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Forti piogge e maltempo in Terra Santa, ma i rabbini capo rendono grazie a Dio

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9 gennaio 2013
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Forti piogge e maltempo in Terra Santa, ma i rabbini capo rendono grazie a Dio
Allagamenti in una strada sul Monte degli Ulivi, a Gerusalemmme, in uno scatto del 7 gennaio. (foto Nati Shohat/Flash90)

Nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 gennaio, la Terra Santa è stata attraversata da una violenta tempesta. Se i venti, che hanno soffiato a 120 chilometri orari, si sono calmati, le piogge continuano invece incessanti. E ora arriva la neve. I due rabbini capo esortano la popolazione alla solidarietà verso i più disagiati.


(Gerusalemme/m.a.b.) – Nella notte tra domenica 6 e lunedì 7 gennaio, la Terra Santa è stata attraversata da una violenta tempesta. Se i venti, che hanno soffiato a 120 chilometri orari, si sono calmati, le piogge continuano invece incessanti.

Da lunedì le autorità, israeliane e palestinesi, stanno cercando di riparare i danni causati dal maltempo: alberi abbattuti, interruzioni sulle linee elettriche, allagamenti, strade bloccate dai detriti o inondate dall’acqua, così come alcune stazioni ferroviarie.

I servizi meteorologici informano che le intemperie non sono terminate e consigliano a chi può di rimanere in casa. In effetti per le strade si nota una drastica diminuzione del traffico, cosa che però non è bastata a scongiurare alcuni incidenti anche mortali.

È tutto un Paese ad essere quasi paralizzato dalla pioggia. I notiziari aprono con la pagina dedicata al maltempo e alle sue conseguenze e proseguono annunciando nevicate per la serata di mercoledì 9. Basta che cadano tre fiocchi in Terra Santa perché nessuno metta il naso fuori casa, fatta eccezione per pochi pedoni e bambini estasiati.

Che ogni anno non cada una goccia di pioggia da aprile ad ottobre non è affatto una novità. Che piova in inverno nemmeno. La novità degli ultimi decenni è semmai che – riscaldamento del pianeta o meno – si constata in tutta la regione una diminuzione delle precipitazioni annuali. Le piogge degli ultimi giorni dovrebbero essere quindi un fenomeno di cui rallegrarsi, ma non si può far a meno di constatare che quando piove un po’ seriamente dilaga lo sconcerto. La popolazione si lamenta del caos generato dalle condizioni meteo avverse e le autorità assicurano di essersi attivate per fronteggiare la situazione.

Nella cacofonia generale, bisogna riconoscere ai due rabbini capo d’Israele il merito di aver cercato d’elevare il livello del discorso. In un messaggio del 7 gennaio il sefardita Shlomo Amar e l’askenazita Yona Metzger hanno reso grazie a Dio per le forti piogge ed esortato gli israeliani ad aprire i cuori, e i portafogli, per aiutare coloro che non hanno la possibilità di riscaldare le proprie case o di mangiare a sufficienza in questo aspro inverno.

«Ci sono decine di migliaia di persone nel bisogno, e anziani incapaci di riscaldarsi adeguatamente o di proteggersi dal vento e dalla pioggia», hanno scritto i due rabbini. «Apriamo gli occhi e cerchiamo, nella nostra via o nel nostro quartiere, chi può aver bisogno del nostro aiuto. Facciamo quanto possiamo, offriamo un piatto caldo, o un tetto sotto il quale dormire, fino a quando le piogge non saranno cessate», prosegue il messaggio.

Nella loro lettera i due leader religiosi ricordano che «dobbiamo ringraziare Dio per la sua bontà, in ogni momento. Egli è sempre buono e generoso, e specialmente in questi giorni possiamo vedere i suoi benefici» (il riferimento è alle piogge più forti che si siano mai viste in Israele negli ultimi anni). «Abbiamo il dovere di ringraziarlo – continuano i rabbini – e il miglior modo per farlo è sostenere i poveri in questi momenti di difficoltà».

Intanto la protezione civile s’è attivata. Nel corso di martedì è stato possibile riaprire al traffico alcune corsie autostradali intorno a Tel Aviv, mentre all’aeroporto internazionale Ben Gurion è prevista l’eventualità di dover dirottare alcuni voli in arrivo sull’aeroporto di Ovda (posto 60 chilometri a nord di Eilat, nel deserto del Neghev), per la difficoltà di tener sgombre dall’acqua le piste.

La neve ha già imbiancato le colline del Golan e le pendici del Monte Hermon, per la gioia degli sciatori che aspettano l’apertura degli impianti. Nella mattinata di oggi, 9 gennaio, ha cominciato a scendere anche su Gerusalemme.

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