Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Bibbia, ossa e cammelli

fra Eugenio Alliata ofm
21 marzo 2014
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La valle dell’Arabah si stende a sud del Mar Morto fino ad Aqaba/Eilat in direzione delle due penisole arabica e sinaitica. Pur essendo una terra vasta e desolata, e quasi del tutto priva di sorgenti d’acqua, possiede però una notevole importanza strategica per la posizione che occupa, sulla cucitura tra due continenti, e per le risorse minerarie (di rame, in particolare) sistematicamente sfruttate da diversi millenni. Dal punto di vista della storia biblica quest’area si collega principalmente con un episodio dell’Antico Testamento che ha un riflesso anche nella vita di Gesù. In questo deserto fu innalzato da Mosè il «serpente di bronzo», in grado di guarire chi, morso da un serpente velenoso, rivolgesse il suo sguardo fiducioso verso di lui (Numeri 21,4-9; Sapienza 16,5-14; Giovanni 3,14-15).

Le miniere di rame si trovano tanto sul lato occidentale, israeliano a Timna, quanto sul lato orientale, giordanico a wadi Feinàn. I due siti, protetti da parchi naturali, possono essere visitati dai turisti, e nello stesso tempo posseggono resti antichi che si prestano ad essere indagati archeologicamente. Di particolare interesse sono le gallerie, scavate dai minatori per seguire le venature più promettenti, i forni di fonditura del metallo, ma anche le abitazioni dei lavoranti e i loro luoghi di culto. Gli egiziani, gli israeliti (le famose miniere del re Salomone?), gli edomiti e i romani si succedettero gli uni agli altri nello sfruttamento delle miniere, alcune delle quali ancora attive.

Un aspetto particolare della ricerca archeologica moderna è quello di sottoporre i ritrovamenti a sempre più intensi esami archeometrici che richiedono l’intervento di specialisti in varie discipline. Si ritiene infatti che la scienza sia oggi in grado di offrire all’archeologo elementi di natura obiettiva, ma le conseguenze che si ritengono di dover trarre dalla loro applicazione, non sono aliene da controversie.

È questo il caso di alcune analisi al radiocarbonio cui sono stati recentemente sottoposti reperti ossei di cammello. È vero che questo animale è assolutamente tipico ed originario di questa regione, tuttavia è  molto discussa l’epoca dell’addomesticamento. L’ambiente ostile delle miniere insieme con la necessità del trasporto di materiale pesante lungo le piste nel deserto si prestano bene a tale sviluppo.

Le analisi, condotte da studiosi dell’università di Tel Aviv, hanno dimostrato che il cammello nelle miniere non si rinviene in stato domestico prima del decimo secolo a.C. Nella Bibbia però si parla del servo di Abramo, Elièzer, che si reca in Mesopotamia con una carovana di dieci cammelli per trovare una moglie ad Isacco, figlio del suo padrone. Il servo fa inginocchiare i cammelli presso un pozzo d’acqua dove incontra Rebecca, che dà infine da bere a lui e ai suoi cammelli. Il racconto biblico parla anche, in questa occasione, di basto, di foraggio e di un posto riservato nella casa per questi animali. A dorso di cammello infine la ragazza è ricondotta nel paese di Canaan fino alla tenda dello sposo (Gen 24,10-66).

Il racconto biblico rifletterebbe un tipo di cultura, quello dell’addomesticamento del cammello, posteriore di quasi mille anni rispetto all’epoca patriarcale (circa 1.800 anni prima di Cristo). Sarebbe in questo modo dimostrata secondo alcuni la falsità della Bibbia, mentre secondo altri semplicemente il testo rifletterebbe l’epoca dell’ultima redazione del testo più che l’epoca originaria.

Quanto ai Re Magi (Matteo 2,1-12), e alle loro tradizionali statuine che adornano i presepi di tutto il mondo, possiamo stare tranquilli, perché nel primo secolo i cammelli si erano già solidamente conquistata la meritata fama di nave del deserto che godono ancor oggi.

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