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Le associazioni per i diritti umani egiziane: non collaboriamo con il governo

Terrasanta.net
21 novembre 2011
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Le associazioni per i diritti umani egiziane: non collaboriamo con il governo
Società civile e militari in Egitto di nuovo allo scontro.

In Egitto è riesploso il malcontento nei confronti dei militari. Le associazioni che si occupano di diritti umani avevano già lanciato l'allarme da giorni. Già lo scorso 10 novembre un certo numero di organismi aveva espresso il rifiuto a collaborare con il governo provvisorio, espressione della giunta militare.


(Milano/c.g.) – In Egitto è riesploso il malcontento nei confronti della giunta militare. Anche le associazioni che si occupano di diritti umani hanno i loro addebiti da muovere. Secondo quanto riferisce l’Iniziativa egiziana per i diritti della persona, un’organizzazione indipendente nata nel 2002 per la difesa delle libertà individuali, lo scorso 10 novembre un certo numero di associazioni per i diritti umani si è rifiutato di partecipare a un incontro indetto da Ali el Salmi, vice primo ministro con delega allo Sviluppo politico e transizione democratica.

Scopo dell’incontro sarebbe stata la presentazione dei criteri per la formazione dell’Assemblea costituente, il cui compito è quello di scrivere la nuova Costituzione egiziana. «Ci rifiuteremo di partecipare ad incontri di questo tipo – si legge nel documento pubblicato dalle associazioni – fino a quando il governo di Hassam Sharaf e la giunta militare non daranno prova di rispetto nei confronti della dignità e dei diritti degli egiziani. Sotto questo governo, infatti, migliaia di civili hanno subito processi militari ingiusti e sono aumentati i casi di tortura, i cui carnefici sono rimasti impuniti. Le associazioni che si sono adoperate per scoprire e portare in giudizio i crimini del passato dittatore Hosni Mubarak sono state fatte oggetto di campagne calunniose, come si fosse trattato di una vendetta nei confronti della loro preoccupazione ad occuparsi della dignità e dei diritti degli egiziani». Sottoscrivono il documento la Rete egiziana di informazione sui diritti umani, il Centro Nadim per la riabilitazione delle vittime della violenza, il Centro legale Hisham Mubarak, Il Centro egiziano per i diritti economici e sociali, l’Iniziativa egiziana per i diritti della persona, e l’Associazione per la libertà di pensiero ed espressione.

Tra i molti episodi che le associazioni umanitarie rinfacciano al governo, ce n’è uno in particolare che sta a cuore alla comunità copta egiziana: si tratta dell’arresto del blogger cristiano egiziano Alaa Abdel Fattah, fermato lo scorso 30 ottobre al Cairo con l’accusa di «incitazione alla violenza e sabotaggio», reato di cui si sarebbe macchiato in occasione degli scontri del quartiere di Maspero che, il 9 ottobre scorso, hanno portato alla morte di una trentina di copti, uccisi dall’esercito egiziano. Abdel Fattah, è uno dei blogger egiziani che hanno sostenuto online e in piazza la rivolta che ha portato alla fine del regime. Negli ultimi giorni un tribunale militare ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dagli avvocati di Fattah. In seguito al rifiuto, tanto l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani quanto Amnesty International, hanno chiesto pubblicamente che Fattah venga rilasciato. Amnesty ha chiesto che il caso di Fattah sia valutato da una corte civile e non più da un tribunale militare.

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