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Israele e gli immigrati, la dura realtà oltre i talent show

di Giuseppe Caffulli
5 febbraio 2014
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La vittoria di un immigrato o di un esponente di una minoranza, in un programma musicale o in un reality televisivo, sta diventando quasi una prassi consolidata in Israele. A un primo sguardo, seduti davanti alla tivù, potrebbe sembrare che ormai le minoranze siano accettate a pieno titolo nella società israeliana. Sappiamo invece che non è così.


Di Rose Fostanes ce ne siamo già occupati. Parliamo della collaboratrice domestica filippina che ha stravinto la finale dell’edizione israeliana del talent show X-Factor, cantando con struggente pathos la celeberrima My Way di Frank Sinatra, giusto qualche settimana fa.

La vittoria di un immigrato o di un esponente di una minoranza, in un programma musicale o in un reality televisivo, sta diventando quasi una prassi consolidata in Israele.

Tahuniya, bellissima modella di origine etiope, vinse l’edizione 2013 del Grande Fratello israeliano, uscendo dalla casa osannata e famosa. Sul fronte canoro, un’altra rappresentante della minoranza falasha (gli ebrei di origine etiope), Hagit Yaso, trionfò un paio di anni fa nell’edizione locale di A Star is Born (preso dal format American Idol).

E come possiamo dimenticare Lina Makhoul, araba cristiana, che incantò il pubblico israeliano con la sua voce angelica nel talent show The Voice, vinto nel marzo 2013?

A un primo sguardo, potrebbe sembrare che ormai le minoranze siano accettate a pieno titolo nella società israeliana. Sappiamo invece che (nonostante qualche passo avanti) la strada è ancora lunga. E che i lavoratori stranieri (siano essi filippini, indiani o eritrei) gli immigrati etiopi (che pure sono ebrei dal punto di vista religioso), gli arabi cristiani (che sono cittadini israeliani) non godono tutti di uguali diritti e che subiscono discriminazioni.

Ami Kaufman, per anni giornalista di Haaretz, opinionista radiofonico e analista finanziario tra i più quotati (oltre che attento osservatore del costume), ha affidato alla rete alcune sue amare considerazioni: «Non è la prima volta che gli israeliani hanno votato in massa per una figura appartenente a una minoranza in un talent show televisivo. Ma l’amore che dimostrano praticamente finisce qui. Voglio dire: Rose Fostanes ha vissuto una magnifica serata cantando Sinatra. Ma il mattino successivo i lavoratori illegali e gli immigrati clandestini (anche bambini), hanno continuato ad essere arrestati e deportati dalle autorità israeliane».

La vittoria di Rose segnala una volta di più una situazione paradossale e una delle tante barriere che si elevano solide nel Paese: la Cenerentola filippina con ogni probabilità non potrà fare la cantante professionista. La legge prevede che un lavoratore immigrato straniero non possa cambiare occupazione rispetto a quella per cui ha ricevuto il visto di ingresso. E quindi, se Rose non vuole rischiare di perdere il suo permesso di soggiorno, sarà costretta a cantare solo sotto la doccia. Il tutto in nome della salvaguardia dell’ebraicità del Paese (che non ammette forme d’integrazione per i non ebrei).

Insomma: la televisione (che è uno specchio deformato qui da noi come dalle parti di Gerusalemme) si premura di mostrare gli israeliani pronti ad accogliere i talenti e le prerogative di immigrati e minoranze. A patto che cantino bene e non rivendichino i propri diritti.

(Twitter: @caffulli)

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