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Egitto insicuro, i turisti disertano

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17 febbraio 2012
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Egitto insicuro, i turisti disertano
Impianti balneari deserti a Sharm El-Sheikh.

Le violenze che da oltre un anno segnano la vita dell’Egitto «post-rivoluzionario» (manifestazioni settarie, repressioni, attentati) non fanno certo un buon servizio alla prima industria del Paese, quella turistica. Le cifre parlano chiaro: nel 2011 i visitatori in Egitto sono stati 10 milioni, cinque milioni in meno del 2010.


(Milano/g.c.) – Le violenze che da oltre un anno segnano la vita dell’Egitto post-rivoluzionario (attentati, manifestazioni settarie, repressioni) non fanno certo un buon servizio alla prima industria del Paese, quella turistica. «Questa stagione invernale è stata la peggiore mai vissuta. In queste condizioni la vita stessa del comparto turistico è a rischio». A parlare è Nagui Erian, presidente dell’associazione di categoria che riunisce gli albergatori egiziani.

Sembrava che le cose stessero volgendo al meglio, dopo le votazioni che hanno portato all’elezione del nuovo parlamento. Ma quanto sia instabile il Paese (e quanto questa instabilità si rifletta sul comparto turistico, vittima di repentine cancellazioni), lo si è visto alla fine di gennaio. Prima il rapimento di 25 lavoratori cinesi nel Sinai da parte di alcune bande beduine, poi il sequestro di due turisti americani nei pressi di Sharm El-Sheikh. Infine la strage di Port Said, durante una partita di calcio (con i disordini scoppiati in seguito tra polizia e manifestanti).

«Questi eventi ci sono costati moltissime cancellazioni in pochi giorni», spiega Ezzat Abdel-Ghaffar, che rappresenta la Travco, una delle maggiori organizzazioni turistiche nel Paese. Secondo alcune fonti, la presenza nei principali centri turistici del Mar Rosso non raggiunge oggi il 50 per cento dei posti disponibili. A Luxor e ad Aswan la situazione è ancora peggiore. «Non abbiamo speranze di raggiungere qualche profitto in questa stagione. Le compagnie straniere hanno rinunciato a vendere pacchetti per l’Egitto. Lo faranno solo quando tornerà ad esserci una situazione di piena sicurezza nel Paese. Difficile dire quando», dice sconsolato Erian.

Per cercare di mitigare in qualche modo la situazione, diversi funzionari del ministero del Turismo del Cairo sono volati a Riyadh, in Arabia Saudita, e stanno battendo gli emirati del Golfo, per convincere i ricchi sauditi e le élite economiche a tornare sulle spiagge dorate e nei lussuosi resort del Mar Rosso. «Ma per quanto il nostro governo riesca a fare a livello d’immagine, la sola operazione che può condurci fuori dalla crisi consiste nel ripristinare la sicurezza interna e la stabilità politica», sottolinea ancora Abdel-Ghaffar.

Le cifre parlano chiaro: nel 2011 i visitatori in Egitto sono stati 10 milioni, cinque milioni in meno del 2010.

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