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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia.

Il Medio Oriente forcaiolo

di Giuseppe Caffulli
13 giugno 2013
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Il tema della pena di morte in Medio Oriente non è di quelli che infiammano l’opinione pubblica. Tuttavia sta crescendo anche qui il numero delle persone che ritengono l’applicazione della pena capitale una barbarie. Nonostante questa nuova consapevolezza, specie tra le fasce più giovani e istruite della popolazione, in vari Paesi va segnalata un’impennata allarmante delle esecuzioni.


La notizia è tragica e strabiliante al tempo stesso. In Arabia Saudita, dove vigono la legge coranica e la pena di morte, i condannati vengono perlopiù decapitati con la sciabola, come da tradizione. Senonché sempre meno persone ambiscono alla «carriera» di boia, al punto che i vari tribunali locali, che continuano a condannare a morte, si contendono ormai questa figura professionale decisamente rara. Nel regno saudita – dove accanto all’esecuzione per decollazione sta prendendo piede anche la fucilazione – dall’inizio del 2013 sarebbero state eseguite almeno 40 sentenze capitali. L’ultima risale allo scorso 14 maggio a Najran, sud-ovest del Paese. Il detenuto – secondo quanto riferito dalle agenzie – si chiamava Maneh al-Daen, ed è stato giustiziato per omicidio. Nel 2012 le esecuzioni pubbliche in Arabia Saudita erano state 79, mentre nel 2011 furono 82. Nella triste classifica mondiale delle esecuzioni, l’Arabia Saudita si colloca al terzo posto, dietro Cina e Iraq.

Nel regno saudita, in ossequio a un’interpretazione rigida della sharia, la pena capitale è prevista per vari reati: omicidio, stupro, rapina, traffico di stupefacenti. Ma anche adulterio, sodomia, omosessualità e apostasia… Oltre alla decollazione, sono previste l’impiccagione e la lapidazione. Una gentilezza viene usata alle donne: possono scegliere di essere giustiziate con un colpo di pistola alla nuca, in modo che non debbano scoprire il capo alla scimitarra.

In Medio Oriente, il tema della pena di morte non è di quelli che infiammano l’opinione pubblica, ma sta crescendo anche in quei Paesi il numero delle persone che ritengono l’applicazione della pena capitale una barbarie. Nonostante questa nuova consapevolezza, specie tra le fasce più giovani e istruite della popolazione, va segnalata un’impennata allarmante delle esecuzioni in Iraq, dove l’anno scorso sono state messe a morte almeno 129 persone, quasi il doppio rispetto alle 68 del 2011. Inutile dire che, dove la situazione politica è più instabile e il regime più autoritario, la prassi è assai più diffusa.

L’Iran si colloca al secondo posto assoluto a livello mondiale, dopo la Cina, per numero esecuzioni. Le autorità hanno ufficialmente reso note 314 esecuzioni, ma il numero reale è probabilmente molto più alto. Non è stato possibile – fa sapere Amnesty International – confermare se vi siano state esecuzioni in Egitto e Siria (dove è punibile con la morte anche l’appartenenza ai Fratelli Musulmani). In sei Paesi della regione sono state eseguite comunque almeno 557 condanne a morte, il 99 per cento delle quali in Arabia Saudita, Iran, Iraq e Yemen (dove vengono sanzionati con la massima pena soprattutto omicidi, adulterio, omosessualità e apostasia).

Ma qual è la situazione negli altri Paesi? In Giordania la legislazione prevede la condanna a morte, ma non risultano esecuzioni dal 2005. In Libano la pena capitale non è applicata dal 2004. Negli Emirati Arabi Uniti è stata eseguita una condanna. Nella Striscia di Gaza Hamas ha fatto giustiziare 6 persone.

In Israele la pena di morte è stata parzialmente abolita nel 1954. Sussiste per reati particolari quali genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità. Tra le colpe punibili con la pena capitale, anche i crimini contro il popolo ebraico e il tradimento militare.

Dalla fondazione d’Israele risulta un solo civile condannato a morte: Adolf Eichmann, impiccato nel 1962 per crimini di guerra contro il popolo d’Israele. Anni prima c’era stata l’esecuzione di Meir Tobianski, soldato israeliano che aveva combattuto la guerra arabo-israeliana del 1948. Un processo più che altro politico per un soldato accusato (le indagini postume dissero falsamente) di tradimento. Negli ultimi decenni sono state pronunciate altre sentenze di morte, ma finora i ricorsi presentati dalla difesa (e le azioni intraprese dall’opinione pubblica) sono sempre riusciti far sospendere o a ribaltare la sentenza.

Oggi a livello mondiale sono 97 gli Stati che hanno abolito la pena di morte per qualunque reato, mentre 58 la mantengono nel loro ordinamento. In complesso, sono comunque 140 le nazioni che, di fatto o di diritto, rinunciano ad applicare la pena capitale.

(Twitter: @caffulli)

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