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In Siria sfollano gli ultimi cristiani di Homs

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21 giugno 2012
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In Siria sfollano gli ultimi cristiani di Homs
Colonne di fumo causate dai bombardamenti sulla città siriana di Homs. (foto Onu/David Manyua)

Erano rimasti 90 cristiani a Homs intrappolati negli scontri tra esercito siriano e ribelli. Forse oggi vedranno aprirsi uno spiraglio sul loro futuro. Infatti, secondo l'agenzia governativa Sana, la Mezzaluna rossa siriana ha annunciato che finalmente si potrebbe aprire un corridoio umanitario per mettere in salvo almeno feriti, malati, donne e bambini.


(Milano/c.g.) – Gli ultimi 90 cristiani di Homs intrappolati negli scontri tra esercito di Assad al-Bashar e ribelli, forse oggi vedranno aprirsi uno spiraglio sul loro futuro. Infatti, secondo l’agenzia governativa Sana, la Mezzaluna rossa siriana che collabora con la Croce rossa internazionale, ha annunciato che finalmente il 21 giugno si potrebbe realizzare l’operazione del trasporto di feriti e malati fuori dalla città martoriata di Homs, grazie ad un accordo tra le parti, accordo che mancava da molti giorni.

Martedì 19 il governo siriano aveva annunciato di essere pronto, su invito dell’Onu, a lasciar uscire i civili intrappolati in città da più di una settimana, ma al contempo aveva accusato i ribelli di ostacolare l’operazione. Il capo degli osservatori Onu in Siria, il generale norvegese Robert Mood, aveva chiesto esplicitamente a esercito e ribelli di permettere il transito sicuro di donne, bambini e malati. Ora, finalmente, l’accordo pare essere stato raggiunto.

«Quello che sta succedendo a Homs è una grande pena per il nostro cuore», ha affermato all’agenzia AP Maximos Al-Jamal, prete ortodosso che ancora sta vivendo a Homs. Secondo il religioso, delle migliaia di cristiani che vivevano a Homs e dintorni prima della rivolta, oggi sono rimasti solo 90 civili. Di questi, quattro sono bambini con meno di dieci anni. Le condizioni di vita a Homs sono molto dure: energia elettrica e acqua corrente sono appena sufficienti alle più strette esigenze vitali, le linee telefoniche sono precarie e durante i bombardamenti si è costretti a riparare in rifugi. Le immagini del loro quartiere che i cristiani mettono online mostrano strade deserte e piene di detriti, palazzi crivellati di proiettili e chiese con muri e finestre saltate in aria. Padre Maximos ha dichiarato che anche una chiesa ortodossa e una protestante sono state distrutte

«Avevamo deciso di rimanere in città per salvare le nostre case; ma oggi la situazione è insostenibile», ha dichiarato un anonimo residente cristiano di Homs ad AP. Il timore, aggiunge l’anonimo, è che i ribelli costringano i cristiani a rimanere in città sotto i bombardamenti, come ricatto nei confronti del governo, considerando la lealtà dei cristiani a Bashar al-Assad.

Dall’inizio di febbraio i ribelli controllano i quartieri di Hamidiyeh e Bustan Diwan. Fin dai primi scontri tra ribelli e truppe governative migliaia di cristiani hanno deciso di spostarsi fuori città. Ma i cristiani rimasti hanno dichiarato ad AP che i tre recenti tentativi di abbandonare la città sono falliti nonostante l’appoggio del clero sunnita e dei capi tribali. Un cristiano di Homs ha detto che questo mese due suoi parenti sono stati uccisi da schegge di proiettili. Padre Al Jamal racconta che molti cristiani di Homs vanno nel suo ufficio per recuperare certificati di nascita o di matrimonio, necessari a ottenere visti per andare via dal Paese. «Se i cristiani della Siria potessero ottenere questi visti, le assicuro che più del 70 per cento di loro se ne andrebbe», ha detto.

Aggiornamento del 22 giugno: Varie fonti, tra cui l’agenzia ufficiale Sana che ne attribuisce la responsabilità alle forze ribelli, comunicano che nella giornata di ieri, 21 giugno, il tentativo di aprire un corridoio umanitario a Homs è fallito. Si ritenta.

 

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