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Storie, attualità e archeologia dal Medio Oriente e dal mondo della Bibbia
Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, è una figura chiave per la memoria dei luoghi di Terra Santa. Tra le altre cose, viene ricordata per aver rinvenuto miracolosamente il legno sul quale fu crocifisso il Signore Gesù.

Il ritrovamento della Santa Croce

redazione
24 settembre 2012
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Il ritrovamento della Santa Croce
Un momento delle liturgie celebrate dai francescani della Custodia nella basilica del Santo Sepolcro nella festa del ritrovamento della Croce. (foto E. Bermejo)

Il 14 settembre la Chiesa celebra l’Esaltazione della Santa Croce. Festa che è strettamente legata alla memoria di sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino; colei che, nel corso di un suo viaggio a Gerusalemme, avrebbe scoperto miracolosamente la Croce del Signore. Mentre l’episodio del rinvenimento della Croce di Cristo, così com’è narrato, non ha riscontri storici, sant’Elena è invece, a tutti gli effetti, una figura reale che contribuì in modo determinante all’affermazione della Chiesa delle origini.

Elena Flavia Giulia Augusta non nacque nobile e neppure ricca ma giunse ai più alti fastigi dell’impero dall’umile condizione di figlia di un oste, secondo la testimonianza di sant’Ambrogio che la descrive come stabularia (ovvero, «ragazza addetta alle stalle»). Nacque a Drepane (Drepanum) in Bitinia, nell’attuale Turchia, intorno alla metà del III secolo. Dobbiamo immaginare che fosse bella, se il tribuno Costanzo Cloro nel 270 se ne innamorò e la prese con sé, non si sa se come sposa effettiva o come concubina. Da loro nacque Costantino e l’unione continuò fino al 293, quando Costanzo Cloro venne nominato Cesare da Diocleziano, che lo obbligò a ripudiare Elena, essendo incompatibile per la sua nobiltà acquisita l’unione coniugale con una persona d’origine plebea. Elena subì così l’umiliazione del ripudio, la perdita del marito, del figlio e della rilevante posizione sociale che aveva, ma si ritirò in silenzio e umiltà, conducendo una vita esemplare. Tuttavia, quando Costantino nel 306 fu acclamato Augusto a York dalle legioni della Britannia, la sua vita mutò ancora. Improvvisamente chiamata a corte dal figlio, fu posta nella più alta dignità, come nobilissima foemina. Quindi, quando Costantino divenne totius orbis imperator (imperatore di tutta la terra), ebbe il titolo di Augusta.

Come e quando avvenne la conversione al cristianesimo della madre e del figlio non è molto chiaro: lo storico Eusebio afferma che fu lui a convertire lei. In effetti, vedendo le opere dell’uno e dell’altra, parrebbe che le cose siano andate in modo opposto. Infatti Costantino attese l’avvicinarsi della morte nel 337 per ricevere il battesimo.

Elena, come sovrana, interpretò il suo essere cristiana con grande concretezza: potendo attingere al tesoro imperiale, se ne servì facendo del bene. Nei suoi viaggi soccorreva quanti avevano bisogno, provvedendo alle necessità addirittura di città intere. Vestiva modestamente e si confondeva con la gente comune per partecipare alle funzioni religiose. Dovette avere anche una certa cultura, una notevole vita interiore e coltivare con amore le sacre scritture e la figura di Cristo, se in tarda età sentì il bisogno di partire per l’Oriente e visitare i luoghi dove era vissuto il Signore.

I suoi viaggi avvennero realmente. Intorno a lei doveva essersi formato un gruppo di ricercatori, studiosi e religiosi. Elena iniziò nella Terra Santa un’attività di ricerca per quanto possibile sistematica e organizzata, disponendo praticamente di risorse illimitate. Ripercorse così i luoghi della vita del Signore, individuandoli con scavi, ricerche e definendoli con edifici. Iniziò a proteggere i reperti e procedette alla costruzione di basiliche nei luoghi fondamentali della vita di Cristo: la basilica dell’Anastasis sul Sepolcro, la basilica della Natività a Betlemme, la basilica dell’Ascensione sul Monte degli Ulivi. In pratica il pellegrino che anche oggi visita i Luoghi Santi deve molto all’opera di Sant’Elena e segue grossomodo la sua prima traccia.

In Terra Santa comincia la parte della vita di Elena che si fonde con la leggenda: la sua scoperta, detta «invenzione» (dal latino invenire, trovare), della Croce su cui Cristo è morto. Su questo ritrovamento s’innesterà poi, soprattutto nel periodo medievale, il racconto leggendario sul lignum crucis. La storia si trova narrata nella Leggenda aurea di Jacopo da Varagine che la raccoglie da altri. Dice che Elena, giunta a Gerusalemme, chiese alle autorità se conoscevano il luogo nel quale si trovava la Croce della Passione di Cristo. Solo un tale di nome Giuda lo sapeva e fu costretto a rivelarlo dopo essere stato calato senza cibo in un pozzo. Si scavò nel luogo indicato dove vennero fuori tre croci che furono esposte nella piazza di Gerusalemme. Ora avvenne che passò di là un funerale e Giuda suggerì di porre sulle tre croci il cadavere. Deposta la salma sulla prima croce non accadde nulla, così quando si provò sulla seconda, ma sopra la terza il morto riprese vita e si conobbe quale fosse la Croce di Cristo. Fu ancora questo Giuda a ritrovare anche i chiodi della crocifissione. La stessa Leggenda aurea sostiene che  Elena in parsona avrebbe preso frammenti della Croce da portare al figlio, collocandoli poi nella basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, fatta da lei innalzare. Il resto, racchiuso in una teca preziosa, fu lasciato a Gerusalemme. Secondo un’altra tradizione la Croce rimase intera a Gerusalemme.

Elena morì presumibilmente tra il 338 e il 330, assistita dal figlio, a circa ottanta anni in un luogo che è rimasto sconosciuto. Il corpo venne trasportato a Roma e posto in un mausoleo di forma rotonda, con cupola. Si trovava sulla Via Labicana, ad duos lauros (Torpignattara) e il corpo era racchiuso in un sarcofago di porfido.

Sulla fine delle sue reliquie ci sono diverse tradizioni. Niceforo Callisto riferisce che Costantino la portò a Costantinopoli, nel mausoleo che aveva edificato per sé. Il canonico Aicardo nel 1212 lo avrebbe poi preso e trasportato a Venezia. Una seconda tradizione vuole che il presbitero Teogisio abbia preso le spoglie da Costantinopoli, portandole in Francia nell’840, nell’Abbazia di Hautvilliers presso Reims. Dopo la Rivoluzione Francese sarebbero state trasportate nella Cappella della Confraternita di Santa Croce nella Chiesa di Saint Leu a Parigi. Per un’altra testimonianza il corpo di Elena sarebbe stato posto nella Basilica dell’Ara Coeli, a Roma, dal Papa Innocenzo II nel 1140.

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