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Tel Aviv, il popolo delle tende ci riprova

Giorgio Bernardelli
29 giugno 2012
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Ricordate un anno fa la rivolta delle tende in Israele? In decine di migliaia scesero su Rotschild Boulevard a Tel Aviv e nelle altre piazze israeliane per protestare contro i prezzi degli affitti delle case saliti alle stelle e il rincaro di alcuni generi alimentari. La notizia di oggi è che la protesta è ritornata. Ma...


Ricordate un anno fa la rivolta delle tende in Israele? In decine di migliaia scesero su Rotschild Boulevard a Tel Aviv e nelle altre piazze israeliane per protestare contro i prezzi degli affitti delle case saliti alle stelle e il rincaro di alcuni generi alimentari. La notizia di oggi è che la protesta è ritornata. Nello scorso fine settimana c’è stato di nuovo un tentativo di occupare Rotschild Boulevard. Solo che stavolta la municipalità di Tel Aviv ha inviato la polizia a sgomberare i manifestanti e sono stati operati anche un’ottantina di fermi.

Va detto che il clima della protesta appare diverso: se l’anno scorso quello delle tende era un movimento in cui si identificavano anche molte famiglie, dodici mesi dopo le manifestazioni si sono incattivite. Ci sono state vetrine spaccate, slogan antagonisti. E anche questo pesa nelle reazioni alla protesta. Gli stessi media israeliani sono molto più tiepidi rispetto a un anno fa.

Ora si tratterà di vedere che cosa accadrà nelle prossime ore: questo a Tel Aviv è il week end della «notte bianca» in onore dei suoi gioielli architettonici (quello stile d’avanguardia nel Novecento che le ha guadagnato il titolo di “città bianca”). Alcuni artisti hanno già annunciato che boicotteranno le celebrazioni in solidarietà con il movimento delle tende.

Una cosa è certa: le motivazioni che un anno fa portarono alla protesta sociale in Israele restano immutate. Nel Paese della Stella di Davide chi resta ai margini rispetto alle performance brillanti dell’economia fa fatica. E oggi – dopo il ribaltone di Kadima – non può neanche più contare su un’opposizione parlamentare degna di questo nome rispetto alla politica economica neoliberista del governo Netanyahu. La commissione istituita un anno fa per dare risposte a problemi come il caro affitti ha dato ben pochi risultati e il malcontento resta diffuso.

Il problema vero, però, è che finora questa protesta non ha saputo elaborare un’alternativa credibile. Non è riuscita a sfidare davvero il modello economico dominante in Israele. Manca di una leadership forte, in grado di incidere sull’agenda del Paese. Così le questioni sociali in Israele rimangono sempre in secondo piano rispetto a temi come la sicurezza o il rapporto tra laici e religiosi. L’anno scorso il movimento delle tende fu l’unica vera minaccia per Netanyahu. Quest’anno, almeno per il momento, sembra solo un raduno di reduci. Che conferma come la vecchia tradizione laburista, quella che ha fatto la storia di Israele, oggi appaia ormai morta e sepolta.

Clicca qui per leggere un articolo sulla nuova protesta tratto dal blog +972, vicino agli organizzatori

Clicca qui per leggere l’editoriale di Haaretz sull’intreccio tra “notte bianca” e proteste

Clicca qui per leggere un commento di Yediot Ahronot sui limiti della protesta sociale in Israele

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