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Iraq 2013, aumentate le condanne a morte

Terrasanta.net
31 dicembre 2013
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L’uso della pena di morte è tragicamente aumentato in Iraq nell’anno che si sta chiudendo. Lo rivela l’organizzazione americana Human Rights Watch, secondo cui sono almeno 169 le persone giustiziate nel 2013. Si tratta del numero più alto che si sia registrato dall’invasione americana del 2003.


(Milano/c.g.) – L’uso della pena di morte è tragicamente aumentato in Iraq nell’anno che si sta chiudendo. Lo rivela l’organizzazione americana Human Rights Watch, secondo cui sono almeno 169 le persone giustiziate nel 2013. Si tratta del numero più alto che si sia registrato dall’invasione americana del 2003, un livello che pone l’Iraq al terzo posto nel mondo per numero di pene capitali, dopo Cina e Iran. In Iraq la condanna viene eseguita per impiccagione, spesso con esecuzioni di gruppo. Sette le persone impiccate nel mese di dicembre; 169, come si diceva, nel 2013. Un brusco incremento rispetto alle 129 del 2012.

Nonostante le proteste internazionali, le autorità irachene insistono nel dire che l’applicazione della pena di morte è prevista dalla legge islamica e serve come deterrente per gravi crimini, in particolare per i responsabili di attentati terroristici, di cui quest’anno l’Iraq ha registrato il più alto numero dal 2008.

«D’altra parte, quel che colpisce è il fatto che, a causa di limiti del sistema giuridico, inadeguatezza delle indagini, mancanza di professionalità e corruzione degli stessi funzionari iracheni, nel Paese rimane alto il rischio che vengano condannati degli innocenti…», osserva Erin Evers, ricercatore per l’Iraq per Human Rights Watch.

Ben peggiore, in fatto di pena di morte, rimane la situazione in Iran, dove secondo l’International Campaign for Human Rights in Iran (organismo che dal 2008 monitora la situazione dei diritti umani nel Paese) da gennaio a ottobre 2013 le esecuzioni sono state 402, quasi il triplo di quelle irachene, di cui 125 avvenute a partire dal mese di agosto, quando si è insediato il nuovo presidente «moderato» Hassan Rouhani. Tra i Paesi mediorientali più feroci nell’applicare la pena di morte c’è l’Arabia Saudita, dove nel 2013 si sono registrate più di 70 esecuzioni.

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