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«Anche gli Hezbollah in campo in Siria»

Terrasanta.net
27 giugno 2012
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Il Libano continua a risentire negativamente della guerra civile siriana e non solo nella tribolata città di Tripoli, in cerca di pacificazione al suo interno. Secondo le forze ribelli al regime di Assad in Siria ci sarebbero anche combattenti libanesi delle milizie Hezollah schierati sul campo al fianco delle forze governative.


(Milano/c.g.) – Il Libano continua a risentire negativamente della guerra civile siriana. Dal Paese dei cedri, con ogni probabilità, giungono in Siria illegalmente armi e aiuti alle forze ribelli al regime. Ma in territorio siriano starebbero combattendo, al fianco delle forze governative, anche militanti del movimento libanese Hezbollah. Lo ha dichiarato ieri, al quotidiano libanese The Daily Star, Riad al Asaad, comandante del Libero esercito siriano, la forza armata dei ribelli, un tempo colonnello dell’aeronautica del regime di Bashar. «Abbiamo avuto conferma che militanti di Hezbollah sono stati coinvolti in operazioni militari in Siria, specialmente in Talkalakh e Homs. Abbiamo visto numerosi convogli con armi pesanti e autobus». Riad al Asaad, che ha rilasciato l’intervista in un campo profughi turco che ospita anche militanti e sostenitori del Libero esercito siriano, ha parlato anche della sorte dei pellegrini sciiti libanesi rapiti in Siria alcune settimane fa, dicendo che il rapimento non è opera del Libero esercito siriano, benché esso sia in contatto coi rapitori, e prevedendo che il caso sarà risolto presto, con il rilascio dei rapiti.

Anche in territorio libanese la tensione è a livello di guardia: lo dimostra un episodio accaduto lunedì notte, 25 giugno, negli studi di una delle maggiori televisioni, Al Jaeed TV. Le telecamere di sicurezza dell’emittente hanno ripreso cinque uomini armati e a volto coperto, attaccare gli uffici dell’emittente. I malintenzionati hanno sparato anche alcuni colpi in direzione dell’edificio. Si pensa che l’attacco sia stato portato in risposta a un’intervista trasmessa dalla televisione al religioso sunnita Ahmad Al Aseer, oppositore del presidente siriano Bashar Al Assad, che in video avrebbe criticato aspramente anche le maggiori figure sciite del Libano, come il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e il presidente sciita del senato libanese, Nabih Berri. «Giuro su Dio che me la pagherete cara», avrebbe reagito, informato dell’attacco alla televisione, Aseer, secondo quanto riporta il The Daily Star.

Una buona notizia arriva invece dalla città libanese di Tripoli, nelle scorse settimane teatro di sanguinosi scontri tra la minoranza alawita e la maggioranza sunnita, scontri che hanno lasciato sul campo dozzine di morti e centinaia di feriti. Il 21 giugno i responsabili di 50 organizzazioni non governative e associazioni della città hanno indetto una conferenza stampa per rivolgere un appello ai politici, esortandoli a trovare una soluzione alle tensioni che stanno mettendo in pericolo la convivenza civile. «Molti pensano che il problema sia tra alawiti e sunniti – ha dichiarato Chadi Nachabe, presidente dell’ong Utopia -, ma i problemi sono politici. La situazione è esplosa a causa della povertà e per il fatto che non esiste un vero dialogo tra i cittadini dei due quartieri di Bab al Tabbaneh e di Jabal Mohsen (dove vivono le avverse comunità religiose – ndr)». Le ong di Tripoli si stanno spendendo in un continuo lavoro per il dialogo e per convincere i cittadini a deporre le armi. Le associazioni hanno poi dichiarato che si impegneranno in nuove iniziative di dialogo, partendo dal basso e coinvolgendo direttamente i cittadini, prima ancora dei leader politici.

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