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In Israele diminuiscono gli aborti, ma una famiglia su quattro non ha figli

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5 febbraio 2014
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In Israele diminuiscono gli aborti, ma una famiglia su quattro non ha figli
Una coppia di giovani coniugi con il figlio neonato, in una sinagoga di Gerusalemme. (foto Nati Shohat/Flash90)

A fine gennaio l’Ufficio centrale di statistica israeliano ha pubblicato una serie di dati sulla situazione delle famiglie in Israele: a Tel Aviv e Haifa più di una famiglia su tre non ha figli, a Gerusalemme una su cinque. Da un rapporto del ministero della Sanità, invece, scopriamo che è in costante diminuzione il ricorso all’interruzione della gravidanza.


(Milano/g.s.) – A fine gennaio l’Ufficio centrale di statistica israeliano ha pubblicato una serie di dati che illustrano la composizione dei nuclei familiari in Israele. Nello stesso mese il ministero della Sanità ha invece diffuso le cifre relative agli aborti nel 2012: se ne desume che si ricorre sempre meno all’interruzione della gravidanza.

Partiamo dall’identikit delle famiglie con una precisazione: le statistiche rese note nei giorni scorsi non tengono conto della popolazione beduina, né degli abitanti dei kibbutz. Il numero dei nuclei familiari in Israele risulta così essere 1 milione e 870 mila, il 63 per cento dei quali è costituito da una coppia di coniugi con uno o più figli.

 

Quasi un quarto delle coppie (il 24 per cento) non ha prole. In media un nucleo familiare è composto da 3,72 persone (non si sono riscontrati grandi mutamenti rispetto a dieci anni fa). Le famiglie arabe si confermano più numerose, con i loro 4,7 membri di media, rispetto a quelle ebraiche (3,54).

 

Le coppie con più di quattro figli al di sotto dei 17 anni d’età sono il 17 per cento, ma se si considerano solo i cittadini arabi saliamo al 29 per cento. Un terzo delle famiglie arabe è composto da almeno 6 membri, mentre le famiglie ebree con caratteristiche analoghe sono una su dieci.

 

Tra gli ebrei le famiglie con un solo genitore sono il 13 per cento, tra gli arabi il 10. I single si aggirano attorno al 13 per cento.

 

Uno sguardo a tre grandi città: a Tel Aviv e Haifa il 37 per cento delle famiglie è senza figli. Una percentuale che a Gerusalemme scende al 22. Nella Città Santa il 56 per cento delle famiglie ha figli al di sotto dei 17 anni, mentre a Haifa sono il 33 per cento e a Tel Aviv il 35.

 

Secondo le statistiche del servizio demografico governativo, le coppie che in Israele convivono a prescindere dal matrimonio sono 69 mila (4 per cento del totale).

 

Cambiamo versante, ma restiamo sempre in tema di trasmissione della vita umana. Un rapporto del ministero della Sanità israeliano pubblicato il 14 gennaio rileva che nel 2012 furono presentate 21.689 richieste di aborto. Il 97 per cento venne accolto e 20.063 interruzioni della gravidanza furono portate a termine.

 

Da queste cifre i tecnici desumono che si è scesi a 117 aborti ogni mille nati vivi, rispetto ai 150 aborti ogni mille nati vivi nei primi anni Novanta. Il decremento è del 21 per cento rispetto ai dati del 1990. Un tendenza alla diminuzione che trova conferma anno dopo anno (nel 2006 gli aborti furono l’8 per cento in più di quelli del 2012).

 

Se si utilizza il tasso di abortività (che misura il numero di aborti ogni 1.000 donne in età fertile tra i 15 e i 44 anni d’età) il valore di Israele per il 2012 è di 10,7. Per lo stesso arco temporale, in base ai dati non ancora definitivi del ministero della Salute italiano, il tasso in Italia è pari al 7,8 (considerando però le donne dai 15 ai 49 anni).

 

La legislazione israeliana è piuttosto permissiva: l’aborto può essere richiesto dalle gestanti per ragioni di carattere medico o perché vittime di abusi o stupro. In questi casi lo Stato interviene con appositi sussidi. Ma la donna può chiedere di abortire anche per un’altra serie di ragioni come il non essere sposata o il ritenere che la gravidanza comprometta il suo equilibrio emotivo e la sua salute mentale. Ogni richiesta viene esaminata da un’apposita commissione composta da tre membri.

 

Il 54 per cento delle donne che vollero abortire nel 2012 addusse come ragione l’assenza di legami coniugali o una gravidanza derivante da rapporti sessuali illeciti o incestuosi, riferiva giorni fa il quotidiano The Times of Israel, riportando le risultanze del rapporto ministeriale.

Il 19 per cento delle richiedenti motivò invece l’aborto con rischi per la propria salute, e il 18 con malformazioni del feto. Un altro 9 per cento chiese di interrompere la gravidanza per via della propria età: al di sotto dei 17 anni (soglia legale per poter contrarre il matrimonio fino al 4 novembre scorso, quando il Parlamento israeliano l’ha elevata a 18 anni) oppure oltre i 40.

Nel 2012 è salito al 62 per cento, dal 48 del 2000 la quantità delle interruzioni di gravidanza entro la settima settimana.

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