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Condizione femminile: il record negativo dell’Arabia Saudita

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30 settembre 2013
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Condizione femminile: il record negativo dell’Arabia Saudita
Un gruppo di donne d'Arabia.

Secondo un report della Banca Mondiale, il regno saudita è il meno attento alla libertà delle donne in campo economico. E il 26 settembre, per protestare contro il divieto di guida ancora oggi imposto alle donne del Paese, molte di loro hanno sfidato la polizia stradale guidando l’automobile e facendosi multare.


(Milano/c.g.) – L’Arabia Saudita continua a dimostrarsi poco attenta alla condizione femminile, anche nel settore della produzione economica. Secondo un report della Banca Mondiale dal titolo Le donne, gli affari e la legge: togliere i vincoli per rilanciare l’uguaglianza di genere, appena pubblicato, l’Arabia Saudita guida la classifica negativa dei Paesi che limitano per legge le potenzialità economiche delle donne. Il rapporto analizza la legislazione vigente in 143 Paesi diversi, nel periodo compreso dall’aprile 2011 all’aprile 2013.

Secondo il rapporto, molti Paesi dell’Estremo e del Medio Oriente e del Nord Africa in questo periodo avrebbero fatto passi indietro sul tema della condizione femminile in economia: Yemen ed Egitto avrebbero, ad esempio, tolto dalle loro Costituzioni i divieti che proibiscono la discriminazione di genere; l’Iran avrebbe introdotto la possibilità per i mariti di porre un veto sul lavoro delle loro mogli, limitando inoltre la mobilità e la possibilità di lavoro in ambito giudiziario (avvocatura, magistratura), alle donne. In circa il 25 per cento dei Paesi considerati, infine manca ancora una legislazione che punisca la violenza domestica.

Tra le proibizioni anacronistiche imposte dal governo saudita alle donne, spicca quella di guidare l’automobile. Da alcuni anni, esponenti della locale società civile, tuttavia, chiedono che il divieto sia rimosso. Lo scorso 26 settembre, ad esempio è stata lanciata una campagna di mobilitazione proprio su questo tema. Un gruppo di attivisti ha invitato le donne saudite a sfidare il divieto e a mettersi alla guida delle proprie vetture. Gli aderenti erano anche stati invitati ad affiggere un adesivo con il logo della campagna sulla vettura con cui viaggiano. Secondo gli organizzatori l’iniziativa avrebbe raccolto 8.700 adesioni, già nei giorni precedenti alla manifestazione. La polizia stradale saudita ha contrastato l’iniziativa comminando multe del valore di mille euro agli autisti scoperti a cedere la guida della propria vettura a conducenti donne.

C’è da dire che lo scorso agosto (periodo non preso in considerazione dal report della Banca Mondiale) l’Arabia Saudita ha approvato una nuova legge che punisce gli abusi fisici, psicologici e sessuali nei confronti delle donne, reati in precedenza non considerati dal legislatore. Gli attori della violenza, secondo il nuovo testo di legge saudita, rischiano oggi da un minimo di un mese a un massimo di un anno di prigione e una multa dai 5 mila ai 50 mila riyal Sauditi (dai mille ai 10 mila euro). Un primo passo importante, ancora lontano, tuttavia, dagli standard di severità e rigore delle leggi in vigore in Occidente.

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