di una quotidiana assistenza umanitaria. Il Paese è diviso in regioni controllate dall’esercito regolare e altre soggette agli oppositori del regime di Bashar al Assad, nelle cui file stanno prendendo il sopravvento i sanguinari fondamentalisti dello Stato islamico. In molte aree del Paese i combattimenti sono quotidiani; per questo gli spostamenti sono diventati pericolosissimi, come difficili sono gli approvvigionamenti di acqua e generi di prima necessità.

«Nonostante la situazione, Caritas Siria è attiva in tutto il Paese – racconta mons. Audo –. In tutte le regioni abbiamo centri con gruppi formati per realizzare programmi di assistenza. Oggi l’aiuto fondamentale che portiamo è quello alimentare, perché tutti i siriani sono divenuti poveri e hanno bisogno di mangiare. Poi c’è l’assistenza medica, soprattutto per le operazioni chirurgiche, che costano molto. Terzo punto: la scolarità per bambini e giovani. Quarto, tutto ciò che riguarda gli anziani. Spostarsi nelle regioni dove c’è lo Stato islamico oggi non è sicuro. Anche ad Aleppo, ad esempio, nelle periferie ci sono aree in mano ai fondamentalisti. Qualche tempo fa, per una festa musulmana, assieme ad alcuni amici musulmani abbiamo realizzato un programma di aiuto mandando vestiti per duemila bambini bisognosi. Ho detto a questi musulmani: “Vorrei fare una visita dalla vostra parte, per portare personalmente un mio messaggio”. Mi hanno risposto: “Non venga! È troppo pericoloso, potrebbe venire rapito o ucciso”.

Una povertà così diffusa non rischia di trasformarsi in degrado morale ed emarginazione?
Nella maggioranza della Siria c’è un vero problema di miseria che può portare a una trasformazione della visione generale della società. Ad esempio, sta diventando palese il fenomeno della prostituzione: fino ad oggi in Aleppo non avevamo mai visto dei travestiti. Mai! Nessuno conosceva neppure l’esistenza di questo fenomeno. Adesso in città ci sono travestiti nei giardini, nelle piazze, e poi la prostituzione alla città universitaria… Quello della prostituzione è un fenomeno che, a causa della miseria, esiste da sempre, ma così generalizzato è una cosa inedita e dipende dalla situazione attuale.

In questa situazione, esistono episodi di solidarietà e amicizia tra cristiani e musulmani?
Una vera novità per la nostra società è vedere donne cristiane e musulmane arrivare insieme a chiedere aiuto nei nostri centri Caritas, con dignità e rispetto. Una volta mi sono ritrovato ad Aleppo davanti a un nostro centro di distribuzione di aiuti alimentari per persone anziane, frequentato soprattutto da musulmani. Indossavo i miei abiti da vescovo e vedendomi un anziano musulmano si è fatto avanti e ha iniziato a gridare: «Adesso sappiamo e vediamo chi sono i cristiani: sono oro vero, non sono falsi!». Urlava così e io non sapevo che fare, cercavo di farmi piccolo perché mi vergognavo. Devo aver risposto qualcosa del tipo: «Non io, ma la Caritas!». È un’immagine che non posso dimenticare. Raccontavo prima del regalo di capi di vestiario ai duemila bambini musulmani in occasione della loro festa. Il giorno dopo, più di 50 persone – famiglie, bambini e genitori – tutti insieme, per riconoscenza sono venuti a trovarmi alla mia residenza con un autobus, vestiti a festa. Abbiamo fatto un piccolo rinfresco per i bambini, fotografie insieme… È stata una cosa molto bella! Per me questa è la Siria: sono musulmani, sono sunniti, è gente degna, capace di vivere, non mancano di educazione. Ben diversi da chi usa la religione per distruggere!

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