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La posizione del Vaticano su Gerusalemme Est non è cambiata

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12 giugno 2012
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La posizione del Vaticano su Gerusalemme Est non è cambiata
Monsignor Ettore Balestrero.

La Santa Sede non ha cambiato linea su Gerusalemme Est. Lo ha precisato oggi monsignor Ettore Balestrero, che nella Curia romana riveste il ruolo di sottosegretario per i rapporti con gli Stati. La chiarificazione fa seguito alle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi in ambienti palestinesi. I negoziati con Israele proseguono.


(Roma/e.p.) – Resta immutata la posizione della Santa Sede su Gerusalemme Est. Lo ha precisato oggi un alto funzionario della Curia romana. La chiarificazione fa seguito alle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi in ambienti palestinesi riguardo ai negoziati in corso tra Israele e Santa Sede in materia di imposizione fiscale e diritti di proprietà. Il timore era che venisse implicitamente riconosciuta la sovranità israeliana sui territori occupati da Israele nella guerra del 1967.

Monsignor Ettore Balestrero, sottosegretario per i rapporti con gli Stati, in una breve intervista a Radio Vaticana ha detto che i negoziati in corso per dare piena applicazione all’Accordo Fondamentale (firmato nel 1993 dalle due Parti) riguardano «la vita, le attività ed il regime fiscale della Chiesa cattolica in Israele» e che nell’Accordo economico a cui si sta lavorando «ci si vuole tenere al margine delle dispute territoriali».

Balestrero ha rimarcato: «Non si parlerà di Gerusalemme Est, né di località nella Cisgiordania».

A una specifica domanda sulla posizione della Santa Sede riguardo a Gerusalemme Est, il funzionario della Segreteria di Stato vaticana ha risposto: «La posizione della Santa Sede non è cambiata. È stata affermata nel Basic Agreement (del 2000 – ndr) tra la Santa Sede e l’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina – ndr); è stata richiamata in diverse circostanze e lo sarà nuovamente nell’“Accordo Globale” con l’Olp, attualmente in fase di elaborazione».

Monsignor Balestrero, che guida la delegazione della Santa Sede nei negoziati diplomatici in corso con Israele ha preso la parola al termine dei lavori della Commissione plenaria riunita in Vaticano il 12 giugno.

Nei giorni scorsi vari funzionari palestinesi avevano fatto trapelare pubblicamente la loro preoccupazione per eventuali concessioni del Vaticano su Gerusalemme Est. I timori si fondavano su una bozza d’accordo redatta in vista della riunione, ma di cui non era stato possibile verificare l’attendibilità.

L’obiezione era che il riconoscimento del diritto di Israele di imporre la propria legislazione sui territori disputati coi palestinesi potesse violare il dettato della Quarta Convenzione di Ginevra, che tra le altre cose regola i poteri delle forze occupanti sui territori di cui hanno preso il controllo.

Il 10 giugno i membri della Coalizione nazionale delle organizzazioni cristiane, un organismo palestinese, avevano indirizzato una lettera a Papa Benedetto XVI, avvertendo che un eventuale riconoscimento vaticano (della sovranità israeliana) sui Territori rappresenterebbe un «pericoloso precedente» e un «serio arretramento rispetto ai diritti umani e politici di tutti i palestinesi».

Dal canto suo, mons. Balestrero ha voluto ridimensionare la questione, spiegando che «la confusione e l’allarme sono dovuti all’uso indebito di uno strumento di lavoro (la bozza di accordo – ndr), superato da tempo e, comunque, ancora in elaborazione». E ha puntualizzato che «non è esatto, quindi, affermare che la Santa Sede, con l’accordo, violerebbe la Quarta Convenzione di Ginevra per la protezione delle persone civili in tempo di guerra».

Il diplomatico vaticano ha sottolineato che sin dall’inizio dei negoziati, era inteso che l’eventuale futuro accordo avrebbe incluso una lista di proprietà individuali appartenenti alla Santa Sede e ad altre istituzioni della Chiesa cattolica in Terra Santa sulle quali, nel corso degli anni, Israele ha messo in atto provvedimenti onerosi per i proprietari.

«È vero – ha riconosciuto Balestrero – che alcune di tali proprietà si trovano in Gerusalemme Est o in zone occupate nel 1967. Si mirava a risolvere problemi concreti». E tuttavia, ha aggiunto l’ecclesiastico, «già da tempo si è deciso di trattare, nell’Accordo che si firmerà, solo alcune proprietà, che non si trovano a Gerusalemme Est o in Cisgiordania».

Nel comunicato ufficiale emesso al termine dei colloqui diplomatici di ieri in Vaticano si legge che «i negoziati si sono svolti in un’atmosfera riflessiva e costruttiva» e che «si sono registrati progressi significativi verso la conclusione dell’Accordo».

Nel suo intervento ai microfoni di Radio Vaticana, Balestrero ha riconosciuto che circolavano voci che davano l’accordo per firmato. «Di firma dell’accordo si è parlato, è vero, in certi ambienti. Ma non era in programma – ha spiegato il monsignore –. Come ho detto, si sono fatti progressi, ma ci sono ancora questioni da risolvere.

Rispondendo a una domanda sulla possibilità che l’intesa possa recare danno agli accordi già conclusi a suo tempo dai governi di Francia, Italia ed altri Paesi con la controparte israeliana, e produrre svantaggi per le istituzioni di quelle nazioni che operano in Israele, mons. Balestrero ha detto che ciò «non è esatto».

«L’Accordo – ha poi spiegato – riguarda la Santa Sede e lo Stato di Israele e non ha incidenza su Accordi che Israele ha concluso con altri Stati. La validità di questi ultimi dipende anzitutto dalla volontà delle Parti contraenti e non dall’esistenza di un Accordo di una di tali Parti con un terzo soggetto, come è in questo caso la Santa Sede. Peraltro questo è un principio di diritto internazionale comunemente accettato».

Il comunicato emanato il 12 giugno dalla Commissione bilaterale israelo-vaticana si conclude fissando la prossima sessione dei lavori per il 6 dicembre 2012 presso il ministero degli Esteri israeliano. Il testo esprime anche gratitudine per «l’esemplare servizio» prestato dall’arcivescovo Antonio Franco, nunzio apostolico in Israele, e dall’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy. Entrambi i diplomatici sono giunti al termine del loro mandato.

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