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L’ultima escursione di Pietro da Trento

fra Valentino Romagnoli, ofm capp. *
17 luglio 2014
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L’ultima escursione di Pietro da Trento
Fra Pietro Kaswalder ritratto mentre faceva da guida a un gruppo durante un'escursione biblica. (foto G. Caffulli)

È partito per l’ennesima escursione, la sua ultima, solo che questa volta non ha atteso nessuno, anche perché nessuno poteva immaginare l’orario di partenza.

Senza alcun preavviso, nelle prime ore di mercoledì 18 giugno ci ha lasciato fra Pietro Alberto Kaswalder (o Pierino, come qualcuno lo chiamava), frate, sacerdote, archeologo, professore di Esegesi, di Geografia biblica e di Escursioni bibliche a Gerusalemme, uno dei volti più noti per gli amanti della Terra Santa, guida di migliaia di pellegrini e studiosi in escursioni memorabili e mai banali.

Senza far rumore, con la discrezione che lo ha sempre contrassegnato, se n’è andato nel sonno a causa di un infarto. I suoi confratelli della Flagellazione non vedendolo arrivare a pranzo lo hanno cercato e quando sono entrati nella sua camera, quella camera ricca di libri, di cultura, di ricordi di innumerevoli viaggi, lo hanno trovato disteso nel letto immerso nell’ultimo sonno.

Fra Pietro era nato il 22 giugno 1952 a Roverè della Luna, in una valle trentina al confine con l’Alto Adige germanofono che spiega l’origine del suo cognome tedesco. Dal settembre 1968 era frate minore della Provincia di San Vigilio in Trentino e dal 1977 sacerdote.

Dopo due anni di ministero pastorale a Gorizia i superiori lo inviarono a Gerusalemme a studiare presso lo Studium Biblicum Franciscanum (Sbf) e iniziò così la tappa più lunga e importante della sua vita; inizialmente il progetto prevedeva che al termine degli studi egli sarebbe rientrato nella sua Provincia, ma i piani del Signore sono più ampi dei nostri e dalla Città Santa non si è più allontanato. Dopo il conseguimento della Laurea in Teologia Biblica, nel 1984 ha iniziato l’insegnamento nell’Sbf, col tempo esteso ad altre istituzioni accademiche a Gerusalemme e altrove (Italia, Africa).

Al di là del profondo spessore culturale del professore, padre Pietro colpiva per la sua personalità che non passava inosservata. Egli si definiva un trentino «sessantottino»: dalla sua terra di origine, che amava profondamente e di cui andava fiero, aveva ereditato il carattere temprato dalle fatiche montanare, taciturno, lavoratore, forte e onesto.

Dal ’68, anno in cui era diventato frate, aveva invece appreso a rifuggire ogni ipocrisia e inutile formalità per andare al cuore delle cose. Era dunque una persona concreta, poco avvezza ai complimenti fuori luogo e alle celebrazioni sopra le righe, schietta e sincera. Questa schiettezza ha creato qualche disagio, a lui come ad altri, in un ambiente, come quello mediorientale, dove il cerimoniale ha un’importanza molto, troppo marcata. A Pietro interessava la sostanza delle cose. A volte non era semplice relazionarsi con lui, soprattutto al primo impatto, ma chiunque ha avuto la pazienza e la fortuna di superare la dura scorza con cui si presentava ha potuto godere del grande rispetto, dell’assoluta sincerità e anche dell’affetto di cui era capace nelle relazioni vere. Anche per questo essergli amico e vicino dava ancora più gusto. Peraltro il suo carattere non gli ha mai impedito di partecipare e dare il suo qualificato contributo a progetti di collaborazione (miscellanee, scavi, progetti didattici e altro ancora) nei quali Pietro metteva la sua non comune competenza e passione.

Le qualità caratteriali hanno influito in modo determinante sui suoi studi: una persona concreta non può interessarsi che di cose concrete, quali la «terra». E Pietro aveva un’enorme cultura sulla Terra Santa che conosceva come pochi altri. In questo agevolato dall’essere stato alla scuola dei grandi archeologi francescani Virgilio Corbo, Bellarmino Bagatti e, soprattutto, Michele Piccirillo, con il quale aveva partecipato a diverse campagne di scavo in Giordania e a Cafarnao.

Praticamente tutta la sua bibliografia ruota attorno al tema comune della geografia biblica, ovvero dello studio della Terra Santa come luogo di rivelazione e di sacralità: ha così pubblicato importanti studi sull’onomastica dei luoghi biblici, sullo sviluppo storico del concetto di Terra Promessa, sulla Galilea, sugli edifici sinagogali. Lo scorso 14 marzo il Custode di Terra Santa lo aveva nominato responsabile dei lavori di ristrutturazione del parco archeologico di Cafarnao.

Ma l’aspetto pubblico più noto di Pietro, ciò per cui era conosciuto in ambito internazionale, è senz’altro quello di professore di Escursioni bibliche, una materia particolare che non s’insegna sui banchi di scuola, ma sui pullman troppo refrigerati dall’aria condizionata, tra gli arbusti spinosi delle pietre di uno scavo, sotto il sole cocente in riva al Mar Morto, tra le tempeste di sabbia dell’Hamsin che ti coglie nella Shefela, nell’umidità soffocante di Cesarea Marittima. Le escursioni bisettimanali del giovedì, che guidava magistralmente, sono un ricordo indelebile per chiunque ha avuto la fortuna di parteciparvi. Pietro dava il meglio di sé in termini di cultura e di umanità.

Quelle escursioni erano come tante liturgie, con un loro cerimoniale, tempi, colori, odori, e come ogni liturgia avevano il compito di anticipare la vera escursione, quella che faremo con il Signore quando lo vedremo «faccia a faccia».

Noi ora ci possiamo immaginare Pietro, con il suo gilet e la sua borsa a tracolla, mentre nell’ultima escursione esplora la Gerusalemme celeste, ne percorre le strade, la studia nei suoi particolari più insignificanti. Mi piace pensare che quando giungeremo là anche noi, Pietro sarà pronto a farcela gustare e comprendere, come ci ha fatto gustare e comprendere la Gerusalemme terrestre, per preparaci all’incontro con il Signore della terra, nostro pastore e nostra guida.

(* ex allievo di fra Pietro Kaswalder)

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