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Carcere troppo duro, protestano gli avvocati israeliani

Terrasanta.net
3 gennaio 2011
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Carcere troppo duro, protestano gli avvocati israeliani
Uno scorcio del penitenziario israeliano di Ayalon.

Secondo un rapporto dell'Associazione degli avvocati israeliani, le condizioni che devono sopportare i prigionieri ospitati nelle sezioni speciali delle carceri di Israele sono durissime. In particolare le sezioni di isolamento delle prigioni di Ayalon e Shikma non appaiono tanto come luoghi adatti ad abitarvi, ma «sono più simili a segrete».


(Milano/c.g.) – Pubblicato un rapporto dell’Associazione degli avvocati israeliani sulle dure condizioni che devono sopportare i prigionieri ospitati nelle sezioni speciali delle carceri di Israele. Secondo il documento, di cui ha riferito nei giorni scorsi il quotidiano Haaretz, le sezioni di isolamento delle prigioni di Ayalon e Shikma non appaiono tanto come luoghi adatti ad abitarvi ma «sono più simili a segrete». Così, un gran numero di celle, negli istituti di pena di tutto il Paese, sarebbero «sovraffollate, sgradevoli per odore di fogna e di muffa e infestate dagli insetti».

«È difficile non dare ascolto alla sensazione che un regime di isolamento così com’è praticato oggi sia più utile a punire che non ad imprigionare», hanno scritto gli autori della ricerca, Michael Atia, presidente della commissione servizi carcerari dell’Associazione degli avvocati israeliani, e Moran Kabalo, uno dei responsabili per la stessa associazione. «Si tratta di uno strumento di punizione utilizzato soprattutto per i membri di organizzazioni a delinquere». I due autori hanno visitato per un anno le prigioni israeliane parlando con i detenuti. La loro relazione spiega che l’isolamento prolungato dei detenuti porta a importanti conseguenze psicologiche. «Molti carcerati costretti all’isolamento, mostrano di aver sviluppato forme di paranoia, sfoghi incontrollabili di rabbia e problemi di vista per la mancanza di luce naturale molte ore al giorno», spiegano gli autori.

Il regolamento carcerario indica che l’isolamento debba essere utilizzato solo come ultima risorsa per ottenere specifici obiettivi, come la «sicurezza della prigione, per prevenire incidenti e intralci alla vita normale dell’istituto o per preservare la salute dei prigionieri e proteggere la sicurezza dello Stato». Il rapporto sottolinea come l’uso continuativo dell’isolamento attuato oggi sia contro lo stesso regolamento carcerario in vigore. «Mantenendo degli esseri umani, per quanto pericolosi possano essere, in simili irragionevoli condizioni per periodi prolungati di tempo si sferra un duro colpo ai più elementari diritti umani».

Il portavoce dell’amministrazione carceraria israeliana, Yaron Zamir, rispondendo al rapporto dell’Associazione avvocati, ha sostenuto che «il regime di isolamento è applicato sotto il controllo della magistratura e per assoluta necessità, sempre mantenendo le condizioni, i diritti e il trattamento più appropriati». Zamir ha anche aggiunto che un complesso piano di investimenti per rinnovare le prigioni israeliane, incluse le sezioni di isolamento, è già iniziato in un certo numero di istituti.

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