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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia

Urge una via laica per il Medio Oriente

mons. David M. Jaeger ofm
22 luglio 2013
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Laicità dello Stato. Una frase conosciuta sin troppo bene. In Europa. Negli Usa. Ma che significa precisamente? In Occidente, per noi cattolici, fa riecheggiare le voci ostili alla Chiesa, nel passato come da qualche parte anche al presente, mentre discutiamo sulla distinzione tra la «sana laicità», che approviamo, e l’ideologia del «laicismo», che deploriamo. Sull’essenziale, comunque, siamo oramai tutti d’accordo: lo Stato dev’essere espressione dei cittadini, non dominato da organizzazioni confessionali autoreferenziali; le leggi devono essere, come dice san Tommaso d’Aquino, frutto della ragione e per il bene comune (ordinatio rationis ad bonum commune), non il diktat di questo o quel gruppo seppur numeroso convinto di avere a tutto campo il monopolio sul da farsi. Orbene, nel Medio Oriente a questo punto ancora non si è arrivati. Mentre scrivo, come oramai da un paio d’anni, la regione intera sembra essere in ebollizione: tensioni, manifestazioni, scontri, violenze, persino guerre civili, che tutto sono fuorché civili. Le cause, le situazioni, gli esiti (sempre solo interlocutori) sono molto diversi tra di loro e meritano attenzione specifica, ma il tutto pare abbia un comune denominatore: la mancanza di laicità nello Stato. In Occidente, ci risulta più che ovvio che le elezioni siano solo espressione della  democrazia, la cui essenza invece risiede nell’inalienabile dignità, libertà ed autonomia delle persona, e quindi nell’eguaglianza di tutti e di ciascuno nei confronti degli altri, tutti e ciascuno. In mancanza di ciò, il nudo fatto dell’elezione del governo a maggioranza dei voti altro non è che un veicolo per lo strapotere di chi cerchi di imporsi, non con la forza della ragione, ma con la ragione della forza.

Nell’applaudire le successive sollevazioni, e le elezioni che ne sono seguite, abbiamo spesso dimenticato queste verità fondamentali. La democrazia essenziale è la condizione perché le elezioni valgano, e la laicità dello Stato è la premessa della democrazia. Ma la laicità dello Stato è un principio troppo astratto per entusiasmare la cittadinanza. Occorre piuttosto che esso animi dall’interno movimenti di pensiero politico che offrano una visione più completa della società. In Occidente lo abbiamo visto come premessa dei più svariati movimenti, dal liberalismo al socialismo democratico, e nel modo più sano ed efficace, della Democrazia cristiana. È questo che manca nell’odierno Medio Oriente. Ma non è un destino inalterabile. Soprattutto nel secondo dopoguerra tali movimenti ci sono stati, e per un tempo prevalevano pure: dalle due versioni del baathismo, siriano ed iracheno, al «nasserismo» di matrice egiziana, al «nazionalismo pan-arabo». Tutti però sono falliti come proposta concreta di libertà e giustizia. E dalle macerie, in mancanza di altro, sono sorte le molte forme dell’islamismo politico, che a loro volta hanno provocato reazioni, che però non hanno finora fatto emergere una coerente proposta alternativa. È in tale contesto che qua e là si intravvede nelle forze armate un’àncora di razionalità, un interlocutore coeso e a modo suo affidabile, anche se certamente non portatore di una proposta democratica.

Saprà il Medio Oriente far nascere un suo analogato alla Democrazia cristiana, l’idea che nell’Europa di qualche decennio fa seppe radicarsi nel territorio e come espressione autentica dei valori umani, nazionali e razionali, riuscì a costruire società democratiche in pacifica e dialogante dialettica con i portatori di idee rivali? Ma se lo debbono poter fare in Medio Oriente, non è forse necessario che anche in Europa si sappia ripristinare, non necessariamente questo o quel partito politico, ma il movimento ideale che lo ispirava?

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