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Una carovana per l’acqua lungo il Giordano

Carlo Giorgi
31 gennaio 2011
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Il prossimo settembre una carovana pacifica e non violenta percorrerà a piedi i Territori Palestinesi, per affermare il diritto all'acqua per tutti i popoli del Medio Oriente. La Carovana, composta da volontari, amministratori, parlamentari e giornalisti, percorrerà la valle del Giordano, fiume che rischia seriamente di morire.


(Milano) – Il prossimo settembre una carovana pacifica e non violenta percorrerà a piedi i Territori Palestinesi, per incontrare associazioni locali, amministratori, produttori agricoli e affermare il diritto all’acqua per tutti i popoli del Medio Oriente. In particolare la Carovana, che sarà composta da volontari, amministratori, parlamentari e giornalisti, percorrerà la valle del Giordano, fiume che rischia seriamente di morire a causa dell’aumento dell’inquinamento e per un eccessivo sfruttamento delle sue acque. Ad annunciare l’iniziativa della carovana è il Comitato italiano per il contratto mondiale sull’acqua, organizzazione non governativa che si batte per il diritto, per ogni essere umano, all’acqua potabile necessaria al sostentamento.

In particolare, la notizia della Carovana è stata divulgata a fine gennaio, proprio durante la visita a Roma, Padova e Milano, di Fathi Khdirat, palestinese, responsabile della Jordan Valley Solidarity, una rete di gruppi palestinesi e internazionali che ha come scopo la difesa dell’ambiente unico della valle del Giordano e delle popolazioni palestinesi che vi abitano. Fathi è titolare di una fattoria, proprio al confine settentrionale tra Giordania, Israele e Territori Palestinesi, a 5 chilometri di distanza dal fiume. La sua piantagione conta 700 alberi di datteri, di cui 200 in grado di dare frutto. Nonostante produca molto, vende i suoi prodotti solo sul mercato interno poiché esportare – in una condizione di conflitto come l’attuale – risulta eccessivamente complicato. «Ho 43 anni – ci racconta quando lo raggiungiamo a Milano – e, può sembrare strano, ma la prima volta che ho visto l’acqua del Giordano ne avevo 18. Prima, a causa dell’occupazione, non mi era mai stato permesso neppure di avvicinarmi al fiume».

Fathi apprezza la caratteristica pacifica e non violenta della Carovana del prossimo settembre: «Si tratta di una delle iniziative più interessanti che siano state organizzate a favore del Giordano – spiega – . E abbiamo assoluto bisogno di occasioni per esprimere la situazione molto seria che vive l’intera valle. Per noi che ci abitiamo, la Valle del Giordano è un luogo santo; come è santo per tutte le religioni. È un luogo estremamente ricco di acqua; c’è il fiume e ci sono molte fonti. Ma l’occupazione non consente a chi vi abita di vivere dei frutti della terra. E oggi molte sorgenti sono utilizzate per le esigenze degli insediamenti israeliani, e non per gli abitanti palestinesi». Obiettivo del Jordan Valley Solidarity, dimostrare che il rispetto della Valle del Giordano può essere un importante strumento di pace: «Moltissimi palestinesi sono fuggiti oltre il Giordano proprio in occasione dell’occupazione -racconta Fathi-. Per i rifugiati (il cui diritto al ritorno è un nodo dei negoziati di pace con Israele – ndr) la valle è l’unica possibilità di trovare un posto ritornando in Palestina. Qui vive il 30 per cento dei palestinesi della Cisgiordania e vi potrebbero trovare rifugio molti altri. Invece, a causa dell’occupazione, non è possibile spostarsi liberamente».

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